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lunedì 29 aprile 2013

Osvaldo, l'emblema dell'incostanza romanista di Andrea Marta

Sembra che la Roma ed Osvaldo vadano a braccetto, più di quanto si possa pensare.
Accomunati nella discontinuità, nell'avere grandi potenzialità non pienamente sfruttate, generando non pochi rimpianti.
Già, perché dopo la tripletta messa a segno dal centravanti italo-argentino, con cui la Roma ha sonoramente spedito al tappeto il Siena di Iachini, ci si chiede che posto occuperebbe lo stesso Osvaldo ora nella classifica marcatori (oggi raggiunta quota 15) e la Roma nella classifica del campionato, qualora l'uno e l'altra avessero mostrato un po' più di costanza.
Credo che in pochi possano discutere le qualità tecniche dell'attaccante romanista; ci si può viceversa interrogare sull'aspetto caratteriale del giocatore, alla luce di quanto visto in queste due stagioni probabilmente il suo vero "tallone d'Achille" e l'aspetto che limita lui e la Roma.
Oltretutto già da tempo si pone, all'interno della tifoseria e della dirigenza, il dubbio di come comportarsi con Osvaldo nel prossimo calciomercato.
Da un lato i suoi limiti caratteriali che portano parecchi ad ipotizzare una sua cessione; dall'altro la preoccupazione relativa a chi potrebbe sostituirlo, cosa al di là di tutto non estremamente semplice considerando ciò che offre il panorama calcistico nazionale ed internazionale.
Roma dunque che dopo l'assurdo pari interno di Domenica scorsa contro l'ormai quasi spacciato Pescara ha finalmente regalato ai propri tifosi una giornata "tranquilla", ottenendo un roboante successo (4-0) alle spese del Siena che le consente di tornare a sperare concretamente in una qualificazione all'Europa League.
Un momentaneo quinto posto colto approfittando della nuova sconfitta dell'Inter, caduta in quel di Palermo (con rottura del tendine d'Achille per il capitano inossidabile Javier Zanetti, al quale vanno i nostri auguri di cuore) e del pari della Lazio a Parma. Da qui alla fine (quattro turni alla conclusione del torneo) l'impressione è che la troupe di Aurelio Andreazzoli dovrà guardarsi soprattutto dall'Udinese, formazione lanciatissima e reduce da una lunga serie di risultati positivi.
In casa giallorossa sarebbe fondamentale riuscire ad evitare che la finale di coppa Italia contro la Lazio, che si disputerà tra meno di un mese, si trasformasse in un drammatico "dentro o fuori" per la qualificazione alla prossima Europa League.In tale ottica, per quanto non semplice, sarà di vitale importanza conservare almeno il quinto posto in classifica occupato in questo momento dalla Roma.
Sabato prossimo al Franchi di Firenze il primo decisivo banco di prova, contro una Fiorentina in forma strepitosa e addirittura straripante nell'ultimo turno, dove si è imposta con un perentorio 3-0 in casa della sempre più preoccupata Sampdoria di Delio Rossi.
Poi la Roma riceverà all'Olimpico un Chievo praticamente già salvo, in quella che almeno sulla carta dovrebbe risultare una sfida piuttosto agevole.
Alla penultima di campionato un altro confronto estremamente complicato per i giallorossi, che andranno a fare visita al Milan pienamente coinvolto per la lotta al terzo posto, che sta contendendo proprio alla Fiorentina di Montella.
Quindi, per concludere, un Roma-Napoli che potrebbe rivelarsi non impossibile, dato che i partenopei potrebbero arrivare nella capitale con la pancia piena per un secondo posto ormai in "ghiaccio".
Staremo a vedere. Se i tifosi della Roma dopo tanto penare avranno l'onore di rialzare almeno un po' la testa o ci sarà ancora da soffrire. Speriamo di no.

martedì 9 aprile 2013

Considerazioni in casa Roma dopo l'ennesima delusione stagionale di Andrea Marta

Come prima la colpa non era tutta solo di Zeman (al contrario di quanto in molti hanno voluto sancire ad ogni costo) così ora non attacco solamente Andreazzoli. Anche se da un tattico non mi attendo errori grossolani come schierare nel 1° tempo di ieri sera due attaccanti nel ruolo di torri (Totti e Lamela) serviti sistematicamente con palle alte quando torri non sono.
Senza voler apparire presentuoso, avevo previsto tutto. Ossia che alla lunga sarebbero emersi tutti i limiti di questa rosa dove senza voler fare nomi ci sono troppi elementi che non stanno rendendo come dovrebbero. E per alcuni di loro direi che l'attesa è finita. Perchè non ho mai visto nessuno in un posto di lavoro normale atteso per anni senza vedere dei riscontri tangibili e concreti in termini di rendimento. Detto questo, qualcuno si era illuso che sarebbe stato sufficiente incassare meno reti affinchè le cose prendessero il verso giusto: interpretazione corretta, se la Roma avesse un barlume di gioco ed anche la fase offensiva fosse fatta in maniera decente.
Questa invece è una squadra che vive esclusivamente delle invenzioni dei singoli (non sempre all'altezza), non mostra alcuno schema degno di essere chiamato tale, in più continua a subire reti al contrario di ciò che si pensava. Ditemi in che cosa c'è stata questa tanto decantata inversione di tendenza. Ma non è solo una questione di allenatore. Come dicevo il rendimento di taluni giocatori è largamente di sotto a quello auspicato. Altri invece secondo me proprio non possono fare i titolari in una squadra che abbia grandi ambizioni. In un campionato in cui tolte le prime 3 attuali regna la mediocrità più assoluta, noi siamo al di sotto della mediocrità. Rendetevi conto. E questo secondo me anche perchè la rosa non si sta rivelando tutto sto granchè. Oltre a Totti, per il quale non servono più parole e che va per i 37, la realtà è che a fronte di qualche giovane come Lamela in procinto di diventare campione, mancano certezze assolute. Il punto è proprio questo.
Per me servono almeno 2/3 giocatori di livello assoluto, a partire da un regista vero e forte che manca nella Roma da quando è andato via Pizarro. E tutte le soluzioni provate per sopperire a tale mancanza si sono rivelate dei meri pagliativi.
La parola alla società. Per ora, purtroppo, il termine che mi risuona più frequentemente nella testa è fallimento.
Sta a chi dirige questa società dare dei segnali forti ed inequivocabili per farci rialzare (e in fretta pure) la testa.
Andrea Marta


lunedì 1 aprile 2013

La Roma non si smentisce mai: risorto anche il Palermo di Andrea Marta

La Pasqua è andata ancora una volta di traverso a molti tifosi della Roma. Il motivo lo conoscete bene. Come quasi un anno fa in quel di Lecce, nel Sabato pre-pasquale. Contro una squadra decisamente scarsa, quasi alla canna del gas (Palermo che non vinceva in campionato da più di 4 mesi, nel derby contro il Catania). E come in quell'occasione la Roma si è fatta nuovamente sorprendere, addirittura ridicolizzare. Perché per come sono andate le cose il passivo avrebbe potuto essere ancora più pesante. Una Roma lenta, impacciata, involuta. Che si è letteralmente consegnata agli avversari, i quali dal canto loro non aspettavano altro per risorgere che trovare una squadra così dimessa.
Qualcuno ha cercato di spiegare questa sconcertante esibizione con le scelte (sicuramente discutibili) di Andreazzoli. Il quale ha schierato nuovamente una formazione priva di Osvaldo, con Totti unico riferimento offensivo supportato da due trequartisti (Perrotta e Florenzi). Ma non è tanto questo ad aver fatto discutere (del resto nelle gare precedenti pur senza Osvaldo la squadra se l'era cavata egregiamente) quanto il fatto che sulle corsie esterne siano stati impiegati Lamela e Marquinho. Dunque un Lamela piuttosto lontano dalla porta, malgrado il suo bottino notevole in termini di reti realizzate. In mezzo al campo il tandem De Rossi/Tachtsidis (con Pjanic ancora in non perfette condizioni non rischiato dall'inizio) ed un reparto difensivo composto dal terzetto Piris, Burdisso, Castan a presidio della porta difesa da Stekelemburg.
Senz'altro si può discutere sulla bontà della formazione messa in campo da Andreazzoli. Ma a nostro avviso c'è dell'altro. Una Roma che sin dal fischio d'inizio è apparsa subito meno motivata e determinata del Palermo, coi giallorossi che arrivavano sempre secondi sul pallone. Tutto questo non si può imputare solo ed esclusivamente a scelte di formazione. La squadra nel suo complesso non ha girato ed ha fornito una prestazione sconcertante, poi possiamo eventualmente parlare dei singoli. Ma la sostanza non cambia. Persino Totti è stato autore di una prova nettamente al di sotto della sufficienza.
E pensare che il turno di campionato appena disputato poteva davvero sancire la candidatura della Roma per l'Europa League del prossimo anno.Terzo posto ormai salutato definitivamente, con un Milan ancora vittorioso ed ormai autentico rullo compressore di questo 2013 in campionato, ma a seguire un po' tutte hanno steccato (Inter e Fiorentina superate rispettivamente da Juventus e Cagliari) e soltanto la Lazio ha ottenuto 3 preziosissimi punti sconfiggendo in rimonta il Catania in un vero e proprio scontro diretto per l'Europa.
Ma la Roma si sa, come da tradizione riesce in un colpo solo a resuscitare le squadre derelitte e a non sfruttare turni di campionato laddove i risultati delle altre stanno a tendere una grande mano.
Chi come il sottoscritto dalla nascita conosce le caratteristiche di questa squadra temeva in modo notevole della trasferta siciliana. Non tanto per il valore di un avversario che resta tutt'ora candidato alla retrocessione, quanto per il DNA della Roma. Una squadra che nel momento di spiccare il volo e consolidare quanto di buono fatto in precedenza finisce sempre col deluderti. E' un problema di personalità, di carattere. Non si può stare a parlare sempre di un film già visto. Cambiano gli allenatori, i giocatori, persino i presidenti. Ma ci si ritrova a proferire sempre le stesse parole. Una squadra non instabile mentalmente non batte la Juventus concedendo poco o niente salvo poi sciorinare una prestazione sconcertante a Palermo, con l'ultima della classe. E' evidente che il problema sia nella testa di questi giocatori, un po' troppo spesso mattatori solo e quando sono loro a volerlo. La Roma ultimamente sta cambiando allenatori più frequentemente di quanto non si cambi un paio di calzini. Coi risultati altamente deludenti che tutti conosciamo. Più di qualcosa è ancora da migliorare. Insistiamo sulla tenuta mentale di una squadra che non può continuare a steccare sistematicamente nei momenti decisivi.
Di certo non uno dei migliori preludi alla stracittadina ormai alle porte. Con una Lazio che a questo punto, tornata a +3 dai giallorossi, potrà giocare con 2 risultati su 3 a disposizione. Un vantaggio di non poco conto.
L'impressione è che con la rovinosa e disonorevole (per come avvenuta) disfatta di Palermo la Roma abbia vanificato quanto fatto di buono nelle ultime settimane. Sembra di aver cancellato tutto in un colpo solo. Ora un Aprile davvero decisivo, in cui al di là del derby i giallorossi saranno chiamati ad un appuntamento   cruciale: la semifinale di ritorno di coppa Italia a S.Siro contro l'Inter del 17 Aprile.La stagione non è ancora finita e qualcuno potrebbe dire anche ironicamente "purtroppo". Staremo a vedere. Senza dubbio questa è una squadra che non concede mai tranquillità ai propri tifosi. Tifosi dalla pazienza infinita e che meriterebbero ben altri risultati rispetto a quelli pessimi delle ultime due stagioni.

lunedì 18 marzo 2013

Roma, tre punti per l' Europa di Andrea Marta

La Roma supera il Parma all'Olimpico ed aggancia in un colpo solo Lazio (caduta nella neve di Torino contro i granata) e l'Inter (che tuttavia dovrà recuperare il match di Genova contro la Sampdoria, rinviato per cattive condizioni meteorologiche). Bel colpo, se si pensa che soltanto un mese e mezzo fa questa squadra appariva praticamente in disarmo.
Diciamo subito che al di là del risultato i giallorossi hanno disputato una prova positiva, decisamente migliore rispetto all'ultimo confronto casalingo contro il Genoa, dove malgrado i tre punti la prestazione era stata decisamente poco convincente.
Specialmente nei primi 45 minuti, gli uomini schierati da Andreazzoli hanno sciorinato un gioco molto volitivo, parente di quello ammirato anni fa con Spalletti.
Ritmi vertiginosi sin dalle prime battute, con la squadra che dopo il vantaggio firmato Lamela (deviazione sotto porta su gran botta di De Rossi) continuava a premere sull'accelleratore e a creare occasioni come forse mai era accaduto da quando Andreazzoli siede sulla panchina della Roma.
Al termine dell'ennesima azione tambureggiante dei giallorossi, Perrotta a colpo sicuro spediva sulla traversa e falliva incredibilmente l'opportunità del raddoppio. Più tardi lo stesso campione del mondo veniva atterrato ma il buon Russo di Nola, ormai abituato a far danni (semmai la colpa è di chi lo fa ancora arbitrare) ovviamente lasciava correre.
Nel finale di tempo il Parma si affacciava in avanti, quasi per forza d'inerzia dopo aver rischiato più volte il tracollo. Ma se la prima parte della gara si fosse conclusa con 2/3 reti di scarto a favore della Roma, per quanto espresso e per il numero delle occasioni costruite, nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo.
E pensare che al momento di leggere le formazioni iniziali, più di qualcuno aveva manifestato non poche perplessità. Osvaldo, unico attaccante di ruolo vista l'assenza prolungata di Destro, relegato nuovamente in panchina. Tachtisidis (autore di una buona prova) uno dei giocatori più discusso della gestione zemaniana, titolare di centrocampo insieme a De Rossi, con Marquinho e Florenzi a presidiare le corsie esterne. Lamela libero di svariare sul fronte offensivo con Totti finto centravanti.Ma ciò che conta è che la squadra, specialmente per quanto concerne il primo tempo, ha funzionato in maniera egregia.
La ripresa iniziava sulla falsa riga di quanto accaduto prima. Pronti via, punizione a giro del capitàno con nuovo legno colpito, dopo quello di Perrotta.
Da lì in poi   però i giallorossi subivano un calo, con il Parma che col passare dei minuti guadagnava metri ed arrivava a schiacciare la Roma nella propria area di rigore.
In questa fase la Roma ha rischiato di vanificare tutto quanto di buono (anzi, di molto buono) espresso in precedenza: una volta era la traversa a salvare Stekelemburg sulla capocciata di Paletta (al termine di un corner per gli emiliani); poi in almeno un paio di circostanze il Parma sfiorava il pari, mancato davvero per un'inezia.
Fortunatamente Francesco Totti, autore dell'ennesima prova magistrale, toglieva le castagne dal fuoco spedendo alle spalle di Mirante un calcio piazzato che gli regalava la rete n° 226, superato Nordhal e secondo posto solitario nella classifica dei marcatori della serie A di tutti i tempi. Non male per un giocatore "finito" e che "la gioca troppo di prima".
Il raddoppio chiudeva di fatto l'incontro per una vittoria estremamente importante, in ottica europea. A questo punto, con ancora nove incontri da disputare e 27 punti in palio, la Roma rientra pienamente in corsa dalla porta principale per un posto in Europa. Lazio ed Inter sono state agganciate, sebbene i nerazzurri dovranno recuperare la sfida contro la Sampdoria, rinviata per maltempo. La Fiorentina, quarta da sola, dista soltanto 4 lunghezze. Più distante e molto difficile da raggiungere il terzo posto, occupato dal Milan che conserva i suoi 7 punti di vantaggio nei confronti dei giallorossi.
Giallorossi che tuttavia ieri sera, in una gara tutt'altro che scontata, hanno convinto. Al di là del calo nella ripresa che poteva costare molto caro, la Roma ha indubbiamente disputato un buon incontro, sul piano del gioco e dell'intensità non si sono visti i problemi notati in altre precedenti occasioni. Ora la sosta, cui seguirà alla ripresa, nell'immediata vigilia di Pasqua, la delicata trasferta di Palermo.
Un Palermo disperato, ferito e proprio per questo da considerare temibile. Ancora nove gare di questo campionato in cui la Roma sembra avere tutte le carte in regola per poter chiudere in maniera più che dignitosa una stagione che sembrava ormai compromessa. Siamo in ballo, balliamo allora. Avanti così, Roma.

domenica 10 marzo 2013

Roma occasione buttata al vento di Andrea Marta


Primo pari per la Roma di Andreazzoli, dopo una sconfitta e tre successivi consecutivi. La classifica resta più o meno quella che era, anzi in ottica terzo posto la Roma scivola a -7 dal Milan, in attesa che Lazio, Inter e Fiorentina scendano in campo (all'Olimpico confronto diretto tra biancolesti e gigliati). 
Indubbiamente la trasferta di Udine non si presentava sulla carta agevole, per una serie di motivi. La pesante assenza forzata di Pjanic, l'uomo di maggior qualità del centrocampo, induceva l'allenatore giallorosso a disegnare una "squadra da battaglia", con un centrocampo folto (De Rossi, Perrotta e Florenzi con Marquinho e Torosidis esterni) praticamente specchio di quello friulano. 
Davanti l'escluso era Osvaldo, con Totti e Lamela schierati sul fronte offensivo attendendo gli inserimenti dei centrocampisti a supporto. 
Probabilmente l'idea di partire con una linea mediana irrobustita non era affatto sbagliata ed almeno inizialmente dava i suoi frutti: dopo un avvio in cui la difesa romanista non sembrava molto registrata, al punto da concedere al solito Di Natale, nell'occasione liberissimo, una clamorosa palla goal, la musica cambiava presto. 
La Roma infatti con il passare del tempo concedeva sempre meno agli uomini di Guidolin ed iniziava ad affacciarsi in avanti con pericolose ripartenze. 
In una di queste, dopo che qualche istante prima Florenzi aveva calciato clamorosamente in bocca al portiere in completa solitudine, su passaggio da calcio piazzato di Totti, lo stesso Florenzi (ancora una volta su lancio del capitàno) centrava di testa nuovamente l'estremo difensore friulano. La palla pizzicava l'incrocio dei pali e tornata in campo veniva depositata in rete da Lamela, il più lesto di tutti. 
Vantaggio diciamo piuttosto casuale, dopo un discreto quanto infruttuoso avvio dell'Udinese, ma da lì in poi i giallorossi si rivelavano pressochè impermeabili innanzi agli attacchi bianconeri, riuscendo viceversa in contropiede ad impensierire in più di una circostanza il team di Guidolin. 
Un calcio dunque piuttosto redditizio nei primi 45 minuti: difesa della Roma molto solida, dopo l'occasione capitata sui piedi di Di Natale in avvio praticamente poco o niente concesso agli avversari, davanti oltre al goal qualche ripartenza interessante, sfruttata in verità non al meglio. Poteva bastare così, in attesa di una seconda parte del match in cui prevedibilmente l'Udinese avrebbe attaccato alla ricerca del pari, magari scoprendosi e prestando il fianco alle ripartenze romaniste.Tutto sommato le previsioni non sono state più di tanto smentite, la ripresa è iniziata se non altro con tanta buona volontà da parte dei friulani, con una Roma sempre molto giudiziosa, rintanata nella propria metà campo e pronta a ripartire. Solo che lo spartito dettato da Andreazzoli non aveva ipotizzato un "fuori programma": azione individuale di Muriel (l'anno scorso già letale per i romani in occasione della doppietta messa a segno in quel di Lecce nel Sabato pre-pasquale) quasi sulla linea di fondocampo, messo a sedere Burdisso con una finta a rientrare, destro secco che, complice anche un campo reso scivoloso dalla pioggia via via aumentata d'intensità, trafiggeva sotto le gambe Stekelemburg. 
E così il fortino difensivo della Roma, fin lì forse più preoccupata di amministrare il vantaggio che di cercare con incisività il raddoppio, era saltato. 
C'era tuttavia ancora una discreta fetta di partita da giocare. Nel frattempo Totti, ammonito ed apparso un po' nervoso, ma pur sempre preziosissimo in qualità di unica vera fonte di gioco, sebbene non apparso nella sua serata migliore, aveva lasciato il posto ad un Osvaldo al centro di molte discussioni all'interno della tifoseria nelle ultime settimane. Oltretutto i giallorossi hanno avuto la possibilità di giocare gli ultimi 17 minuti in superiorità numerica, per il rosso rifilato a Heurtaux, reo di aver fermato fallosamente Florenzi, lanciato in contropiede a campo aperto. 
In realtà la Roma ha spinto nel finale alla ricerca di quel successo che veramente le avrebbe potuto cambiare la stagione. E' stato negato un rigore a Torosidis, ma soprattutto Osvaldo, quasi in chiusura, ha malamente calciato a lato tutto solo davanti a Brkic, da favorevolissima posizione. Un errore davvero fatale e due punti che avrebbero potuto rivelarsi davvero preziosi, gettati al vento. 
In questa città è sempre molto difficile, nel bene e nel male, riuscire a trovare equilibrio. Spesso si finisce per assurdo nella polemica tra "fazioni" appartenenti ad un'unica tifoseria: quella giallorossa. 
La gara contro l'Udinese si presentava come detto per niente semplice, prima di essere disputata. La formazione allenata da Guidolin, fatta eccezione per la prima uscita stagionale tra le mura amiche contro la Juventus, non ha mai perso. Ed è un dato da non sottovalutare. Detto questo va però considerata la prestazione della Roma: una squadra indubbiamente capace di chiudersi egregiamente, lasciando pochi spazi agli avversari. Il goal del pari, siglato da Muriel, è stata un'invenzione di un singolo a difesa schierata. Burdisso purtroppo si è fatto saltare con eccessiva facilità. Ma ancora una volta, dopo il match comunque vittorioso di Domenica scorsa contro il Genoa all'Olimpico, i giallorossi hanno denunciato qualche problemino di troppo in fase di costruzione del gioco. Palloni banalmente persi e mal gestiti, una generale incapacità di condurre l'azione in modo lineare, senza finire col solito lancio lungo, spesso sbagliato nella misura. Una simile fatica nel creare occasioni inevitabilmente si riflette nella fase offensiva. Finchè arrivano i 3 punti come contro il Genoa il risultato può cancellare anche queste considerazioni, ma non sempre la sorte può girare per il verso giusto. Ad Udine la Roma è apparsa più desiderosa di amministrare il vantaggio conseguito che di cercare il raddoppio. Un raddoppio che sarebbe stato fondamentale.Senza voler ad ogni costo cercare paragoni con un passato recente, sul lungo periodo bisognerà capire se per ambire a grandi traguardi sarà sufficiente fare la fase difensiva in modo più accorto, considerando però che contestualmente quella offensiva mostra dei limiti piuttosto evidenti, facendo affidamento un po' troppo sulle giocate dei singoli anzichè puntare su una manovra corale in grado di garantire una minore difficoltà per pervenire alla conclusione.   
Le risposte le avremo nelle prossime settimane, a partire dai prossimi due impegni che precederanno il derby di ritorno: il confronto casalingo di Domenica prossima in casa contro un Parma risorto (4-1 in rimonta rifilato al Torino) e la successiva trasferta contro un Palermo sempre più con l'acqua alla gola dopo la debacle interna subita dal Siena. 


domenica 17 febbraio 2013

La Roma sgambetta la Signora e ritrova il sorriso di Andrea Marta


Per come si era arrivati a questo Roma-Juventus, i giallorossi hanno compiuto un’autentica impresa. La squadra, il cui ultimo successo in campionato risaliva addirittura all’ultima gara prenatalizia dell’Olimpico contro il Milan, appariva infatti in caduta libera, con malumori crescenti al proprio interno e polemiche a dismisura.
Sfida dunque dal pronostico piuttosto chiuso, con una Juventus reduce dalla cavalcata vittoriosa di Glasgow in Champions ed una formazione che davvero sembrava “tanta roba” al cospetto di questa Roma.
E invece, come spesso succede nel calcio, la realtà si è dimostrata ben diversa dalle previsioni. Sono bastati pochi minuti dal fischio d’inizio dell’arbitro Rocchi di Firenze per ammirare una Roma concentrata e determinata.
Un 3-4-1-2 disegnato da Aurelio Andreazzoli, con Stekelemburg a presidio dei pali, linea difensiva a 3 composta da Piris, Burdisso e Marquinhos; centrocampo a 4 con De Rossi e Pjanic centrali, Torosidis e Marquinho esterni, Totti dietro le due punte Osvaldo e Lamela.
Diciamo subito che è stato un primo tempo molto bloccato. La Roma è partita bene, subito con Osvaldo pericoloso ma troppo defilato rispetto alla porta bianconera per riuscire a sbloccare il risultato. Poi però il team di Conte è cresciuto con il passar dei minuti, prendendo il controllo delle operazioni. Ma, al di là di un calcio piazzato di Pirlo che ha costretto Stekelemburg ad un ottimo intervento, i bianconeri non hanno prodotto granchè.
Ripresa di tutt’altro spessore, con una partita caratterizzata da continui capovolgimenti di fronte che hanno reso l’atmosfera davvero elettrica. E la Roma ha trovato il vantaggio, con un missile da fuori area di capitan Totti, il quale calciava con violenza inaudita un pallone vacante fuori area ribattuto da un difensore bianconero dopo una punizione di Pjanic.
Era la rete 224 che portava Francesco ad una sola lunghezza da Nordhal. Ma soprattutto era il goal scacciacrisi dopo una settimana difficilissima in quel di Trigoria. Tifosi in delirio e tutti, ma proprio tutti i componenti dello staff, oltre ai giocatori, si radunavano in un abbraccio strettissimo.
Incassato il colpo, la Juve ripartiva senza però dare l’impressione di mettere mai alle corde l’undici di Andreazzoli.
La Roma riusciva non solo a coprire in modo efficace le avanzate dei bianconeri, ma in contropiede si rendeva pericolosissima, al punto da sfiorare ripetutamente il raddoppio. In una di queste ripartenze Osvaldo, che per tutto l’incontro ha corso a perdifiato dannandosi l’anima per i compagni, serviva un pallone d’oro a De Rossi, proveniente dalle retrovie, ma questi non trovava di meglio che ciccare la sfera mancando così un’occasione a dir poco clamorosa.
E’ stato un successo ampiamente meritato dai giallorossi, che hanno mostrato cuore e gambe molto di più di una Juventus apparsa forse in condizioni non brillantissime dopo la sfida di Champions. Inutile da parte dell’allenatore Conte nel dopopartita andare a recriminare sulla moltitudine di impegni affrontati in un arco di tempo ristretto da parte della sua squadra. Sono cose che si sanno bene da inizio stagione ed aggrapparsi a simili scuse, francamente non è molto signorile.
La Roma, dal canto suo, ha ottenuto nella serata più difficile la prima vittoria di questo 2013. Parliamo di campionato. Per la serie “meglio tardi che mai”.
La squadra è apparsa molto equilibrata, ha concesso pochissimo ad una “corazzata” come quella juventina, mentre davanti dopo un primo tempo un po’ bloccato sono state prodotte diverse occasioni da rete.
Ora, come spesso accaduto anche in passato, si tratta di vedere con quale continuità i capitolini riusciranno ad esprimersi su questi ottimi livelli. Inutile dire che a poco servirebbe l’esaltante vittoria contro la Juventus se non accompagnata da altri risultati positivi nelle prossime sfide. A partire da quella di Bergamo contro l’Atalanta di Domenica prossima. Campo tradizionalmente molto ostico.
Non possiamo esimerci dal complimentarci con la tifoseria giallorossa, come sempre eccezionale. Una curva Sud compatta ed autentica mattatrice, pronta a dare una mano ai propri beniamini, a maggior ragione in un momento della stagione così delicato.
Perché il tifoso della Roma è fatto così: magari ti manda a quel paese, se nota che il giocatore non ci ha messo l’impegno giusto.  Ma è disposta subito a perdonarlo, se vede che lo stesso giocatore vuole riscattarsi e ci mette l’anima in campo. L’amore dei tifosi romanisti per questa squadra è qualcosa di unico al mondo. Una passione viscerale, che va al di là di qualsiasi cosa. Perché il tifoso della Roma la maglia della propria squadra se la sente addosso, come una seconda pelle. E merita rispetto. Stavolta ai giocatori della Roma va un grande applauso, perché hanno incarnato sul rettangolo verde di gioco esattamente ciò che si aspettano i tifosi. Al di là del risultato, l’attaccamento alla maglia. Quello che ti fa ringraziare un giocatore a fine gara, con qualunque risultato si sia conclusa. Bentornata Roma.

lunedì 4 febbraio 2013

Zeman paga per tutti di Andrea Marta

Poche parole, ma doverose, per salutare l'ormai ex allenatore della Roma Zdenek Zeman. Gli è stata fatale l'ultima disfatta interna contro il Cagliari, ma la certezza è che qualcosa si fosse già rotta da prima. Una dirigenza che non sembra avergli dimostrato la fiducia necessaria, soprattutto a lui che è un tipo di allenatore al quale bisogna un po' dare carta bianca.
Zeman la scorsa Estate era ritornato a Roma per giocarsi un'ultima chance nel calcio che conta. Dopo anni di esilio, di certo non soltanto frutto di sue responsabilità. Come ben sappiamo.
La sensazione è che la sua scelta, da parte della dirigenza giallorossa, fosse stata più imposta dall'entusiasmo popolare che dettata da una ponderata valutazione. Prova ne è il fatto che prima che il tecnico boemo riapprodasse nella capitale, erano stati trattati diversi allenatori.
Già questo rende l'idea di come l'opzione Zeman non fosse stata seguita con molta convinzione.
Lui a mio avviso avrebbe dovuto sin da subito chiarire il fatto che dovesse essere costruita una squadra adatta al suo tipo di gioco. Un gioco, dove tanto per dirne una gli esterni sono fondamentali. Così come è impensabile giocare senza un regista di ruolo all'altezza della situazione. Ma è stata troppo forte in Zeman la voglia di ritornare a Roma e nella Roma. Dove aveva lasciato il cuore. E dove avrebbe ritrovato quello di numerosi tifosi che nel frattempo avevano continuato a seguirlo sempre e comunque. Zeman, pur di fronte ad un organico non confacente al tipo di calcio che da sempre predilige, ha accettato comunque. Definendo addirittura la rosa della Roma "da scudetto". E forse non immaginando che presto le sue dichiarazioni si sarebbero rivelate un boomerang.

Difficile racchiudere in poche righe tutto ciò che è accaduto in questi mesi (5 per l'esattezza) tra Zeman, giocatori, società, tifoseria e stampa. Sta di fatto che il suo modo di fare e di pensare si è scontrato con quello di Trigoria. Il tecnico boemo ha da sempre difeso ostinatamente le sue idee, imperniate sul sudore e sul sacrificio. Evidentemente non a tutti i suoi metodi sono piaciuti. Di solito le scelte su chi mandare in campo o meno in una squadra di calcio vengo effettuate dall'allenatore. Così come di solito l'allenatore stesso (a meno che non sia incapace di intendere e di volere e non si metta di traverso agli interessi della squadra) schiera in campo i giocatori che stanno meglio e che possono contribuire maggiormente a far vincere la squadra.
Quando Zeman si è permesso (!!) di scegliere chi mandare in campo o meno la Domenica, sottolineando che in campo non vanno i nomi, si è scatenato l'Inferno. Polemiche a non finire e tifosi schierati da una parte e dall'altra. Indubbiamente, e vediamo al dunque, anche Zeman ha sbagliato. Nell'insistere su determinate scelte in modo reiterato. Scelte che purtroppo non hanno sortito gli effetti sperati. In questo bisogna riconoscere che si è un po' dato la zappa sui piedi da solo. Ed è un peccato, perché Zeman alla fine va considerato soltanto la punta di un iceberg.
Il suo fallimento è anche quello di chi l'ha voluto, dei giocatori, di una piazza intera, quella giallorossa, troppo spesso abituata a cercare dei "capri espiatori" piuttosto che analizzare in modo sistematico le cause dei problemi.
Innanzitutto Zeman sulla panchina della Roma non ci si è messo da solo, ma c'è stato qualcuno che l'ha scelto. E lo ha fatto dopo un'annata disastrosa. Avendo quindi tutto il peso di una nuova decisione e ben sapendo di non poter sbagliare nuovamente.
Una delle critiche principali mosse a Zeman è stata quella di una scarsa adattabilità, in riferimento alla rosa che aveva a disposizione. Lui ha spiegato per l'ennesima volta che a suo parere il 4-3-3 è lo schema che consente nel modo migliore di coprire ogni porzione del campo. E che fino a prova contraria assumere una propria identità tattica, una propria fisionomia, è semmai un punto di forza delle grandi squadre.
In realtà la mancanza di duttilità costituisce un punto debole, ma anche qui c'è da domandarsi: chi ha scelto Zeman come nuovo allenatore della Roma dopo Luis Enrique, non conosceva questa sua caratteristica? Perché, sapendo che Zeman non cambia mai da decenni il suo credo calcistico, non gli è stata messa a disposizione una rosa di giocatori adatta al suo sistema di gioco? O peggio ancora: come mai qualcuno ha addirittura preteso che a 65 anni Zeman cambiasse?
Più andiamo avanti nella discussione più ci rendiamo conto che stiamo parlando di una dirigenza che ha riportato Zeman a Roma per un plebiscito popolare. Non perché intendessero veramente affidargli un progetto serio. Perché se così fosse stato, gli avrebbero dato carta bianca assecondandolo in tutto e per tutto. Invece col passare del tempo Zeman è rimasto solo. Il punto nodale è il fatto che se si crede in un allenatore, lo si deve supportare e preservare. Non sono i calciatori a comandare. A decidere se un sistema di allenamento sia o meno corretto, se occorra sistemarsi in campo in un modo piuttosto che in un altro. A queste cose deve pensarci l'allenatore. E se l'allenatore un giorno ritiene che un giocatore (naturalmente non per motivi personali ma tecnici) debba andare in panchina, deve essere libero di prendere le sue decisioni. Non che si scateni un putiferio e (cosa ancor più grave) non intervenga la società a mettere in chiaro che è l'allenatore a dover decidere, con i giocatori che dovrebbero accettare le scelte. Altrimenti la porta è quella. Nella Roma no. Niente di tutto questo. Zeman sicuramente ha delle responsabilità in questa stagione sin qui fallimentare della squadra. E non potrebbe essere altrimenti, essendo colui che l'ha guidata per 5 mesi.
Ma addossare a lui tutte le colpe di questo andamento negativo, appare quantomeno eccessivo. Dopo circa due anni dall'avvento della nuova società americana, partita con grandi proclami, è perfettamente legittimo iniziare ad interrogarsi circa l'operato dello staff dirigenziale. Troppo facile trovare in Zeman l'unico "capro espiatorio" di questa situazione. Si possono trovare delle colpe in lui, specialmente per quanto concerne determinate scelte. Questo tuttavia non significa che tutti i mali della Roma possano essere fatti coincidere con la sua figura. Sta di fatto che intanto ha pagato Zeman per tutti. "Sollevato dall'incarico". Queste le parole del comunicato di Sabato pomeriggio, da parte dell'As Roma. Il messaggio è chiaro: "la squadra è fortissima" (parole di Sabatini); lo stesso Sabatini che soltanto qualche giorno prima dell'esonero di Zeman gli aveva accordato nuova fiducia, dopo averlo pubblicamente deligittimato.
Una tarantella estenuante che fotografa alla perfezione una politica dirigenziale assai confusa e poco chiara. Perché, e lo ripetiamo, la fiducia in un allenatore o c'è o non c'è. Non può mutare dall'oggi al domani, come pare sia avvenuto nei confronti di Zeman.

La squadra è ufficialmente stata affidata ad Aurelio Andreazzoli, tattico di Spalletti.
Zeman, il quale non si è dimesso ma è stato esonerato, teoricamente sarà ancora stipendiato dalla Roma per un anno e mezzo.Resta grande amarezza, per lui e per la Roma. Per un matrimonio che potenzialmente avrebbe potuto significare una grandissima rivalsa per entrambi. Ma evidentemente si è trattato di un matrimonio costruito su presupposti sbagliati. Dunque Zeman ha pagato per tutti. Come spesso accade nella vita, quando si può finire col pagare per colpe non solo proprie.

lunedì 28 gennaio 2013

Roma, regna lo squilibrio: solo un pari con il Bologna di Andrea Marta

Più passano le giornate di campionato, più la stagione della Roma assume purtroppo i connotati di un fallimento. Un nuovo fallimento, dopo quello della scorsa annata.
La gara contro il Bologna di Pioli rappresentava l’ennesimo crocevia per i giallorossi, soprattutto dopo le dichiarazioni di Zeman nella consueta conferenza stampa prepartita.
Serviva una prova di carattere, malgrado le assenze forzate di Lamela (squalificato) e Destro (operato al menisco) cui si aggiungeva anche quella di Marquinhos tra i titolari della linea difensiva.
Ne è uscita una partita in cui è successo davvero di tutto: 3 reti per parte e tantissime occasioni non concretizzate da ambedue le formazioni. Nel finale, rimontato lo svantaggio la Roma avrebbe potuto addirittura ottenere i 3 punti. Ma allo stesso tempo ha rischiato anche di perdere, con due legni clamorosi colti dal solito Diamanti, puntualmente autore di una prestazione sontuosa quando davanti si ritrova i giallorossi.
La caratteristica saliente del match contro i Felsinei è stata quella di una Roma dotata di scarso equilibrio. A fronte di una fase offensiva che al di là delle 3 reti all’attivo ha come spesso accade prodotto in modo più che sufficiente, la difesa ha ballato in continuazione. Ogni qualvolta i rossoblu locali varcavano la linea di centrocampo la porta romanista correva pericoli, complice un atteggiamento piuttosto discutibile in cui venivano concessi ai bolognesi degli spazi inspiegabili. Chiaro che in una simile situazione gente come Diamanti andasse letteralmente a nozze.
Così, andata per ben due volte in vantaggio, rispettivamente con Florenzi ed Osvaldo, la Roma si faceva rimontare dal Bologna, con Gilardino e Gabbiadini. In maniera particolare sul secondo pareggio più di qualche responsabilità gravava su Burdisso (che consentiva a Gabbiadini di girarsi e scoccare il tiro) e Goigoechea, che non riusciva ad intervenire su una conclusione apparsa non irresistibile.
Non solo: nella ripresa, al termine di una uscita incerta dell’estremo difensore giallorosso, Pasquato riusciva a mettere a segno la rete del sorpasso. Era la trentottesima subita dalla compagine di Zeman in questo campionato. Soltanto il Pescara ha fin qui fatto peggio, dato davvero impietoso.
Nel finale la Roma un po’ a sorpresa tornava alla carica e sfruttando un lancio su punizione del capitàno Francesco Totti Tachtsidis riusciva nell’incornata vincente: 3-3 e palla di nuovo al centro.
A quel punto come dicevamo addirittura la squadra sembrava avere le energie necessarie per ritrovare il vantaggio. Vantaggio sfiorato clamorosamente con Osvaldo, che tuttavia a pochi passi da Agliardi anziché servire di testa Marquinho che tutto solo avrebbe potuto comodamente depositare nella porta sguarnita si faceva respingere la conclusione di testa dal portiere felsineo.
Ma pochi minuti più tardi era Diamanti ad avere la chance di castigare gli uomini di Zeman, per ben due volte. Prima con una conclusione portentosa da fuori area, poi con una magistrale pennellata su calcio di punizione, erano i legni a salvare la Roma.
Un pirotecnico pareggio che aggiunge ben poco al delicatissimo momento dei giallorossi, ormai ben lontani dalla Champions e superati già Domenica scorsa dal Milan. Al punto che se il campionato dovesse concludersi oggi, si starebbe fuori anche dall’Europa League.
Una situazione abbastanza compromessa, visto e considerato che la coppa Italia resta attualmente l’unico obiettivo concreto ancora raggiungibile dalla Roma. Ma con una difficile semifinale di ritorno ancora da disputare in casa dell’Inter nel lontano Aprile.
Il clima appare rovente, con Zeman sempre di più nell’occhio del ciclone. Anche per le sue dichiarazioni rilasciate nell’immediata vigilia del match di Bologna, in cui ha tirato in ballo e la società e i giocatori.
Si attendono risposte chiare nei prossimi giorni da parte dello staff dirigenziale, quantomeno nel pronunciarsi su diverse vicende. E’ chiaro che così non si possa andare avanti, con posizioni che di giorno in giorno sembrano sempre più divergenti tra società, tecnico e giocatori.
Nessuno, neanche il più pessimista tra i tifosi, avrebbe immaginato di far peggio rispetto agli “orrori” della scorsa stagione. Sono troppe le cose a non girare per il verso giusto, al di là dei risultati mediocri ottenuti sul campo. Servirebbe una “sterzata” in grado di dare una scossa all’intero ambiente, in modo da remare tutti uniti per una degna conclusione di stagione. Facile a dirsi, un po’ meno ad attuarsi. La parola adesso passa a chi ha il potere decisionale.



lunedì 14 gennaio 2013

Prima sciupa, poi si spegne: Roma ancora ko di Andrea Marta


Purtroppo questo nuovo anno non è iniziato proprio nel migliore dei modi per i colori giallorossi.
Reduce da un periodo molto positivo, costellato di successi in sequenza e da un gioco soddisfacente, la Roma rientrava dalla sosta natalizia consapevole di doversi imbattere in un Gennaio di fuoco, a partire dalle delicatissime due trasferte consecutive di Napoli e Catania. Due campi molto difficili, per motivi tecnici ed ambientali, che avrebbero misurato in maniera importante le effettive ambizioni della squadra di Zeman.
Ebbene, dopo la nuova caduta del “Massimino” possiamo senza ombra di dubbio parlare di un brusco ridimensionamento e di una Roma che esce piuttosto malconcia dopo la prima giornata di ritorno.
Le premesse non sembravano del resto essere molto incoraggianti: dopo la battuta d’arresto subita una settimana fa al S.Paolo al cospetto di Cavani e soci, i giallorossi perdevano via via i pezzi, presentandosi all’impegno siciliano privi di Pjanic (squalificato), Osvaldo (infortunato), con Marquinhos reduce dalla febbre costretto ad accomodarsi in panchina ed il capitàno Francesco Totti che dava forfait proprio all’ultimo, a causa di un risentimento, e dopo non aver superato il “provino” finale a pochi minuti dalla partita. Così la formazione risultava ampiamente rimaneggiata e rivoluzionata, con Marquinho schierato nel tridente d’attacco in luogo di Totti, Burdisso a far coppia nuovamente insieme a Castan al centro della difesa, Tachtsidis che riconquistava il ruolo di regista (con un’altra esclusione per De Rossi) con Bradley e Florenzi intermedi.
Diciamo subito che malgrado tutto la squadra avrebbe ampiamente meritato di segnare 3 reti nei primi 45 minuti, mostrandosi decisamente in partita e mettendo sotto il Catania sul piano del gioco.
La Roma ha sprecato davvero l’impossibile nel primo tempo di Catania e questo è da ricondursi esclusivamente alla scarsa vena realizzativa dei suoi giocatori che più volte sono arrivati alla conclusione. Almeno in un paio di circostanze, queste opportunità (capitate sui piedi di Destro) sono state a dir poco clamorose. Parliamo di attaccante completamente solo davanti al portiere che non è riuscito a buttare il pallone dentro in modo inspiegabile, al punto che qualcuno è arrivato a pensare che si trattasse di una “maledizione”. Il Catania? Si è visto poco, in balia degli attacchi romanisti, anche se in alcune (poche, per la verità) circostanze specialmente con il velocissimo esterno Gomez si è reso pericoloso in contropiede.
Ma, come già detto, complessivamente gli uomini di Zeman hanno creato nel primo tempo almeno 5 palle goal pulite, gettandole al vento in modo inspiegabile.
Era il preludio ad una Domenica pomeriggio non felice per la Roma. Che purtroppo ha avuto il torto, come accaduto in altre partite, di non avere continuità di rendimento nell’arco dello stesso incontro.
Se nella prima parte ai giallorossi è mancato solamente il goal, a fronte di una prestazione convincente, nella ripresa si è assistito ad un calo vistoso. In cui via via la trama di gioco espressa dagli uomini di Zeman ha dato la netta sensazione di andare a spegnersi ed è allora che il Catania, probabilmente con parecchie più energie da spendere, è uscito fuori ed ha preso il sopravvento.
Questo è avvenuto soprattutto dopo il vantaggio conseguito dagli etnei, frutto di una ripartenza micidiale, con difesa romanista piuttosto alta ed impreparata e il solito Gomez che beffava Goigoechea con un morbido pallonetto. Sembrava una legge scritta, soprattutto perché a subirla era la Roma: primo tempo dominato ma superiorità non sfruttata, calo con conseguente goal subito.
Va detto però che la squadra dopo aver subito la rete del Catania non trovava più il modo di reagire e rendersi pericolosa, ad eccezione dell’ennesima palla goal clamorosamente fallita (stavolta dal neo-entrato Dodò) sotto porta nei minuti finali. Si notava in particolare come rispetto alla prima parte della gara la manovra aveva perso fluidità, con i giallorossi che spesso si rifugiavano in improduttivi lanci lunghi per le punte. Maturava in tal modo una nuova, bruciante sconfitta che unita a quella di Napoli comporta per la Roma una frenata molto brusca. Basti pensare che il team di Mazzarri, nuovamente vittorioso oggi contro il Palermo, è ora terzo con un vantaggio di ben 8 lunghezze nei confronti della Roma.
Stiamo parlando della terza piazza, l’ultimo posto utile per poter ambire alla qualificazione in Champions League. Ma forse sbagliamo noi a parlare ancora di simili obiettivi, per una compagine fin qui totalmente incapace di fornire la minima continuità, in termini di risultati.
Ora più che mai salgono tutti sul “banco degli imputati”, nessuno escluso. E d’altronde non potrebbe essere così. Magari ad averne di ricette per ritrovare al più presto la retta via per poter riuscire a salvare un’altra stagione che sembra seriamente compromessa. Sul piano della prestazione la Roma del primo tempo non è affatto dispiaciuta ed avrebbe meritato di andare a riposo ampiamente in vantaggio. Ma poi quel calo, condito dal goal vittoria catanese, che mostra in maniera evidente tutti i segnali di fragilità più volte evidenziati da questa squadra. Che raramente riesce, pur nell’ambito della stessa partita, ad esser continua per tutti i 90 minuti. Qualcuno potrebbe obiettare che non si può sempre viaggiare a mille e siamo d’accordo perché un calo può essere fisiologico, ma non così vistoso come quello mostrato dalla Roma anche nella partita di Catania. Due volti troppo diversi tra loro. Questo si può dire senza problemi.
Naturalmente, in questa continua ricerca di equilibri fin qui mai trovati, se già ad una difesa non impeccabile si aggiunge il problema di un attacco che in partite come quella di Catania non concretizza le innumerevoli occasioni prodotte, si fa veramente dura. Perché così, quando davanti non concludi, allora a maggior ragione dovresti avere un’organizzazione difensiva ben più solida di quella romanista. Quando invece sistematicamente si presta il fianco alle ripartenze avversarie.
Difficile davvero, dopo due trasferte dall’esito così rovinoso, ritrovare il “filo conduttore”. E’ il momento di non fare processi, ma anzi di trovare unità e compattezza. Tutti insieme: dirigenza, allenatore e giocatori. Per non buttare un’altra (l’ennesima) stagione alle ortiche. Ciò che i tifosi, impagabili come sempre, non meritano nel modo più assoluto.

lunedì 7 gennaio 2013

Roma "lacrime napulitane" di Andrea Marta

Peggior modo per iniziare il 2013 la Roma non poteva sceglierlo.
La gara contro il Napoli, specialmente alla luce dei risultati delle altre pretendenti alla zona Champions, era una ghiotta occasione per fare il "salto" definitivo. Ma, come spesso accade, la Roma si mostra incapace a cogliere determinate occasioni. E così gli uomini di Zeman sono usciti con le ossa rotte dal S.Paolo, regalando ai tifosi giallorossi un'Epifania ricca di carbone.
Forse il risultato finale di 4-1 per gli azzurri del rilanciato Mazzarri è un po' severo nei confronti della Roma.
Diciamo subito che in fase offensiva Totti e compagni hanno prodotto come sono soliti fare, sbagliando però troppo e per assurdo l'unico elemento (goal a parte) che si è salvato è stato proprio Osvaldo, che ironia della sorte colpito da sindrome influenzale aveva disertato la tournee americana.
Decisamente da incubo la serata invece per la difesa, che dopo qualche minuto già si è fatta cogliere impreparata con una classica "imbucata" centrale: Pandev in verticale pescava Cavani, il quale penetrava nel pacchetto arretrato romanista come una "lama nel burro" e non ci pensava due volte a trafiggere con un magistrale tocco di esterno destro Goigoechea.
Di sicuro l'assenza di Marquinhos, rivelatosi fin qui il difensore di gran lunga più importante della Roma pesava parecchio, ma è stato davvero un "suicidio" esporsi al contropiede napoletano.
D'altronde anche un bimbo di due anni sa che se c'è una cosa in cui il Napoli eccelle è proprio l'abitudine a chiudersi per poi ripartire colpendo in modo micidiale con le sue frecce. Una in particolare, quel Cavani che può esser ritenuto senza dubbio il miglior "cecchino" del campionato italiano.
E il "Matador", purtroppo per la Roma, non si è fermato al goal dell'1-0.
Va detto ad onor di cronaca che dopo una partenza molto lanciata dei partenopei, sul piano dell'intensità e dell'aggressività, nel primo tempo i giallorossi sono gradualmente saliti di tono, arrivando ad impensierire diverse volte De Sanctis, senza tuttavia trovare la via della rete. Una Roma comunque dignitosa, che dopo la sbandata subita nello svantaggio iniziale mostrava segni di ripresa, sino a sfiorare il pari.
Tutto lasciava presagire un secondo tempo di tutt'altra tipologia.
Invece ancora una volta Cavani, nel cuore dell'area giallorossa, con un guizzo felino riusciva a girarsi e calciando in modo "sporco" regalava il raddoppio al Napoli. Una rete che gelava la Roma e spalancava le porte del baratro. Sin lì neanche si poteva dire che come prova di squadra gli azzurri avessero disputato una prova corale magistrale. Più che altro era stato l'attaccante uruguayano a fare la differenza.
Ma nel calcio si sa, potrà apparire un luogo comune ma ciò che conta essenzialmente è buttare la palla dentro la porta avversaria. Ed in questo Cavani è a dir poco eccezionale. Un'autentica "macchina da goal": ogni tiro una rete. E così la Roma affondava.
Incassato il doppio svantaggio praticamente in avvio di ripresa, i giallorossi avrebbero dovuto segnare molto presto per poter riaccendere le speranze. E invece il goal non è arrivato, a testimonianza della serata no degli attaccanti giallorossi. Non sono mancate le occasioni, questo va ripetuto. E' stata carente la precisione sotto porta. E come tutte le serate negative che si rispettano, è arrivata la "ciliegina sulla torta".
Addirittura il "tris" di Cavani, stavolta con un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Ed un'uscita maldestra di Goigoechea. Tre a zero e pubblico partenopeo in bisibilio, dopo un ultimo periodo di certo non sfavillante.
Osvaldo ha rivelato Destro, purtroppo non dimostratosi all'altezza della situazione, e dopo pochi minuti ha prontamente trovato la via del goal. Il paradosso è che nello scampolo di partita giocato proprio Osvaldo, non unitosi ai compagni della tournee statunitense di fine anno per noti problemi gastro-intestinali, è apparso il più brillante dei suoi.
Purtroppo "la rete della bandiera" non ha però riaperto i giochi per la Roma. Poco dopo Pjanic ha rimediato un secondo "giallo" per un'entrata scomposta, così è stato costretto a lasciare i suoi compagni in inferiorità numerica per lo scampolo finale di partita.
Il Napoli non si è fatto pregare e ha continuato ad affondare senza pietà in contropiede. Nelle praterie sconfinate messe a disposizione, nell'occasione davvero in troppe circostanze, dagli uomini di Zeman. Così dagli e dagli è arrivata pure la "mazzata" finale, con Maggio. Quattro a uno a tanti saluti.
Una caduta davvero rovinosa per i giallorossi, che vanifica in buona parte tutto ciò che di positivo avevano costruito in questo ultimo mese e mezzo.
Dal punto di vista della costruzione del gioco e della creazione di occasioni da rete la squadra non ha demeritato. Ma come più volte sottolineato ha fallito troppo. Non è stata una serata brillante per diversi elementi: Destro, Totti, lo stesso Lamela. Bradley, arrivato più volte al tiro, sul 2-0 a calciato a lato in modo inspiegabile. Tanto per citare un esempio.
Ciò che è mancata è stata più che altro la fase difensiva. La Roma era orfana di Marquinhos, ma questo non può bastare a spiegare una prova disastrosa, in cui già dopo pochi minuti ci si è fatti sorprendere centralmente con una ripartenza in verticale degli uomini di Mazzarri. E poi per il resto della partita la squadra troppo spesso si è fatta sorprendere negli spazi, concedendo metri di campo in modo gratuito. E spianando così la strada al Napoli che, come già detto, ha nel contropiede la sua arma migliore.
Davvero un peccato, anche perché nell'ultimo periodo la squadra di Zeman aveva mostrato segnali di miglioramento anche per quanto concerne la difesa. Concedendo decisamente meno rispetto a quanto fatto in passato. Diciamo che in occasione della gara del S.Paolo la Roma ha fatto non uno, ma due passi indietro.
Ora bisognerà reagire immediatamente a questa cocente sconfitta, a partire da Domenica prossima dove ci sarà un altro confronto molto delicato e tradizionalmente ostico per la Roma: a Catania.
Tornerà Marquinhos, reduce dalla squalifica. E questa per una difesa così in difficoltà è senza dubbio un'ottima notizia. Però i giallorossi dovranno fare a meno di Pjanic, espulso al S.Paolo.
Per ora la Roma ha chiuso il girone di andata con 32 punti, frutto di 10 vittorie, 2 pari e ben 7 sconfitte.
Una delle difese più battute del torneo. Serve maggior equilibrio, se si vogliono continuare a coltivare speranze di vertice. In questo modo non si va lontano. Non è possibile esser costretti sempre a segnare almeno 3 o 4 reti per andare a punti. I tifosi si attendono una continuità che fin qui purtroppo la Roma non ha dimostrato. C'è tutto un girone di ritorno, nulla è perduto. Tanto più che il campionato, visti i risultati delle altre, ci sta aspettando. E allora, iniziamo tutti insieme un altro campionato.

domenica 23 dicembre 2012

La Roma schianta il Milan e riprende il cammino di Andrea Marta

Ci eravamo lasciati una settimana fa con l'amaro in bocca per la sorprendente caduta della Roma nella nebbia di Verona.
Una sconfitta, pesantemente condizionata anche dal pessimo arbitraggio di Bergonzi, che aveva arrestato una sequenza di ben 5 successi consecutivi, tra campionato e coppa Italia, da parte degli uomini di Zeman.
La Roma è tornata, e lo ha fatto battendo il Milan in modo cristallino, più di quanto non dica il risultato finale di 4-2. Soltanto a cavallo tra l'87° e l'88°, infatti, i rossoneri sono riusciti a rendere meno cocente una battuta d'arresto fino a quel momento davvero netta.
Una cornice degna di 50.000 spettatori (compresi il presidente giallorosso James Pallotta e l'amministratore delegato milanista Adriano Galliani) caratterizzava una sfida molto attesa, nella quale ciascuna delle due formazioni, anche alla luce dei risultati odierni (che avevano visto ad eccezione dell'Inter tutte le inseguitrici della Juventus vittoriose peraltro in trasferta) era chiamata a non fallire.
A dire il vero il Milan non era partito neanche male: squadra apparsa molto concentrata sin dalle prime battute ed un pressing asfissiante che sembrava non dar modo di ragionare alla Roma.
Ma ben presto il promettente avvio dei lombardi si rivelava illusorio ed era un corner dalla destra di Pjanic al 12° minuto (la Roma nei primi 45 minuti attaccava sotto la curva Nord) ad originare il vantaggio giallorosso: cross nel mezzo, stacco perentorio di Burdisso, sostituto dello squalificato Castan, e palla che si insaccava inesorabilmente alla sinistra di Amelia. Per gli amanti delle statistiche proprio un anno fa, proprio contro il Milan e sempre all'Olimpico, il centrale difensivo era già andato a segno. Sempre nella stessa porta romanista superava in velocità Marquinhos, il pallone carambolava tra spalla e braccio del diciottenne difensore giallorosso e l'arbitro Rocchi, con una decisione a molti (compreso il sottoscritto) parsa eccessiva, estraeva il cartellino rosso diretto. Una vera e propria iattura, non tanto per un match ormai in pugno per la Roma, quanto per il fatto che alla ripresa del campionato dopo le festività natalizie i giallorossi dovranno recarsi al S.Paolo di Napoli privi del loro miglior difensore in assoluto.
Anche in virtù della superiorità numerica, il Milan provava almeno a rendere la sua disfatta meno marcata. E ci riusciva nel giro di due minuti: all'87°, dopo una serie di interventi prodigiosi che avevano consentito alla propria porta di restare fin lì inviolata, Goigoechea non riusciva a trattenere una conclusione da notevole distanza, in verità non apparsa trascendentale, di Muntari. Sulla corta respinta Pazzini veniva atterrato dal numero uno uruguayano: giallo e calcio di rigore. Dagli undici metri lo stesso Pazzini andava a segno per il goal della bandiera. Passavano 60 secondi ed il Milan si ripeteva: stavolta cross dalla sinistra di El Shaarawy, stacco poderoso di Pazzini, respinta di Goigoechea con il pallone che a porta sguarnita finiva sul piede mancino dell'ex Bojan. Palla nel sacco e 4-2. Un punteggio, poi finale, che non rendeva il giusto merito ad una gara dominata in lungo e in largo dagli uomini di Zeman.
La Roma ha ripreso il suo brillante cammino, bruscamente interrotto nell'episodico pomeriggio di Verona contro il Chievo, e lo ha fatto in maniera roboante. Oseremmo dire pirotecnica.

Di fronte c'era un Milan non irreprensibile specie per quanto concerne il reparto arretrato, ma i numeri dicono che negli ultimi 2 mesi i rossoneri erano stati la squadra più in forma del torneo.
Una sfida dunque decisiva per continuare ad inseguire il sogno "Champions League". Non si poteva sbagliare e la Roma non ha tradito le attese. Disputando una gara fantastica, soprattutto nel primo tempo. Mettendo alle corde il Milan sul piano del ritmo e dell'aggressività. Ed in più mostrando una concretezza sotto porta non sempre espressa nel pur positive precedenti gare.
I rossoneri accusavano il colpo e la Roma da quel momento tornava a recitare a memoria lo spartito di zemaniana matrice. Roma feroce nel pressare gli avversari e riconquistare una marea di palloni, verticalizzazioni continue e ficcanti, controllo pressoché totale del gioco.
Il Milan poteva ben poco innanzi allo strapotere dei capitolini e presto arrivava il raddoppio: stavolta era Totti, eccezionale anche nel sacrificarsi in diverse azioni di ripiegamento, a pennellare dal vertice sinistro un pallone sulla testa di Osvaldo, il quale ancora una volta faceva letteralmente vedere i "sorci verdi" ai lenti ed impacciati centrali milanisti e batteva sempre di testa, per la seconda volta, Amelia.
Rossoneri che si scioglievano letteralmente come neve al sole, la Roma (al contrario della gara contro la Fiorentina) sotto porta non sciupava e si mostrava spietata. Un De Rossi finalmente tornato sugli scudi, premiato prima del calcio di inizio per la sua presenza n° 400, schierato da Zeman nella posizione di centrocampista centrale, anziché andare al tiro serviva in verticale Lamela per la più comoda delle conclusioni. "El Coco", da distanza molto ravvicinata, non si faceva pregare e scaraventava in rete con violenza il pallone del 3-0. Per il Milan era davvero notte fonda ed il duplice fischio con cui l'arbitro Rocchi mandava le squadre negli spogliatoi sembrava un po' come il colpo di gong nel pugilato che evita ad uno dei due contendenti quasi in ginocchio il K.O. definitivo.
Ma la sfida era ormai segnata e anche se con la Roma di quest'anno non c'è da stare mai tranquilli neanche sul più cospicuo dei vantaggi, tutto lasciava presagire che molto difficilmente la serata dei giallorossi avrebbe potuto guastarsi.
Così addirittura arrivava il poker, firmato ancora una volta Lamela ed ancora una volta di testa. Tanto per rimarcare la serata da incubo per una difesa milanista veramente sconcertante.
Più volte Zeman ha dichiarato che per il tipo di gioco che conduce, la Roma non sa gestire. E se vogliamo cercare il "pelo nell'uovo" lo si è visto anche stasera. Sul 4-0 i giallorossi sono un po' calati di tensione, consentendo agli uomini di Allegri forse un po' più del dovuto. Al termine di una ripartenza milanista, El Sharaawy diretto verso la porta. Un successo che consente all' "armata di Zeman" di collocarsi a ridosso delle prime posizioni, tanto per intenderci della classifica che conta.
La citazione doverosa stavolta la merita un ritrovato Daniele De Rossi. Proprio nella serata in cui ha festeggiato la sua quattrocentesima presenza in campionato, il biondo centrocampista di Ostia ha interpretato magistralmente il ruolo di centrocampista centrale. Facendosi valere sia nella veste (che forse più gli si attaglia) di interditore davanti alla difesa, tamponando egregiamente diverse incursioni avversarie, sia in quella di costruttore di gioco, non disdegnando di proporsi in avanti quando possibile.

La partita vittoriosa contro il Milan lascia delle certezze ai tifosi giallorossi: questa Roma ha una sua identità. E' finalmente una squadra. E gioca bene, probabilmente meglio di quanto non la facciano le squadre che al momento la precedono in classifica. L'impressione è che la stagione potrà riservare ancora soddisfazioni, sempre che i giallorossi riescano a limare alcuni difetti non ancora del tutto eliminati. Ci riferiamo al fatto che ad un certo punto della gara la Roma è capace in pochissimi istanti di compromettere prestazioni eccellenti. E questo non deve accadere per una squadra che mira a grandi traguardi.
Ma per ora va più che bene così. E' un Natale più dolce, quello che i tifosi romanisti si apprestano a trascorrere. Noi potremo anche abbuffarci a differenza di quanto potranno fare i giocatori, impegnati in un vero e proprio "tour di force" alla ripresa dopo le feste: Napoli e Catania fuori casa, poi coppa Italia in quel del Franchi di Firenze contro i Viola (presumibilmente sempre in trasferta) e poi di nuovo all'Olimpico contro l'Inter.

Siamo in ballo, balliamo. Buon Natale Roma.

domenica 16 dicembre 2012

La Roma si dissolve nella nebbia di Andrea Marta

Difficile commentare una sconfitta. Ancora di più quando a stento si riescono a distinguere i giocatori in campo. E' esattamente quanto accaduto oggi, ad un certo punto della partita, in quel di Verona, dove al di là delle condizioni non eccezionali del campo, ci si è messa anche la nebbia a complicare il pomeriggio di una Roma apparsa comunque decisamente meno brillante rispetto a quanto visto nelle ultime uscite.
Non solo i giallorossi non sono riusciti (per la prima volta in questa stagione) ad andare a segno, ma, come si suol dire, "oltre al danno anche la beffa": nel finale, con posizione comunque da chiarire per una sospetta posizione di fuorigioco, addirittura il "veterano" clivense Sergio Pellissier ha superato Goigoechea in uscita ed ha depositato in rete il pallone dell'1-0 finale con il quali i veneti si sono aggiudicati l'incontro.
Per gli amanti delle statistiche, il Chievo non aveva mai battuto la Roma in campionato tra le mura amiche.
Come dicevamo, risulta complicato descrivere le azioni di gioco sviluppatesi nella ripresa. Sta di fatto che nei primi 45 minuti la Roma non era partita male, cercando come al solito di imporsi pur al cospetto di una compagine davvero ben messa in campo dal loro allenatore Eugenio Corini.
Così, malgrado i giallorossi provassero a scardinare la difesa avversaria, riuscivano raramente ad arrivare alla conclusione, se non con iniziative estemporanee e non frutto di una manovra corale come vuole Zeman. Chievo che dunque concedeva pochissimo e risultato di 0-0 sostanzialmente giusto.
Qualcuno iniziava anche a pensare che per vedere una Roma più incisiva in attacco, sarebbe stato necessario apportare qualche correttivo rispetto agli elementi facenti parte della formazione iniziale.
Formazione che, immutata per quanto concerne l'assetto difensivo, aveva visto De Rossi relegato in panchina ed un centrocampo composto da Tachtsidis in cabina di regia supportato da Bradley e Florenzi nella veste di "intermedi". Davanti veniva riproposto invece Pjanic, in forma davvero smagliante nelle ultime esibizioni, nella posizione di esterno destro del tridente offensivo, con il solito Totti chiamato a svariare ed Osvaldo punta centrale.
Ben presto si intuiva che il tema tattico del match non sarebbe cambiato nel corso dei secondi 45 minuti. A poco a poco gli spazi per la Roma si sono ridotti sempre di più ed il Chievo ha persino trovato il modo in contropiede di iniziare ad impensierire la retroguardia capitolina.
Ed ecco che, come se non bastasse questa scarsa incisività della Roma nel non riuscire a trovar breccia nella difesa avversaria, ci si metteva anche la nebbia, via via divenuta sempre più fitta al punto che chi come il sottoscritto era davanti al teleschermo a fatica è riuscito a distinguere le fasi di gioco per buona parte del secondo tempo.
Si andava più che altro ad intuito, fattostà che passavano i minuti senza che gli uomini di Zeman riuscissero a sbloccare l'incontro. Il tecnico boemo provava comunque ad inserire "forze fresche": Lamela (al rientro dopo circa un mese) che rilevava Pjanic, mentre Totti, apparso stavolta non in forma superlativa ed innervosito in più di un'occasione (fino a subire l'ammonizione per proteste) per le discutibili decisioni arbitrali, veniva avvicendato da Destro.
I cambi tuttavia non sembravano incidere più di tanto e nel finale ci scappava come detto addirittura la beffa: Pellissier, lanciato a campo aperto con una difesa romanista molto alta ed in sospetta posizione irregolare al momento del lancio, superava Goigoechea in disperata usciva e regalava al Chievo altri 3 punti fondamentali per una tranquilla posizione di classifica.
Al di là della cronaca di una partita molto amara per la Roma, soprattutto considerando che è stata sciupata una ghiotta opportunità per avvicinarsi ulteriormente ai vertici della classifica, vogliamo soffermarci su alcune considerazioni.
L'arbitraggio di Bergonzi si è rivelato insufficiente per una serie di episodi che hanno finito col penalizzare la Roma. L'ammonizione a Castan (che essendo diffidato dovrà saltare per squalifica il match clou contro il Milan di Sabato prossimo) è apparsa quantomeno eccessiva. E in un paio di circostanze il "fischietto" genovese ha sorvolato per altrettanti falli, su Totti forse più netto rispetto a quello su Balzaretti, dai quali sarebbero potuti scaturire dei calci di rigore in favore della Roma.
A questo si aggiunga il probabile (stando a quanto mostrano le immagini) fuorigioco di Pellissier, in occasione del goal che ha poi deciso la partita, ed il quadro è completo.
Zeman ha preferito non rilasciare commenti nel dopo partita, proprio per evitare di incorrere in sanzioni disciplinari che inesorabilmente sarebbero scattate qualora avesse deciso di parlare dell'operato di Bergonzi.
Da qui a dire che la Roma sia stata sconfitta per colpa dell'arbitro ce ne corre e non ci sentiamo di dirlo.
La squadra non è apparsa brillante e se questo in altre precedenti uscite (si pensi a quella di Pescara) non aveva comunque influito sul risultato finale, stavolta ha pesato e non poco. L'avvio, quando ancora la nebbia non era calata sul campo del "Bentegodi" era comunque stato positivo, di certo la squadra aveva prodotto poche occasioni da goal, ma la manovra appariva ad ogni modo piuttosto fluida. Poi però con il passare del tempo bisogna riconoscere i meriti di un Chievo molto ordinato, che ha concesso pochissimi spazi e via via si è fatto sempre più intraprendente, tanto da impensierire, anche prima del contestato goal di Pellissier, la difesa della Roma.
In sostanza dobbiamo registrare un passo indietro nella prestazione dei giallorossi, decisamente poco incisivi in attacco anche se penalizzati da un arbitraggio insufficiente.
Ora però sarebbe già il caso di rimboccarsi le maniche e di guardare alla delicatissima sfida di Sabato prossimo, quando all'Olimpico marcherà visita un Milan in continua ascesa nonchè ringalluzzito per il roboante successo di S.Siro (come da pronostico)contro il malcapitato Pescara.
E dire che la Roma oltretutto arriva a questo delicatissimo confronto in condizioni non eccellenti, specie per quanto concerne il reparto arretrato: Castan, squalificato, non potrà giocare, mentre Marquinhos si è infortunato e nei prossimi giorni dovrà essere valutata l'entità del suo risentimento.
Una partita davvero stregata, quella di Verona, nella quale purtroppo una serie di fattori ha portato ad uno stop imprevisto quanto inatteso al termine di un periodo in cui la Roma aveva dimostrato di essere in salute, sia sul piano dei risultati che sul quello del gioco.
Occorrono come sempre calma e sangue freddo per riprendere il cammino interrotto. Per dimostrare che non è la Roma della scorsa stagione, completamente priva di mordente
e di una propria identità. Ma una squadra che è cresciuta di settimana in settimana, fino a quel bellissimo Roma-Fiorentina da tutti ammirato soltanto 8 giorni fa.
E allora dai, Roma. Rialzati e combatti per la tanta gente che ti ama.

domenica 9 dicembre 2012

Una Roma da morire di Andrea Marta

Partite come questa Roma-Fiorentina restano negli annali. Per le emozioni che sanno regalare. Emozioni che è difficile riuscire a spiegare a parole.
Una Roma da morire, che ha saputo domare oltre il risultato un avversario davvero degno: la Fiorentina guidata dal grande ex di turno VincenzinoMontella.
E' stato un match da cardiopalma sin dalle prime battute. Malgrado la buona partenza dei toscani, i giallorossi hanno ben presto trovato il vantaggio:punizione di Totti per la testa di Tachtsidis, parabola che scavalcava un disattento Viviano, Castan che sulla linea di porta inzuccava per l'1-0. Sbloccato il risultato le cose sembravano potersi metter bene per gli uomini di Zeman, ma la gioia è durata meno di una manciata di minuti: calcio piazzato per la Fiorentina,compagine notoriamente preparata sulle palle inattive, difesa romanista completamente in confusione, al punto da lasciare non marcati diversi giocatori viola e Roncaglia solo soletto che depositava comodamente per l'immediato pareggio.
La "doccia fredda" non arrestava tuttavia quella che è apparsa probabilmente, per continuità dimostrata nell'intero arco dei 90 minuti, la miglior Roma stagionale.
Così come se niente fosse Totti e compagni riprendevano inerrestabili a macinare gioco e a produrre occasioni come nessun'altra squadra del campionato è in grado di fare.
Il nuovo vantaggio sembrava così logica conseguenza di tutto questo: Francesco Totti, con la doppietta di oggi arrivato a sole 4 marcature da Nordhal, con ben 221 reti all'attivo, batteva nuovamente Viviano, stavolta con un tocco magistrale di esterno
destro, su assist (ironia della sorte) proprio di Destro.
L'impressione maturata fino a pochi istanti dalla conclusione del primo tempo era che, malgrado una buona Fiorentina, la Roma aveva mostrato una marcia in più, ed il vantaggio fin lì conseguito non rendeva il giusto merito ad una prestazione spumeggiante.
Ma proprio sul finale della prima frazione di gioco, ancora una volta Totti dal limite dell'area scoccava un gran destro così potente da piegare le mani aViviano: 3-1 e tutti (come si suol dire) a prendere un thè caldo. Con la temperatura polare che aveva raggelato i coraggiosi tifosi accorsi all'Olimpico senza dubbio la soluzione migliore.
Impossibile non menzionare la pessima serata dell'arbitro Banti, addirittura inspiegabile quando non espelleva (e sarebbe stato sacrosanto) il centrocampista viola Olivera, reo di aver appoggiato per qualche secondo i tacchetti sulla coscia del malcapitato Pjanic, a terra dopo in contrasto di gioco. Addirittura solo ammonizione e giallo per Tachtisidis (proteste).
Pronti via e Montella mescolava le carte: dentro El Hamdaoui e Mati Fernandez al posto di Olivera e Cassani.
Ed era una partenza davvero "sprint" per gli uomini del tecnico di Pomigliano D'Arco: su cross dalla sinistra di Borja Valero era proprio il centravanti neo-entrato El Hamdaoui, lasciato inspiegabilmente solo dalla difesa romanista, a superare di testa Goigoechea e a riaprire un match che la Roma fin lì aveva avuto saldamente in pugno.
Da lì in poi la partita è diventata ancora più avvincente. La Roma ha avuto il torto di sprecare una quantità esagerata di occasioni. In particolar modo Destro ha sciupato l'impossibile,e come sappiamo nel calcio questo può diventare letale. Perchè non basta
essere superiori nel gioco e nelle palle-goal costruite. Il tutto va comunque adeguatamente concretizzato.
Così la Fiorentina è riuscita, approfittando dell'imprecisione degli
attaccanti giallorossi, non solo a restare in partita. Ma addirittura a sfiorare il pareggio, negato nel finale da un intervento prodigioso di Goigoechea, che deviava in calcio d'angolo un sinistro ravvicinato di Seferovic, subentrato ad un dignitosissimo Toni.
Il cuore dei tifosi romanisti rischiava di capitolare quando sul corner
susseguente un'uscita da brividi del numero 1 uruguayano portava l'ennesimo ex (Aquilani) ad andare davvero ad un passo dal pari: salvataggio miracoloso di Bradley sulla linea.
La girandola di emozioni per tutti i presenti e per coloro che invece avevano scelto di soffrire davanti al teleschermo non era tuttavia terminata.
Altra ripartenza fulminante della Roma, con Totti stavolta prezioso uomo assist che forniva ad Osvaldo, da poco subentrato a Destro, la palla del definitivo 4-2.
Un boato assordante e quantomai liberatorio, in una serata a dir poco memorabile. Ormai il cronometro, inesorabile, non dava più alcuna speranza alla Fiorentina.
Era il quarto successo consecutivo per il team di Zeman, stavolta maturato contro un avversario di indubbio valore e di caratura decisamente superiore a quella delle ultime formazioni superate (nell'ordine: Torino, Pescara e Siena).

Una Roma entusiasmante sul piano del gioco e della tenuta atletica, che forse soltanto nel finale ha rallentato leggermente, prima di assestare il colpo decisivo con Osvaldo.
Si trattava di una partita fondamentale per confermare i progressi evidenziati dai giallorossi e per poter riaprire il discorso relativo alla Champions  League.Un successo che infatti ha fruttato per ora l'aggancio alla Fiorentina, in attesa del confronto tra Inter e Napoli di Domenica sera, dove qualcuno dovrà pur perdere dei punti, e della trasferta non proprio agevole (anche per questioni meteorologiche) della Lazio in quel di Bologna, nella serata di Lunedì.
Detto della squadra, qualche considerazione sui singoli. Per Totti ormai abbiamo esaurito gli aggettivi. Segna, fa segnare, corre, si danna l'anima. In un solo verbo: illumina.
Destro stavolta ha sciupato troppo e la sua imprecisione sarebbe potuta costar molto caro alla Roma. Ma il ragazzo va comunque giustificato, dopotutto le sue reti nelle ultime partite hanno fruttato punti importantissimi alla squadra. Difesa molto bene, a dispetto di uno schieramento non felicissimo in occasione delle due reti
viola. E stavolta la novità è costituita dal fatto che anche gli esterni bassi hanno sfoderato una prestazione convincente. In particolare molto bene Balzaretti, finalmente. Unostantuffo sempre pronto a proporsi sulla sua fascia di competenza.
Portiere diciamo così così. Non impegnatissimo dalle conclusioni avversarie, nel finale ha tirato fuori un intervento miracoloso per salvare la propria porta da un tiro ravvicinato di
Seferovic. Sul calcio d'angolo susseguente però si è reso protagonista di un'uscita davvero maldestra, che solo per la sapiente prontezza di Bradley,rimasto a presidiare la linea di porta, non ha arrecato danni letali.
Il centrocampo si è mosso bene: buona prova di Tachtsidis, nella consueta posizione di regista, ottimo (ed ormai non è una novità) il dinamismo di Florenzi, oltretutto vicinissimo al goal del 4-2 con un perentorio colpo di testa respinto d'istinto da Viviano; positiva anche la partita di Bradley, anche lui nella lunga lista di giocatori della Roma che per un niente non sono riusciti ad andare a segno. Nella ripresa poi la linea mediana è stata ridisegnata da Zeman, quando ha sostituito Tachtsidis e Florenzi rispettivamente con de Rossi e Perrotta.
I neoentrati hanno indubbiamente fornito il loro prezioso apporto, in un momento della partita in cui c'era bisogno di fare densità davanti alla difesa.
Del reparto offensivo giallorosso abbiamo praticamente già detto, ad eccezione di Pjanic, la cui prova stavolta, sia sul piano del dinamismo che (come al solito) della qualità è stata davvero confortante. E va sottolineato come il bosniaco si stia applicando con grandissimo impegno in un ruolo (quello di esterno destro del tridente d'attacco) che in precedenza non aveva mai ricoperto.
Che dire, serata eccezionale per la Roma e per i suoi tifosi. Era una "partita nella partita", con una nutrita serie di giocatori (e non solo) ex giallorossi ed ora nella Fiorentina.
Come abbiamo già detto la migliore prestazione stagionale della Roma fin qui ammirata, in termini di continuità nell'arco della stessa partita. Con l'unico difetto, se proprio si vuole andare a cercare il pelo nell'uovo, di aver sciupato troppo sotto porta,rischiando di pareggiare una partita nella quale la Roma avrebbe dovuto vincere senza problemi, per quanto espresso sul campo.
Adesso si torna in campo già Martedì sera, si spera in un clima meno
impossibile, in coppa Italia contro l'Atalanta.
"Gli esami non finiscono mai", come diceva Eduardo De Filippo. E allora diamoci dentro, la Roma è in ballo e continuasse a ballare alla grande. Come è nelle sue corde.

domenica 2 dicembre 2012

La Roma cala il tris e stende il Siena di Andrea Marta

"Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare". Il che riportato alla situazione della Roma, dopo l'inopinato derby dell'11 Novembre scorso, significava che non sarebbe bastata la volontà di rialzarsi, contro Torino, Pescara e Siena. Da lì in poi sarebbe contato solo vincere, per risalire in classifica e restituire il morale ai tifosi.
E così è stato. La Roma, reduce dai due successi consecutivi ottenuti pur senza entusiasmare a spese di Torino e Pescara, è riuscita a centrare il terzo successo di fila espugnando il per niente facile terreno del Franchi di Siena.
Squadra, quella guidata da Cosmi, che alla vigilia dell'incontro odierno con la Roma sembrava avere tutte le caratteristiche per poter rendere vita difficile ai giallorossi, non disponendo di un potenziale offensivo temibilissimo, ma dotata di una difesa coriacea ed imbattuta (compresa la gara di coppa Italia vittoriosa contro il Torino) da ben 5 gare.
Chi sapeva questo di certo non si aspettava una passeggiata degli uomini di Zeman, e puntualmente il primo tempo ha confermato tutti i timori della vigilia.
Rispetto a quanto visto nelle ultime positive esibizioni, il tecnico boemo rilanciava Tachtsidis in cabina di regia, riportando Bradley accanto all'inossidabile Florenzi in posizione di intermedio. Davanti, visto il forfait di un acciaccato Osvaldo, Destro veniva spostato in posizione di attaccante centrale, quella a lui più congeniale, con
Totti come sempre a svariare su tutto il fronte offensivo e (questa è stata la vera novità) Miralem Pjanic esterno destro del tridente d'attacco. Relegato dunque ancora una volta al ruolo di riserva il giovane Nico Lopez.
Diciamo subito che nei primi 45 minuti le cose non hanno girato per il verso giusto: la Roma è apparsa poco incisiva davanti, creando qualche occasione (su tutte un destro fortissimo di Totti su punizione dal limite dell'area, sventato miracolosamente dal portiere senese Pegolo) solo su iniziativa dei singoli; di per contro il Siena, sfruttando le sue armi migliori, si chiudeva e ripartiva in velocità negli spazi, riuscendo più volte a mettere in affanno il pacchetto arretrato romanista. Fortuna che Marquinhos, autore dell'ennesima prestazione impeccabile e priva di sbavature, sembrava poter fronteggiare in modo eccellente ogni situazione di pericolo per la sua squadra.
Non al punto tuttavia di impedire, su azione susseguente a calcio d'angolo, che il suo connazionale Neto, difensore centrale della squadra allenata da Serse Cosmi, punisse la Roma con un perentorio colpo di testa che trafiggeva un Goigoechea non apparso nell'occasione particolarmente reattivo.
Si andava al riposo così con la Roma sotto di una rete, una prestazione piuttosto abulica e la preoccupazione di dover recuperare una gara purtroppo fattasi in salita.
Ma è proprio lì che i giallorossi hanno avuto il merito di non mollare malgrado le difficoltà. L'undici guidato da Zeman ha mostrato, sin dai primi attimi della ripresa, di voler risalire la china, non dandosi per vinta. Così, a furia di attaccare, è arrivato prima il pareggio di Destro (servito da Florenzi) su colpo di testa da due passi; quindi, ad una manciata di minuti dal triplice fischio finale, è stato addirittura il "veterano" Simone Perrotta (subentrato ad un non brillantissimo Tachtsidis) a suggellare la rimonta giallorossa: incertezza della difesa toscana, il campione del mondo non ci ha pensato due volte e dal limite dell'area si è avventato sul pallone,battendo Pegolo con una rasoiata che lemme lemme ma precisa si è andata ad infilare proprio all'angolino. Tripudio dei tifosi romanisti accorsi in Toscana ed entusiasmo alle stelle. Un vantaggio meritato per quanto espresso dalla squadra specialmente nella ripresa. La Roma non si è fermata e sulle ali dell'entusiasmo ha trovato persino il modo di arrotondare il risultato: contropiede magistrale, guidato sapientemente da un Totti che continua a sfornare prestazioni d'autore, rapido cambio di direzione di Pjanic che serviva Destro di nuovo a segno, stavolta con
un sinistro che infilzava per la terza volta l'incolpevole Pegolo.
Diciamo che, soprattutto per come si era messa la partita e per la scarsa incisività mostrata dalla squadra nel primo tempo, questi tre punti, decisamente meritati, possono veramente essere considerati "oro colato". La Roma, come abbiamo già sottolineato, era attesa ad una conferma dei progressi visti nelle recenti uscite contro un avversario rognoso e poco incline a fare regali, specie sul proprio terreno.
E' piaciuta molto la caparbietà con la quale i giallorossi, anzichè smarrirsi dopo lo svantaggio, si sono presentati all'ingresso in campo per una ripresa nella quale hanno sfoderato gioco e carattere. Una vittoria che a dirla tutta non cambia in maniera radicale la classifica, dato che praticamente tutte le squadre che precedono i capitolini hanno vinto. Ma che infonde tanta fiducia per l'immediato futuro, in attesa della prossima importantissima prova contro la Fiorentina di Montella, Sabato prossimo allo stadio Olimpico. Un elogio particolare lo merita Simone Perrotta, che dato da molti per finito, a 35 anni suonati ha dimostrato come spesso nel calcio la differenza non la fa la carta d'identità, ma la tenacia, l'abnegazione, la voglia di non darsi per vinto. Proprio quella stessa voglia che ha consentito alla Roma in quel di Siena di capovolgere a proprio favore una situazione che si era fatta molto complicata.

Andrea Marta

domenica 25 novembre 2012

La Roma non brilla ma vince ancora di Andrea Marta

Se un extraterrestre fosse sceso all' "Adriatico" di Pescara oggi pomeriggio e avesse dato un'occhiata agli ultimi 10 minuti della partita disputata tra Pescara e Roma, si sarebbe stropicciato gli occhi.
Anche Zdenek Zeman, spesso tacciato di un'ossessiva intransigenza tattica e fedeltà assoluta al suo inossidabile 4-3-3, ha capito che era il momento più che altro di tener botta, per non aver saputo chiudere come avrebbe dovuto prima la partita, nel corso dei precedenti 80 minuti di gioco.
E così, usciti Destro (match-winner) ed uno spento Osvaldo, la Roma si è ritrovata a giocare nel finale con l'intramontabile Totti unico riferimento offensivo, con Marquinho a supporto. Diciamo subito che i giallorossi hanno raccolto un meritato successo, in un'altra giornata in cui era il risultato ciò che contava di più. Se non altro, per dare continuità alla preziosissima vittoria ottenuta nel "Monday night" scorso all'Olimpico contro il Torino di Ventura.
I tre punti sono dunque nuovamente arrivati, a fronte di una prestazione però non esaltante, specie per quanto riguarda la fase offensiva, dove la squadra ha creato sì occasioni, ma meno del solito.
La Roma è stata protagonista di un avvio incoraggiante, prendendo da subito l'iniziativa. Ed ha anche trovato molto presto il vantaggio: al 5° minuto fucilata di Totti, su punizione, da posizione piuttosto distante dalla porta e defilata. Tanto per intenderci lato Tevere, se fossimo stati all'Olimpico.
Perin, estremo difensore abruzzese, ha respinto in modo difettoso, complice a dire il vero un rimbalzo del pallone proprio in prossimità della porta, e Destro da due passi è stato il più lesto a ribadire in rete: 0-1 e gara sbloccata.
Roma aggressiva al punto giusto e che pressava alta, con Marquinhos in grado
di confermare il suo ottimo stato di forma (ormai una certezza per il reparto arretrato, nonostante la
sua giovanissima età) e Bradley mossa azzeccata da Zeman, così del resto come contro il Torino, dato che la sua posizione da centrale di centrocampo davanti alla difesa sembrava garantire alla squadra quell'equilibrio da tempo cercato.
Eppure, anche di fronte ad un Pescara abbastanza in disarmo ed apparso completamente privo di idee per provare almeno a riprendere la partita, i giallorossi hanno avuto il torto di non affondare i colpi con sufficiente "cattiveria". La qual cosa è stata poi anche motivo di autocritica da parte dello stesso Zeman nel corso della
conferenza post-match. Da annotare poco dopo la mezz'ora un cross pennellato di Totti per la testa di
Destro, con Perin che nella circostanza si è superato ed ha sventato in angolo un raddoppio della Roma ormai certo.
Ma nel complesso l'impressione emersa durante i primi 45 minuti è stata quella di una Roma che dopo il quasi immediato vantaggio si è un pò accontentata, limitandosi a controllare più che impegnarsi in modo deciso a cercare il 2° goal che avrebbe probabilmente steso definitivamente gli avversari.
In avvio di ripresa, quasi a voler correggere prontamente i difetti evidenziati nella prima frazione di gioco, i giallorossi sono nuovamente partiti a spron battuto, mostrandosi convincenti e decisi a bissare la rete messa a segno da Destro.
Ma il raddoppio non è arrivato: lo stesso Destro è stato l'uomo sui cui piedi sono arrivate quasi tutte le opportunità che la Roma ha costruito. Molto bravo in occasione del goal del vantaggio, l'attaccante originario di Ascoli Piceno si è battuto in modo gagliardo, oltretutto in un ruolo (quello di esterno destro nel tridente zemaniano) a lui non particolarmente gradito; ha corso, ha lottato, si è dannato l'anima. Peccato soltanto che come detto non sia riuscito ad andare a segno ancora, perchè l'avrebbe senz'altro meritato per la generosità della sua prestazione.
Chi ha deluso e non poco del reparto avanzato è stato Osvaldo, apparso in ombra e molto meno mobile rispetto a Destro.
Fortuna che il capitàno Francesco Totti, la cui forma fisica a dispetto della carta d'identità lascia quasi pensare ad un "elisir di giovinezza", ha preso per mano la squadra nel 2° tempo, conservando specialmente nei minuti finali il controllo del pallone e conducendo i compagni ad un successo davvero importante.
La scarsa brillantezza della fase offensiva non ha dunque consentito alla Roma di chiudere una partita ampiamente alla portata, non fosse altro per la scarsa consistenza tecnica degli uomini del neo-allenatore Bergodi (per lui oggi praticamente un derby, visti i suoi trascorsi calcistici).
E così, come spesso accade nel calcio, ciò che sembrava abbastanza scontato, non lo è più stato.
E' bastato l'ingresso di Weiss, subentrato allo spento Quintero, per ridare speranze al Pescara: abruzzesi rivitalizzati dal fatto di essere malgrado tutto ancora nelle condizioni di poter riprendere il match per i capelli, manovra più vivace, pubblico che ha ripreso coraggio.
In realtà, è bene questo sottolinearlo, fatta eccezione per un paio di potenziali pericoli nel finale di gara (su tutti il pericolosissimo tentativo di Abbruscato prontamente rintuzzato da Piris) la Roma non è andata mai in sofferenza. Ed è questo un dato da considerare con soddisfazione: proprio la fase difensiva, oggetto di critiche feroci e per certi versi più che legittime, visto che la media dei goals subiti dalla Roma aveva superato le 2 reti a partita, è parsa più affidabile nelle due ultime uscite, contro Torino e Pescara.
Di certo non c'è da esaltarsi, soprattutto gli avversari odierni non potevano almeno sulla carta (con appena 9 reti all'attivo il peggior attacco del torneo) costituire un ostacolo insormontabile, anche per una Roma ancora alla ricerca dei suoi equilibri.
Ma tre punti dovevano essere e tre punti sono arrivati. Era questo, in fondo, l'obiettivo minimo da raggiungere. Un successo che consente agli uomini di Zeman di trovare un minimo di serenità, dopo un avvio di stagione caratterizzato da alti e bassi ed accompagnato da polemiche piuttosto roventi.
Per il tecnico boemo, poi, si è trattato quasi di una "partita nella partita", visto che è tornato nel palcoscenico dove l'anno scorso, dopo la bellezza di quasi 20 anni, è riuscito nell'impresa di riportare la compagine abruzzese nella massima serie.
E' bello pensare che anche in un mondo sempre più in balia di soldi, riflettori e telecamere, ci sia ancora spazio per il cuore. Quello stesso cuore che oggi sarà sicuramente battuto forte nel petto di Zeman e dei tifosi del Pescara, nel momento di scendere in campo. Ritrovandosi, seppur da avversari, dopo aver vissuto insieme una favola indimenticabile.
La Roma, nel frattempo, per la prima volta in questo campionato è riuscita a mantenere imbattuta la propria porta per due gare consecutive. E' sicuramente un segnale incoraggiante, anche se la strada è ancora lunga e nessuno si deve illudere che tutti i problemi siano risolti. Ma da sempre, lo si sa, nel calcio le vittorie costituiscono la "medicina migliore" per andare avanti e guardare con fiducia al futuro.
Quello stesso futuro che ora riserverà ai giallorossi un'altra trasferta insidiosissima e che per tradizione ha presentato da sempre grandi difficoltà: quella di Siena.
Dove ad aspettarci ci sarà il "romanista" Serse Cosmi. Servirà una Roma da "battaglia" per strappare dal Franchi un risultato positivo.

Zeman ed i suoi uomini, sono avvisati.

Andrea Marta

martedì 20 novembre 2012

"La Roma rialza la testa" di Andrea Marta

Salve a tutti,
sono Andrea Marta ed avrò da qui in poi il piacevole "compito" di commentare su questo blog le partite dell'As Roma. Sara'un appuntamento fisso che ci accompagnera' domenica dopo domenica.

Roma che dunque torna alla vittoria, in una partita che si preannunciava molto ostica e nella quale contava maledettamente solo il risultato.
Come fosse un film già visto, l'avvio dei giallorossi è stato estremamente promettente, con una velocità di manovra che consentiva più volte ai capitolini di sfiorare il vantaggio. Tutto questo specialmente nei primi 20 minuti della partita.
Ciò che appariva frenare la Roma più che altro si è rivelata la forma non ottimale di alcuni suoi elementi: Osvaldo, che in non perfette condizioni fisiche sciupava abbastanza sotto porta; Balzaretti, da inizio stagione quasi "lontano parente" del giocatore ammirato in quel di Palermo; lo stesso Pjanic, reduce dalle polemiche con Zeman per esser stato fin qui impiegato raramente, partiva bene come la squadra, ma altrettanto rapidamente smarriva brillantezza.
Dicevamo di un avvio positivo per la Roma, ma come in altre occasioni subito dopo il gioco subiva un vistoso rallentamento, fino a diventare prevedibile e facilmente controllabile da un Torino che non a caso possiede una delle difese meno battute del torneo.
I piemontesi ad ogni modo nella prima frazione di gioco non si sono praticamente quasi mai resi pericolosi in avanti, anche se di certo non erano venuti all'Olimpico con la velleità di disputare una gara d'attacco.
Si andava così al riposo sullo 0-0, con qualche rimpianto per i giallorossi per non aver concretizzato le diverse palle-goal prodotte.
Zeman ripresentava in campo lo stesso undici che aveva battuto il calcio d'inizio, con Destro comunque in rampa di lancio in previsione di un suo ingresso in campo. Passavano i minuti ma gli uomini del navigato Ventura non mostravano segni di cedimento.
Ci è voluto così un rigore molto contestato dai granata (stasera in casacca bianca) per sbloccare la partita proprio quando si stava ormai per entrare quasi nel finale e riuscire a far breccia nella difesa torinista sarebbe diventata impresa molto ardua.
E' stato Marquinho, subentrato da poco allo stremato Florenzi, ad involarsi verso la porta difesa dall'attento Gillet e a subire quello che l'arbitro di porta ha ritenuto azione fallosa da parte dell'arcigno centrale difensivo Ogbonna, al rientro dopo un infortunio che l'aveva costretto ad un lungo stop.
Ventura, allenatore dei granata, ha gridato tutta la sua furia contro le telecamere per la discussa decisione arbitrale. Dal dischetto Osvaldo batteva il portiere torinista, spiazzandolo, con un destro morbido e preciso.
Lo svantaggio ha dunque innervosito il Torino, che comunque non si è subito arreso, mentre la Roma ha sfiorato più volte il raddoppio, continuando a sciupare diverse occasioni, come fatto nella parte precedente della partita.
Finquando Miralem Pjanic, autore fin lì di una prestazione tutt'altro che esaltante, riusciva a scoccare un gran destro da fuori area che complice una deviazione di Gazzi, trafiggeva nuovamente Gillet.
Tre punti fondamentali e senza ombra di dubbio meritati per la Roma, malgrado le polemiche per un calcio di rigore molto contestato, in cui tecnicamente l'intervento di Ogbonna sul lanciato a rete Marquinho è stato ritenuto "danno procurato".
Nel complesso i giallorossi hanno concesso poco dietro ed hanno prodotto numerose occasioni in avanti, sprecando forse troppo.
Ma va bene così, l'importante era rialzare prontamente la testa dopo i recenti risultati (derby compreso) che hanno lasciato l'amaro in bocca ai tifosi.
Ora si cerca un pò di continuità, quella che a detta di Zeman manca da inizio stagione. E, da questo punto di vista, i prossimi due impegni di campionato, entrambi in trasferta, sui campi difficili ma non impossibili di Pescara e Siena, costituiranno un importante banco di prova.
In chiusura non possiamo non sottolineare la prova magistrale di Marquinho, centrale difensivo brasiliano della Roma di soli 18 anni.
A vederlo sembra già un veterano. Un ragazzo che, se non si monterà la testa, potrà senza dubbio diventare un vero campione.

Andrea Marta