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domenica 16 novembre 2014

Correndo di Ulderico Conti

Corri 





Respira
Senti quel senso di ebbrezza invadere abusivo i tuoi polmoni
Alza gli occhi e immagina
Apri gli occhi e sogna
Il corvo che ti osserva è solo il ricordo del tuo umore nero
Caccialo via col tuo sorriso
È ora
Corri
Lascia la terra sotto le scarpe
Metti la voglia sulle ginocchia
Ascolta il tonfo
Aria di vita aspetta la tua brama
Cercala
Scopriti viva
Scegli
Senti quanto è leggero il cuore
Potresti morire ora
Rischi di vivere ora
Chi ti salverà
Cosa ti dirai quando la incrocerai allo specchio
Corri
Scappa via da lei
Insegui senza fiato quella che già sei
Bisogna perdersi per ritrovarsi
Bisogna aver corso per sapere dove andare
Senti il profumo
Ascolta le cicale
E tu dove sei
Paurosamente persa

Stupendamente persa

venerdì 19 settembre 2014

Pace a voi di Ulderico Conti

Chi vuole la guerra? C'è qualcuno che conosciate che vada in giro cercando di fomentare una guerra mondiale?
Se rispondete si a questa domani allora probabilmente frequentate con una certa assiduità ospedali psichiatrici o fabbriche di armi..
In generale, almeno nel cosiddetto "mondo occidentale" non esiste persona che sia così politically uncorrect da schierarsi per il conflitto planetario. Spesso si ascoltano discorsi sulla necessità di portare una cultura di pace, preservare le diversità, abbattere le diseguaglianze; negli ambienti "culturalmente più evoluti" parlare di guerra è quasi tabù, se si pronuncia solo la parola si rende necessario esorcizzare i brutti pensieri che essa evoca accompagnandola con aggettivi o sostantivi fino a spingersi al limite dell'ossimoro: "guerra preventiva", "missione di pace", "guerra al terrorismo" etc.
Per l'elite culturale serpeggia un ostentato pacifismo.
Ma che significa essere "pacifisti"?
Tifare per la pace?, perché (mi chiedo nuovamente) c'è qualcuno sano di mente che tifi per la guerra?
Mi sono chiesto se anche io sono pacifista.
Non lo so...almeno...ancora non so rispondere con coerenza, senza essere retorico o contraddittorio.
È evidente che anche io preferisca la pace, che sia "pacifico", ma essere pacifisti, dicevo prima, vuol dire questo?
Credo che la maggior parte delle persone se interpellate potranno rispondere alla domanda:"cos'é la pace?" Con:"l'assenza di guerra".
Io non credo che sia esattamente così.
In questo momento storico la Pace rappresenta qualcosa di più, il "creare una cultura di pace" è un concetto molto meno pratico e molto più filosofico, con implicazioni etiche, culturali, religiose che rendono molto più complesso il panorama e recano con se tutte le contraddizioni, incoerenze e contrapposizioni che fanno della pace un "problema".
Proviamo a dare uno sguardo d'insieme.
Se la pace fosse un punto di partenza da preservare e difendere, allora vorrebbe dire che qualunque conflitto fosse esso religioso, politico o territoriale, andrebbe condannato e sedato con una decisa condanna. Si ma come?
Se la pace invece si sentisse come un punto di arrivo, un obiettivo da raggiungere considerando la conflittualità un elemento presente da combattere allora vorrebbe semplicemente dire che nel momento attuale non siamo in una fase di "assenza di guerra"...lascio a voi la conclusione.
È qui che non riesco a trovare coerenza con la mia volontà di "essere in pace".
Mi sembra che il concetto di pace in se porti inevitabilmente alla guerra, non solo per la semplice definizione ad contra, ma perché non esiste motivo di pulire se prima non si è sporcato.
Mi sembra questo il problema del dirsi pacifisti secondo l'uso comune, è come se si fosse tifosi di una squadra di calcio e si sperasse tutte le domeniche che piova perché la partita venga rinviata.
Ad un certo punto bisogna fare i conti con il mondo, bisogna scegliere, bisogna anche definire ciò che è giusto, distinguerlo da ciò che non lo è. Il primo conflitto da evitare è quello con la propria coscienza, sapere, o meglio, voler sapere, ciò che per noi stessi è un ideale per cui combattere è l'unico modo di trovare pace.
La pace che si poggia su scelte non fatte, assenze di giudizio, libertà costrittive e soffocanti, ci costringe ad un mondo in eterno conflitto.
Naturalmente ciò di cui parlo non è la dimensione privata di ognuno di noi, quello che vorrei fosse scelto con chiarezza è l'indirizzo pubblico.
La responsabilità che dobbiamo assumerci è quella della "scelta pubblica", quella di pensare oltre le mura della nostra casa a ciò che è bene, a quello che dovremmo fare perché altri come noi possano scegliere, perché si possa pensare ad un dopo di noi coerente, equo, libero e giusto!
Crisi di valori, mancanza di prospettive, assenza di riferimenti, sono questi gli argomenti della/e crisi, quella di casa nostra come quella del "mondo occidentale", a pensarci bene però, cambiando le parole le stesse cose diventano i "pilastri imprescindibili della società moderna" per alcuni.
Allora "crisi di valori" diventerà "riconsiderazione del concetto di famiglia" oppure "modernità e avanzamento delle idee", i valori non ci saranno più come tali ma come surrogati posticci da combattere o avallare a secondo dei gusti, la giustizia sarà giustizialismo o garantismo, l'onestà sarà assenza di scaltrezza o mancanza di capacità imprenditoriale, la carità sarà buonismo e la prossimità umana debolezza. L'essere religiosi, vorrà dire avere una dimensione culturale limitata e l'occuparsi della cosa pubblica il cercare un tornaconto personale.
Tutto è il contrario di tutto e in questo la guerra rimane dentro di noi, nella nostra vita nella quotidianità.
È scandaloso vedere un uomo che viene decapitato davanti ad una telecamera, è scandaloso pensare che qualcuno possa togliere la vita a qualcun'altro. Ma lo è perché la vita è sacra in se o perché quel signore vestito di nero che sproloquia su religione e guerra Santa è la trasposizione di ciò che riconosciamo come male?

Troppo facile così, troppo comodo vedere il brutto e cattivo che taglia le teste e dire "io sono per la pace", siamo pronti a combattere per la pace? Siamo capaci di capire per cosa stiamo combattendo? Se terra, onore, famiglia, giustizia, Dio etc. Non sono più le nostre priorità per cosa ci stiamo lamentando?, cosa ci scandalizza?...siamo già in ginocchio e la testa che rotola è già la nostra.

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giovedì 28 agosto 2014

Libertà di Ulderico Conti

AIUTATEMI a capire, cos'è questa cosa che chiamate libertà?
Ho cercato di essere libero ma poi ho cominciato a chiedermi: "da cosa?" "Per cosa?"
Prima ho pensato che essere liberi significasse non dipendere da cose o persone ma... A cosa varrebbe non sentirsi in obbligo o diritto di usare oggetti che semplificano la nostra vita e, soprattutto, come si potrebbe non dipendere dagli altri.
Capiamoci. Quando dico che non si può non dipendere dagli altri intendo che non riesco ad immaginare, o meglio mi rattristerebbe, un'esistenza in cui qualcuno potesse sentire di bastare a se stesso, senza avvertire il bisogno di condividere la propria solitudine con la solitudine altrui.
Si può essere soli in mezzo a centinaia di persone ed è il normale e triste vivere di un sognatore, ma non si può non considerarsi parte di un tutto, dipendenti dal nostro destino di vivere fianco al fianco con altri malcapitati. Coloro che si vantano di bastare a se stessi, di non aver bisogno di nessuno, di essere dei solitari, o parlano ad uno specchio o chiedono a chi li ascolta disperatamente aiuto, perché lo specchio non li sopporta più e loro non sopportano più ciò che in lui si riflette.
Dipendere da qualcuno è una necessità primaria per un animale evoluto, come bere e mangiare, fa parte di quello che distingue gli uomini dalle altre specie, la capacità di provare sentimenti, in sostanza di amare.
L'amore, in tutte le sue declinazioni e sfumature, impone la dipendenza. Non si ama, e non si può farlo, senza sentire la necessità di avvicinare a noi l'oggetto del nostro amore. Chiaramente la vicinanza può essere fisica o solo ideale, addirittura immaginifica se si vuole, e l'oggetto del nostro Amore può essere un amante o un familiare, un amico o addirittura un semplice conoscente. Qualunque persona sia riuscita a prendere un piccolo spazio nella nostra vita è, per ciò stesso, un soggetto dal quale volontariamente o no dipendiamo. Naturalmente il grado di dipendenza sarà tanto più elevato quanto più forte è il legame che si crea e di conseguenza il timore di perdere o far diminuire il piacere che la vicinanza o il semplice pensiero procurano in noi.
La malinconia e la nostalgia sono gli indici della nostra dipendenza e proprio perché nascono da essa, e quindi dall'Amore, portano con se quel sapore dolce che si nasconde infondo all'amarezza.
Allora la libertà per me sarà quella dalle ossessioni, dalle malattie, dalle deviazioni autarchiche del nostro cervello. Se ci fidassimo del nostro cuore non desidereremmo essere liberi, desidereremmo che qualcuno abbia voglia di incatenarsi con noi, brameremmo disperatamente non sentire più il senso di solitudine, perché un uomo che non dipenda dai propri sentimenti è un bellissimo albero da frutto che secca in un giardino abbandonato.

giovedì 21 agosto 2014

Coerenza di Ulderico Conti

Mi disturba la coerenza. Semplicemente mi risulta oscena l'idea che ci si possa convincere e addirittura essere orgogliosi dell'essere coerenti quando questo risulta funzionale alla creazione del nulla. Per quale motivo un gesto inopportuno offensivo o mancante di umanità dovrebbe essere meno deprecabile quando coerente con la distanza e magari l'antipatia tra le persone?
Se i cattivi fossero coerenti sarebbero meno cattivi? E se i buoni fossero incoerenti la loro indole ne sarebbe sacrificata?
La coerenza non è un valore è un'ancella. Il valore è ciò a cui la coerenza è destinata. L'odio o l'indifferenza "coerenti" non traggono valore dal loro aggettivo, così come l'amore e la vicinanza "incoerenti"  non traggono disvalore dal loro. Perfino la falsità di un gesto incoerente è più apprezzabile dell'autentica cattiveria di un gesto coerente. Nella falsità, infatti può trovarsi la speranza o l'illusione, nella cattiveria solo la coerente aridità.
È triste il destino di chi per coerenza coltiva inimicizia, ma ancor più triste quello di chi negli uomini apprezza l'aridità coerente piuttosto che l'amore incoerente, perché chi ama così come chi odia conosce, infondo, la straordinaria follia delle ragioni del cuore, chi è coerente con se stesso conosce solo i limiti del proprio grigio intelletto