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giovedì 9 marzo 2017

Il capitale umano come motore dei processi di cambiamento in un'azienda.

Come fare per attirare i migliori talenti all'interno di un team, ma sopratutto come si fa a farli rimanere. Me lo chiedo spesso e per provare a rispondere parto da una riflessione: tirare fuori un annuncio di lavoro nel momento del bisogno, vuol dire avere la presunzione di selezionare il talento tra coloro che rispondono, con la velocità di dover coprire un posto vacante. Spesso il risultato di medio periodo è un buco nell'acqua. Per evitare errori bisogna lavorare sulla capacità di acquisire i talenti, stabilendo in maniera continuativa contatti con potenziali candidati ready to go, ma sopratutto cercando di intercettare anche chi pur non disponibile al momento, possa essere interessato in futuro.
In questa fase di creazione di un network mirato, i talenti sono attratti da organizzazioni dove si sviluppi e accresca il sapere e il loro "empowerment", dove sia chiaro il metodo di lavoro, dove ci sia un riconoscimento del merito e dove infine attraverso autonomia e responsabilità si possa progredire nella scala gerarchica. Nessuna organizzazione, nemmeno la più evoluta, può sopravvivere senza un sistema interno capace di riconoscere e far salire i migliori e far scendere i peggiori. 
I sistemi di selezione attuali purtroppo non rispondono alle strategie di medio periodo delle aziende e diventa necessario per ogni organizzazione aziendale un processo di acquisizione strategica dei talenti, per rendere il processo selettivo efficiente e così contribuire al vantaggio competitivo dell'azienda. 
Ma una volta acquisiti i talenti, bisogna saperci lavorare. Faccio un esempio. Ieri ci siamo tutti entusiasmati per la rimonta del Barcellona. Doveva recuperare 4 goal al PSG ed è stata capace di farne 6 tra le mura amiche. Questo ovviamente non è un risultato di ieri, ma è il frutto del lavoro della società blaugrana negli ultimi quindici anni. Lavorando bene su questi campioni, gli atleti sono stati capaci di sviluppare il proprio talento trasformandolo in risultati, esprimendo la differenza competitiva verso una squadra ricca di campioni strapagati come quelli del PSG.
Tutto nasce però dal saper riconoscere il “Messi” nella fase di selezione, nel saperlo rendere visibile ai vertici aziendali, nel tener monitorata la sua motivazione e nel remunerarlo correttamente in modo che non ci sia disallineamento oggettivo tra il valore reso e il pacchetto economico, altrimenti il rischio è che dopo aver lavorato tanto con Messi, questo vada via.
L’organizzazione aziendale vincente ha quindi l’obbligo di implementare un processo di valorizzazione dei talenti, attraverso programmi di formazione del personale interno o rafforzando le professionalità già esistenti.

La nuova e diversa attenzione prestata a questo tema in questi anni si deve, in larga misura, all'affermazione della centralità del capitale umano nei contesti organizzativi quale vero motore dei processi di cambiamento e innovazione. 

venerdì 22 maggio 2015

Un lavoratore assunto a tempo indeterminato da un'agenzia per il lavoro non ha un contratto di serie B

Lo staff leasing reintrodotto dalla finanziaria 2010 e per lungo tempo sottoposto ad attacchi, è un contratto di qualità che coniuga flessibilità e tutele.
Le agenzie per il lavoro in questo caso, assicurano al lavoratore continuità di impiego, oltre che una robusta dote formativa, piene tutele previdenziali e il riconoscimento della parità di trattamento con i lavoratori dipendenti dell’azienda in cui sono mandati in missione.
Alle agenzie per il lavoro deve essere riconosciuto il ruolo di soggetto privato con finalità pubblica: come operatori polifunzionali, seguono non solo l’azienda, ma anche il lavoratore dal punto di vista dell’orientamento, della formazione, di quella che è la gestione della carriera.  Proprio le agenzie, più di ogni altro attore del mercato, hanno gli strumenti per favorire la ripresa del mercato occupazionale. Spesso si dimentica ed è bene sempre ricordarlo.
Un lavoratore assunto a tempo indeterminato da un'agenzia per il lavoro  non è un lavoratore di serie B. Lo staff leasing esalta lo schema della codatorialità. E' come se il lavoratore avesse due datori di lavoro: il primo l'utilizzatore che lo impiega, il secondo l'agenzia per il lavoro che si occupa di lui nel mercato del lavoro.

mercoledì 20 maggio 2015

Sono passati 16 anni: vietato dimenticare Massimo D'Antona

Oggi 20 maggio 2015, ricorre il sedicesimo anniversario della morte del Prof. Massimo D'Antona, ucciso dalle nuove Brigate Rosse. Fu terribile: qualche giorno prima avevo sostenuto l' esame di diritto del lavoro e lui era li sorridente in aula come sempre. Quel 20 maggio ero in facoltà e la notizia sconvolse quella tiepida mattinata di maggio e lasciò noi studenti e tutti i professori, increduli e senza parole. 
Ricordarlo è un dovere e un segno di attenzione umana e civile. Non dobbiamo mai dimenticare il suo esempio e di tutti quei servitori dello Stato che hanno perso la vita per mano dei terroristi. Queste morti violente ci devono far riflettere: non devono esistere ragioni di dissenso politico o sociale che possano giustificare forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti così efferati. Oggi quindi, oltre il ricordo del Prof. Massimo D'Antona, è necessario ricordare le storie di tutte le vittime di atti terroristici e dei loro familiari che ogni giorno devono sopportare il dolore fisico e morale di avere perso i propri cari a causa di questi insensati e ingiustificabili atti di violenza. 

mercoledì 3 dicembre 2014

Il valore lavoro

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma anche un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la nostra umanità, ci fa sentire utili alla società e agli altri, contribuendo così a dar significato alla nostra esistenza. Pertanto, ognuno di noi desidera fare un lavoro che lo realizzi come uomo e che al contempo gli consenta di condurre una vita dignitosa e sicura. Questo ideale però, raramente si può raggiungere nella sua interezza.
Il lavoro appartiene alla condizione originaria dell’uomo e come diceva il Santo Padre, Giovanni Paolo II, va visto “nel quadro più ampio di un disegno divinoutile ai singoli per la realizzazione dello scopo fondamentale della loro vita”, mentre“l’impegno dell’occupazione di tutte le forze disponibili, è un dovere centrale dell'azione degli uomini di governo, politici, dirigenti sindacali ed imprenditori e, le autorità responsabili, sono preposte perché mettano mano ai provvedimenti necessari a garantire ai lavoratori la giusta retribuzione e la stabilità”.
In queste parole troviamo un invito forte a un impegno costante per tutti gli operatori del mercato del lavoro, in modo tale che fondare la nostra Repubblica sul lavoro, non rimanga solo un principio scritto nel primo articolo della nostra Carta Costituzionale.

venerdì 3 ottobre 2014

Lettera ad un insegnante

Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti,
che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso.
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti.
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri.
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare
l’eterno mistero degli uccelli nel cielo,
delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare.
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee,
anche se tutti gli dicono che sta sbagliando.
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa,
anche se tutti saltano sul carro del vincitore.
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità,
trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente,
ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere,
se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli,
perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in se stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare.
È un così caro ragazzo, mio figlio!

Abramo Lincoln, Lettera all’insegnante di suo figlio

giovedì 2 ottobre 2014

"Occorre perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro o del suo mantenimento per tutti" Papa Francesco

Il testo del discorso che Papa Francesco ha preparato per l'incontro del 22 settembre 2013 col mondo del lavoro a Cagliari.
«Cari fratelli e sorelle, vi saluto tutti cordialmente: lavoratori, imprenditori, autorità, famiglie presenti, in particolare l'Arcivescovo di Cagliari, Mons. Arrigo Miglio, e i tre di voi che hanno manifestato i vostri problemi, le vostre attese, le vostre speranze. Questa mia Visita - come dicevate - inizia proprio con voi, che formate il mondo del lavoro. Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. È una realtà che conosco bene per l'esperienza avuta in Argentina. Per questo vi dico: ¡coraggio! Dobbiamo affrontare con solidarietà e intelligenza questa sfida storica».
«Vorrei condividere con voi tre punti semplici ma decisivi. Il primo: rimettere al centro la persona e il lavoro. La crisi economica ha una dimensione europea e globale; ma la crisi non è solo economica, è anche etica, spirituale e umana. Alla radice c'è un tradimento del bene comune, sia da parte di singoli che di gruppi di potere. È necessario quindi togliere centralità alla legge del profitto e della rendita e ricollocare al centro la persona e il bene comune. E un fattore molto importante per la dignità della persona è proprio il lavoro; perché ci sia un'autentica promozione della persona va garantito il lavoro. Questo è un compito che appartiene alla società intera, per questo va riconosciuto un grande merito a quegli imprenditori che, nonostante tutto, non hanno smesso di impegnarsi, di investire e di rischiare per garantire occupazione. La cultura del lavoro, in confronto a quella dell'assistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro, dignità per ogni attività lavorativa, condivisione del lavoro, eliminazione di ogni lavoro nero. In questa fase, tutta la società, in tutte le sue componenti, faccia ogni sforzo possibile perché il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale! La vostra condizione insulare poi rende ancora più urgente questo impegno da parte di tutti, soprattutto delle istanze politiche ed economiche».
«Secondo elemento: il Vangelo della speranza. La Sardegna è una terra benedetta da Dio con tante risorse umane e ambientali, ma come nel resto dell'Italia serve nuovo slancio per ripartire. E i cristiani possono e debbono fare la loro parte, portando il loro contributo specifico: la visione evangelica della vita. Ricordo le parole del Papa Benedetto XVI nella sua visita a Cagliari del 2008: occorre »evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile« (Omelia, 7 settembre 2008). I Vescovi della Sardegna sono particolarmente sensibili a queste realtà, specialmente a quella del lavoro. Voi, cari Vescovi, indicate la necessità di un discernimento serio, realistico, ma orientate anche verso un cammino di speranza, come avete scritto nel Messaggio in preparazione a questa Visita. Questo è importante, questa è la risposta giusta! Guardare in faccia la realtà, conoscerla bene, capirla, e cercare insieme delle strade, con il metodo della collaborazione e del dialogo, vivendo la vicinanza per portare speranza. Mai offuscare la speranza! Non confonderla con l' ottimismo - che dice semplicemente un atteggiamento psicologico - o con altre cose. La speranza è creativa, è capace di creare futuro».
«Cari amici, vi sono particolarmente vicino, mettendo nelle mani del Signore e di Nostra Signora di Bonaria tutte le vostre ansie e preoccupazioni. Il Beato Giovanni Paolo II sottolineava che Gesù «ha lavorato con le proprie mani. Anzi, il suo lavoro, che è stato un vero lavoro fisico, ha occupato la maggior parte della sua vita su questa terra, ed è così entrato nell'opera della redenzione dell'uomo e del mondo» (Discorso ai lavoratori, Terni, 19 marzo 1981). È importante dedicarsi al proprio lavoro con assiduità, dedizione e competenza, è importante avere l'abitudine al lavoro. Auspico che, nella logica della gratuità e della solidarietà, si possa uscire insieme da questa fase negativa, affinché sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Portate il mio saluto alle vostre famiglie, ai bambini, ai giovani, agli anziani. Anch'io vi porto con me, specialmente nella mia preghiera. E imparto di cuore la Benedizione su di voi, sul vostro lavoro e sul vostro impegno sociale».
«Terzo: un lavoro dignitoso per tutti. Una società aperta alla speranza non si chiude in se stessa, nella difesa degli interessi di pochi, ma guarda avanti nella prospettiva del bene comune. E ciò richiede da parte di tutti un forte senso di responsabilità. Non c'è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti. Per questo occorre »perseguire quale priorità l'obiettivo dell'accesso al lavoro o del suo mantenimento per tutti« (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 32)».
«Ho detto lavoro "dignitoso", e lo sottolineo, perché purtroppo, specialmente quando c'è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia, il lavorare di domenica quando non è necessario. Il lavoro dev'essere coniugato con la custodia del creato, perché questo venga preservato con responsabilità per le generazioni future. Il creato non è merce da sfruttare, ma dono da custodire. L'impegno ecologico stesso è occasione di nuova occupazione nei settori ad esso collegati, come l'energia, la prevenzione e l'abbattimento delle diverse forme di inquinamento, la vigilanza sugli incendi del patrimonio boschivo, e così via. Custodire il creato, custodire l'uomo con un lavoro dignitoso sia impegno di tutti! Ecologia… e anche 'ecologia umanà!».

lunedì 21 luglio 2014

Il lavoratore e le agenzie per il lavoro

La scelta di avvalersi dei servizi di un’agenzia per il lavoro da parte di un lavoratore, è prevalentemente legata alla possibilità di aumentare le probabilità di trovare un lavoro a tempo indeterminato.
Il lavoro in somministrazione è in grado di favorire l’accesso a un lavoro permanente, attraverso due possibili vie, un’interna e un’esterna.
Il percorso interno, permette al lavoratore temporaneo di ottenere un impiego stabile presso l’utilizzatore dove è inviato in missione dall’agenzia. In numerose occasioni, infatti, il lavoratore temporaneo, dopo un periodo più o meno lungo, viene assunto a tempo indeterminato dall’impresa utilizzatrice.
Altra possibilità è quella per cui il lavoratore può essere assunto direttamente dall’agenzia per il lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione a tempo determinato (es: figure specialistiche rare sul mercato) o in seguito ad un contratto commerciale di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, nei casi previsti dalla legge (art.20 comma 3 dalla lettera a alla lettera i bis del D.Lgs n.276 del 2003).
Il percorso esterno permette al lavoratore di accedere con maggiore velocità, a opportunità di lavoro presso aziende diverse da quelle presso cui ha operato come lavoratore temporaneo. Grazie a tali esperienze e alla formazione che è riuscito a fare, il lavoratore è, infatti, in grado di incrementare la propria occupabilità, attraverso l’acquisizione di nuove esperienze.

lunedì 30 giugno 2014

"Quanto vorrei vedere tutti con un lavoro decente! È una cosa essenziale per la dignità umana". Papa Francesco

"Quanto vorrei vedere tutti con un lavoro decente! E'una cosa essenziale per la dignità umana". Cosi Papa Francesco in un suo tweet. 
Il lavoro non è soltanto un mezzo per vivere, ma anche un valore in sé, perché contribuisce a realizzare la nostra umanità, ci fa sentire utili alla società e agli altri, contribuendo così a dar significato alla nostra esistenza. Pertanto, ognuno di noi desidera fare un lavoro che lo realizzi come uomo e che al contempo gli consenta di condurre una vita dignitosa e sicura. Questo ideale però, raramente si può raggiungere nella sua interezza. 
Il lavoro appartiene alla condizione originaria dell’uomo e come diceva San Giovanni Paolo II, nella Sua enciclica “Centesimus Annus”, va visto "nel quadro più ampio di un disegno divino, utile ai singoli per la realizzazione dello scopo fondamentale della loro vita”, mentre “l’impegno dell’occupazione di tutte le forze disponibili, è un dovere centrale dell'azione degli uomini di governo, politici, dirigenti sindacali ed imprenditori e, le autorità responsabili, sono preposte perché mettano mano ai provvedimenti necessari a garantire ai lavoratori la giusta retribuzione e la stabilità”
In queste parole troviamo un invito forte a un impegno costante per tutti gli operatori del mercato del lavoro, in modo tale che fondare la nostra Repubblica sul lavoro, non rimanga solo un principio scritto nel primo articolo della nostra Carta Costituzionale.


lunedì 26 maggio 2014

Il ruolo di un'agenzia per il lavoro


La crisi economica, che abbiamo avuto modo di conoscere in questi ultimi 6 anni è diventata una crisi del mondo del lavoro, come dimostrano i recenti dati Istat sulla disoccupazione. 
Questa crisi  rischia di spazzare via sogni e speranze di un’intera generazione
Lavorare in un'agenzia per il lavoro ha e deve avere un fascino indiscusso, soprattutto quando puoi aiutare le persone e i giovani a lavorare e a vivere meglioLe agenzie per il lavoro si sono dimostrate in questi anni un soggetto efficace sia nell'intermediare domanda e offerta di lavoro, sia nell'inserimento delle persone in percorsi formativi e di continuità professionale, sia nell’accompagnare i lavoratori in percorsi di ricollocazione professionale.  In questo senso avvalersi di soggetti competenti e che rappresentano una vera e propria infrastruttura sul territorio consente notevoli vantaggi per persone, aziende e sistema produttivo del Paese.  
Ed ecco perché la parola flessibilità, portata avanti dalle agenzie per il lavoro non deve essere mai più confusa da nessuno con precarietà, in quanto è una flessibilità “buona” e sicura.

sabato 17 maggio 2014

La garanzia per i giovani

In questi giorni si parla sempre più spesso di European Youth Guarantee. Ma cosa è?
E’ un programma, che mira a offrire garanzie ai giovani in cerca di lavoro.La Youth Guarantee (Garanzia per i Giovani) prevede che ogni Stato Membro assicuri ad ogni persona al di sotto dei 25 anni, un'offerta qualitativamente valida di lavoro, proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio entro quattro mesi dall'inizio della disoccupazione o dall'uscita dal sistema d'istruzione formale.
L’Italia ha presentato il suo Piano Nazionale a dicembre del 2013, per circa 900mila giovani inoccupati o disoccupati che non si trovano all’interno di un percorso di formazione o istruzione. Popolazione che comprende anche soggetti sotto i 29 anni, età alla quale in Italia potrà essere estesa la misura.
L’impianto del Piano di Garanzia Giovani ha il duplice obiettivo di fornire un consistente impatto sull’emergenza occupazionale contingente, nonché́ di porre le basi per la creazione di un sistema permanente di garanzia.
Il Piano Nazionale dovrà poi trovare declinazione nelle politiche attive delle singole regioni.


venerdì 16 maggio 2014

La flessibilità

“La flessibilità del mercato del lavoro si considera, generalmente, la sola risposta possibile alla sempre più aspra concorrenza mondiale. Dal momento che essa implica, che il lavoro non sia più un diritto, la conseguenza di un simile sviluppo, è che si indebolisce il contratto sociale vigente, basato sulla funzione integratrice del lavoro. Si rischia che si arrivi a considerare il lavoro come un rapporto sporadico, casualmente dipendente dalla congiuntura economica mondiale, anziché un impegno reciproco stabile, che va a beneficio sia del datore di lavoro sia dei lavoratori salariati.                
I tradizionali modelli occupazionali europei si basano su un'organizzazione collettiva del lavoro, mentre i modelli di occupazione flessibili tendono a rendere individuale il rapporto datore di lavoro/salariato e a indebolire le identità collettive precedentemente basate sul lavoro.
Per contenere i pericoli della flessibilità, dobbiamo studiare la possibilità di dare vita a nuovi diritti o di reinterpretare quelli esistenti, per facilitare il sempre più frequente passaggio da un lavoro a un altro[1](Terry Davis)[2].



[1]Flexicurity, Flessibilità e welfare. Una sfida da raccogliere”, Sapere 2000, Farrell , 2006, pag. 265
[2] Segretario Generale del Consiglio di Europa.

giovedì 15 maggio 2014

La somministrazione di lavoro...solo per chiarire

La somministrazione di lavoro è una componente strutturale e non eccezionale dell’azienda, infatti è possibile ricorrere a tale strumento per l’esercizio di attività abituali e non eccezionali, ossia per mansioni di cui l’utilizzatore si avvale di norma, anche se con cadenza periodica.
Quindi nella somministrazione a tempo determinato, non esiste da tempo più nessun vincolo di straordinarietà e nessun vincolo di temporaneità.
I soggetti coinvolti sono tre: il somministratore, il lavoratore e un utilizzatore, venendosi di conseguenza a creare un rapporto tra agenzia e impresa utilizzatrice, regolato da un contratto commerciale di somministrazione di lavoro, unitamente ad un rapporto tra lavoratore e agenzia, regolato da un contratto di lavoro subordinato. 
Solo per chiarire....

giovedì 1 maggio 2014

1 Maggio 2014

Oggi è il Primo Maggio, la festa del lavoro. Questa festa intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.
Per far si che sia una festa di tutti, il nuovo Governo ha una grande responsabilità ed in particolare il nuovo Ministro Poletti: rendere davvero il mercato del lavoro, dinamico ed inclusivo, semplificando i canali di ingresso nel mercato del lavoro, in modo che possa essere rispettato quanto previsto dalla Costituzione.
Nella nostra Carta il lavoro occupa uno spazio di rilievo.
L'articolo 1 della Costituzione repubblicana recita: "L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro. Va comunque specificato che "diritto al lavoro" (art. 4 Cost.) non implica una offerta di lavoro pubblico bensì l'intervento dello Stato per rimuovere gli ostacoli e promuovere le condizioni che consentano a chiunque di poter entrare nel mercato del lavoro. Allora buon lavoro Ministro, ma abbiamo bisogno di tempi rapidi per dare speranza ai giovani e rendere effettivo questo diritto. Allora per questa festa, dobbiamo tornare allo spirito della Costituzione e mettere il lavoro come priorità. 

Quando c'e' una emergenza i partiti rivali devono saper trovare una tregua, con senso dello Stato, e lavorare insieme come fecero i Padri Costituenti che scrissero la Costituzione mentre l' Italia usciva dalla guerra. Come italiani o si perde o si vince tutti insieme.

mercoledì 30 aprile 2014

Adecco Way to Work 2014

Oggi, "Adecco way to work" accomunerà moltissime location in tutti il mondo: tutti i dipendenti di Adecco, l'agenzia per il lavoro leader nella gestione delle risorse umane,  scenderanno nelle piazze e nelle università di più di 50 paesi per incontrare i giovani e per aiutarli ad orientarsi sul mercato del lavoro.
In Italia verranno toccate 4 locations su tutto il territorio nazionale, raggiungendo molti giovani per offrirgli consigli, sostegno, opportunità di partecipare a workshop formativi gratuiti e accesso a un sito web in cui navigare alla ricerca di informazioni utili che possano aiutarli a capire meglio quali sono le competenze su cui puntare e quali settori offrono maggiori opportunità di impiego. L’obiettivo di quest' anno è quello di aiutare i nuovi talenti a migliorare la propria  occupabilità, ovvero ad accrescere esperienza e competenze utili a incontrare le esigenze delle imprese e avere maggiori opportunità di successo in ambito professionale. I giovani rappresentano la categoria più debole e vulnerabile, la categoria colpita con piu' violenza dalla crisi occupazionale. Solo in Italia, sono oltre un milione i giovani che si sono affidati ad Adecco per la ricerca di un lavoro, scegliendolo come canale preferenziale di accesso al mercato del lavoro.
Per questo, con il programma "Adecco Way to Work", Adecco  vuole offrire un sostegno alle persone nella ricerca di lavoro, in particolare ai giovani per dare loro un motivo per continuare a coltivare sogni e speranze e rendere effettivo quanto previsto dall'art.4 della Costituzione, ovvero il diritto al lavoro. 

lunedì 28 aprile 2014

Il lavoro tramite agenzia

Secondo la già citata (da queste colonee) Direttiva 104 del 2008, “il lavoro tramite agenzia interinale risponde non solo alle esigenze di flessibilità delle imprese ma anche alla necessità di conciliare la vita privata e la vita professionale dei lavoratori dipendenti. Contribuisce pertanto alla creazione di posti di lavoro e alla partecipazione al mercato del lavoro e all’inserimento in tale mercato”.
Il legislatore comunitario formula (a differenza che per il contratto a tempo determinato) una prognosi positiva per il lavoro interinale, in termini di valore sociale, per la capacità che le parti sociali ritengono abbia, al fine di aprire l’accesso al mondo del lavoro e consentire l’inserimento graduale di lavoratori svantaggiati, anche in tempi di recessione economica.
Le motivazioni principali di ricorso a tale strumento sono da annoverarsi:
·                   nelle fluttuazioni della attività lavorativa, ad esempio sostituzioni di personale assente per varie motivazioni, stagionalità della produzione, picchi di lavoro inaspettati, ciclo economico;
·                   per attività continuative ad esempio per il reclutamento e la selezione di personale e/o per la variabilità del costo;
·                   per la necessità di personale specializzato difficilmente reperibile sul mercato.
Statisticamente[1], i settori maggiormente interessati in ordine di sbocco occupazionale, sono: i servizi, il metalmeccanico e l’industria, il commercio e l’alberghiero, il socio sanitario (con differenze tra il nord e il sud della Penisola).
Al lavoro temporaneo gli Stati Europei, si sono avvicinati sin dal secondo dopoguerra, anche se spesso in modo distaccato e alquanto scettico e ostacolati dalle varie forze sindacali poco propense ad accettare una forma di occupazione temporanea, perché temevano che potesse portare solo a una sovrabbondanza di posti di lavoro, a fronte però di una precarietà istituzionalmente introdotta dal lavoro temporaneo.
Solo negli anni settanta, quando ci si rese conto che in realtà il collocamento pubblico non era più in grado di far fronte a un mercato del lavoro sempre più alla ricerca di soluzioni flessibili, la parte sindacale e le forze politiche più scettiche si spinsero verso questo strumento contrattuale.
In Europa con l’espressione lavoro temporaneo si faceva riferimento a contratti caratterizzati dalla temporaneità della prestazione di lavoro effettuata in favore di un certo soggetto.  
Tra le tipologie contrattuali utilizzate si poteva anche inserire il cosiddetto rapporto di lavoro interinale che prevedeva una relazione a tre, fondata su un doppio rapporto contrattuale in base al quale un’agenzia di lavoro interinale (impresa fornitrice) inviava temporaneamente un lavoratore, da essa stessa assunto, presso un terzo soggetto utilizzatore (impresa cliente o utilizzatrice), per effettuare una determinata attività lavorativa sotto la direzione e il controllo di quest’ultima.
C’è da dire che non esiste un unico modello vincente di legge sul lavoro temporaneo, in quanto ogni legge deve essere considerata nell’ambito dello Stato in cui viene promulgata, tenendo conto delle influenze e pressioni che l’hanno generata e per i risultati che genera all’interno del sistema. Dall’analisi sulla legislazione vigente nei diversi Paesi Europei risulta però evidente che, a fronte di numerose differenze, esiste un unico elemento comune a tutti: la presenza di una relazione triangolare che lega il lavoratore, l’agenzia per il lavoro  e l’impresa utilizzatrice.





[1]Fonte: Dati Ebitemp 2011.
[2] L’interinale, rappresenta il 3% dell’occupazione totale nel 2010.

domenica 27 aprile 2014

Flessibilità e precarietà

Spesso l’utilizzo di strumenti per facilitare la flessibilità, può essere considerato come uno dei mezzi per incrementare l’occupazione. Secondo questa visione, le aziende, facilitate dall'esistenza di contratti poco vincolanti, sarebbero incentivate a richiedere costantemente al mercato del lavoro tutte quelle figure professionali di cui hanno bisogno in un determinato momento, senza essere costrette a tenerle sotto contratto oltre il dovuto. In questo modo, la domanda di occupazione sarebbe sbloccata e si produrrebbe un circolo virtuoso destinato a incrementare la richiesta. Tutto questo, ha incidenza sempre più sull’aspetto sociale, infatti, spesso i contratti flessibili sono classificati solo come strumento di risparmio da parte delle aziende e come uno strumento di crescita del precariato. Il concetto di flessibilità è utilizzato sempre più spesso come sinonimo di precarietà, soprattutto quando sono rilevati fattori d’instabilità, come la mancanza di continuità nella partecipazione al mercato del lavoro o la mancanza di un reddito sicuro col quale pianificare la propria vita presente e programmare il futuro. In realtà a mio parere si tratta di due dimensioni completamente diverse.
Già lo stesso giuslavorista Marco Biagi, nel 2001 nel Libro Bianco[1] sul mercato del lavoro, tendeva a differenziare in maniera molto chiara i due concetti di flessibilità e precarietà, sostenendo che “un mercato del lavoro flessibile, deve anche migliorare la qualità, oltre che la quantità dei posti di lavoro, rendere più fluido l’incontro tra obiettivi e desideri delle imprese e dei lavoratori e consentire ai singoli individui di cogliere le opportunità lavorative più proficue, evitando che essi rimangano intrappolati in situazioni a rischio di forte esclusione sociale”.
Quale miglior descrizione del ruolo delle Agenzie per il lavoro?



[1] Libro Bianco sul mercato del lavoro: proposte per una società attiva e per una lavoro di qualità, Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, ottobre 2001.

martedì 22 aprile 2014

Divieto di assumere il nuovo libro di Giampiero Falasca


Il nuovo libro di Giampiero Falasca, prova ad analizzare alcuni vizi strutturali del nostro mercato del lavoro: la complessità della regole e il loro continuo cambiamento, l’eccessivo costo del lavoro, le gravi disfunzioni dei servizi per l’impiego, le lacune dei servizi di vigilanza, i ritardi delle relazioni industriali e le enormi contraddizioni della giustizia del lavoro. Tutte queste carenze contribuiscono alla creazione di un sistema che combatte chi vuole assumere dipendenti in maniera regolare (da qui il titolo) e fa scappare gli investimenti stranieri.
L’autore, prova anche ad indicare i possibili correttivi da adottare per rimuovere il cartello “Divieto di assumere” che campeggia sul nostro mercato del lavoro. Da leggere.
Nel link qui sotto, è possibile trovare una trascrizione sintetica degli interventi degli ospiti intervenuti alla presentazione del libro il 17 aprile a Roma (Tiziano Treu, Michel Martone, Lucia Valente, Giorgio Santini, Oliviero Beha).
http://lavoroeimpresa.com/2014/04/18/divietodiassumere-tanta-gente-un-bel-dibattito-qualche-buona-idea-alla-presentazione/

giovedì 10 aprile 2014

Incentivare normativamente il ruolo delle Apl per generare valore.

La disoccupazione ha raggiunto livelli impressionanti. Serve un impegno costante da parte tutti gli operatori del mercato del lavoro, in modo tale che fondare la nostra Repubblica sul lavoro, non rimanga solo un principio scritto nel primo articolo della nostra Carta Costituzionale.
Le prolungate tensioni sui mercati finanziari internazionali, foriere di crisi occupazionali, le pesanti conseguenze sull’economia reale, le nuove proposte che hanno animato in questi ultimi mesi, i dibattiti su come rinnovare il mercato del lavoro, meritano una risposta responsabile da parte di tutti gli attori politici ed economici.
Il dibattito che da anni investe l’Europa e sul quale da parecchio tempo l’Italia è chiamata a fare qualcosa dall’Unione Europea, è legato a un ossimoro concettuale: l’idea di coniugare l’esigenza di flessibilità imposta dal mercato, con le garanzie di sicurezza dell’occupazione di ogni lavoratore. L’ossimoro starebbe nella “flessibilità sicura”, capace di garantire competitività alle imprese e allo stesso tempo, di fornire ai lavoratori, sostegni attivi e passivi.
Quale migliore risposta? Rafforzare il ruolo strategico delle agenzie per il lavoro e incentivarlo almeno normativamente. Solo così si potrà contribuire a generare valore per tutti, lavoratori, aziende e Paese.

mercoledì 9 aprile 2014

Il lavoro somministrato e la sua strategicità per azienda e lavoratore

La somministrazione di lavoro, alla luce delle novità introdotte dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per le agenzie di somministrazione di lavoro, ne esce rafforzata come strumento a vantaggio dell'azienda utilizzatrice e del lavoratore. In questo Contratto, sono forti e predominanti i concetti di tutela e sicurezza sul lavoro, di welfare (con misure di previdenza integrativa e a sostegno della maternità, di acceso al credito e di assistenza sanitaria integrativa), di formazione e di consolidamento e sviluppo delle relazioni sindacali. I principi introdotti hanno cambiato le prospettive sulla flessibilità e hanno dato una risposta italiana ai principi di “flexicurity” introdotti dalla Commissione Europea, e che quindi finalmente la parola “flessibilità” portata avanti dalle agenzie per il lavoro non è più usata come sinonimo di precarietà.
Ritengo che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale. Senza di queste la flessibilità si traduce in precarietà.
L'Europa da sempre vede con favore questo cvontratto. La logica che sembra trasparire dalla Direttiva 104/08 è quella per la quale attraverso il lavoro tramite agenzia, sono moltiplicate le possibilità di conseguimento di un lavoro stabile.
Da un lato, la liberalizzazione di tale forma d’impiego agevola l’uscita dallo stato di disoccupazione involontaria, dall’altro, lo svolgimento della prestazione lavorativa presso l’utilizzatore, facilita la possibilità di stipulare un rapporto di lavoro stabile alle dipendenze di quest’ultimo.
Si aggiunga che mentre la Direttiva 99/70/CE, chiarisce che “i contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro”, la Direttiva 2008/104/CE non prevede l’eccezionalità del lavoro tramite agenzia rispetto al lavoro alle dipendenze dirette dell’utilizzatore, ma al contrario, lo promuove attraverso un processo di  progressiva liberalizzazione, indirizzato alla rimozione di “limitazioni” e “restrizioni” alla realizzazione delle fattispecie interpositorie.
Solo così si può realizzare “un mercato del lavoro dinamico e flessibile, capace cioè di contribuire alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini”. 

lunedì 7 aprile 2014

Contratto a termine e somministrazione nell'Unione Europea di Mauro Soldera

Partiamo dal presupposto che finalmente abbiamo la possibilità di commentare una novità normativa e non annunci, ipotesi, proclami, supposizioni, testi ipotetici.

La novità normativa è il decreto legge 34/2014 dello scorso 21 marzo, che interviene, tra l’altro, sul nodo sensibile della causale del contratto a termine e della somministrazione di lavoro a termine, letteralmente spazzandole vie. Una rivoluzione copernicana.

Più voci hanno sottolineato le differenze normative tuttora esistenti tra termine e somministrazione a termine, nonostante la (parziale) assimilazione delle fonti portata da recenti interventi normativi, tra cui anche il decreto 34; da ultimo richiamo a riguardo il contributo su Lavoro e Impresa del 25 marzo.

Potrebbe essere utile riportare alla mente il contesto normativo europeo – ed i suoi presupposti logici, ancor prima che giuridici – per consolidare il senso e l’opportunità di mantenere distinte le due discipline.

Contratto a termine

La direttiva UE 1999/70/CE chiede agli Stati membri di introdurre una o più misure per prevenire gli abusi derivanti dall'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato.
Si potrebbe concludere pertanto che, se il primo contratto è di per sé limitato, dovendo per natura prevedere un termine, il “contenimento” deve riguardare la reiterazione dei contratti.

Le misure di “contenimento” previste dalla direttiva sono le seguenti:

a)      ragioni obiettive per la giustificazione del rinnovo dei suddetti contratti o rapporti;
b)      la durata massima totale dei contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato successivi;
c)      il numero dei rinnovi dei suddetti contratti o rapporti.

Quindi, se almeno una misura tra quelle sopra elencate deve essere presente nella normativa interna sul contratto a tempo determinato, non risulterebbe conforme alla direttiva UE una disposizione legislativa che dovesse introdurre l’acausalità del contratto a tempo determinato senza alcuna limitazione.
La necessità di individuare una ragione obiettiva (causale) nei contratti successivi al primo, oppure la durata massima complessiva di tutti i contratti a tempo determinato, oppure un numero massimo di rinnovi (contratti stipulabili): una di queste tre misure è insomma necessaria per il rispetto della direttiva comunitaria.

Nel nostro ordinamento, recepite le modifiche del nuovo decreto, il limite europeo si concretizza nella norma (non nuova) che impone la stabilizzazione del lavoratore a termine quando il rapporto col datore, in mansioni equivalenti, superi i 36 mesi (anche tramite contratti diversi) o il diverso termine definito dalla contrattazione collettiva.

Somministrazione di lavoro a termine

Quanto appena descritto non riguarda la somministrazione di lavoro. La direttiva 1999/70/CE ne dispone infatti la non applicabilità ai lavoratori a tempo determinato “tramite agenzia interinale”.
La Corte di Giustizia CE, con sentenza C-290/12 del 11 aprile 2013, ha confermato la non applicabilità della direttiva sul contratto a termine tanto al rapporto di lavoro tra agenzia e lavoratore, quanto alla relazione complessa che lega lavoratore, agenzia e impresa utilizzatrice (sulla base del contratto commerciale tra agenzia e cliente).

La Direttiva 2008/104/CE relativa al lavoro tramite agenzia interinale non prevede la necessità di introdurre negli ordinamenti misure analoghe rispetto a quelle descritte per il contratto a tempo determinato. Piuttosto, in direzione (possiamo dire) opposta, chiede agli Stati membri di riesaminare divieti e restrizioni che ostacolano il lavoro tramite agenzia interinale, plausibili solo se sussistono ragioni preminenti di interesse generale.

Perché un trattamento così diverso?
Perché, sono parole della Direttiva UE, “il lavoro tramite agenzia interinale risponde non solo alle esigenze di flessibilità delle imprese ma anche alla necessità di conciliare la vita privata e la vita professionale dei lavoratori dipendenti. Contribuisce pertanto alla creazione di posti di lavoro e alla partecipazione al mercato del lavoro e all’inserimento in tale mercato”.

Da cosa nasce questa considerazione?
Dal riconoscimento del ruolo del lavoro tramite agenzia interinale (la nostra somministrazione di lavoro) nel dare corpo al concetto di flexicurity europea (Strategia di Lisbona del 2000, successivo Libro Verde) definita come strategia integrata volta a promuovere contemporaneamente la flessibilità e la sicurezza sul mercato del lavoro.

La flexicurity

La flessibilità ha a che fare con i movimenti di passaggio che contraddistinguono la vita di un individuo, comportando maggiore libertà per le imprese e maggiori risposte efficaci ai nuovi bisogni e alle nuove competenze richieste dalla produzione.

Mentre la sicurezza è qualcosa di più e di diverso rispetto alla semplice sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro: significa dotare le persone delle competenze che consentano loro di progredire durante la loro vita lavorativa e le aiutino a trovare un nuovo posto di lavoro. Significa, in senso ancora più ampio, mettere in campo tutti gli strumenti utili per rendere “fluido” il passaggio da lavoro ad un altro, quando ciò occorra.

Tra questi strumenti, il lavoro tramite agenzia costituisce uno snodo centrale, perché da un lato può soddisfare le esigenze di flessibilità delle aziende, dall’altro raggruppa in sé varie prerogative riconducibili al concetto di “occupabilità” e di sostegno, elementi intrinseci e pilastri della flexsicurity.


Se, dunque, questi sono i presupposti posti alla base delle scelte normative che a livello europeo distinguono così nettamente contratto a termine e lavoro tramite agenzia, da un lato ogni assimilazione normativa tra i due strumenti è in sé inadeguata al contesto europeo e inevitabilmente restrittiva per lo strumento di intermediazione, dall’altro richiama la necessità di focalizzare l’attenzione sulle azioni e sulle potenzialità delle agenzie nell’operare con e a favore dei lavoratori durante la missione ma anche nel delicato momento di transizione da un lavoro ad un altro. Questi contenuti, in un contesto non solo normativo in cui l’assimilazione tra i due contratti è così “facile” e frequente, costituiranno sempre più il cardine per mostrare la differenza concreta tra le due scelte e motivare un cambiamento di percezione e di approccio - anche normativo – finalmente in linea con l’indirizzo europeo.