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martedì 2 febbraio 2016

What is holy in your life?

Abbie Hoffman, River Phoenix, Kurt Cobain and Andrew Wood: stories of success but also stories of drug addiction. For many years, they were successful people but at the same time, they struggled with a bad addiction to opiates, cocaine and heroin. 

You probably don't equate drug use with success, but some of most successful stars have indeed puffed, inhaled, sniffed and more. They were unable to remove what once held them hostage physically and mentally in debilitating sickness, hopelessness, fear and shame.
Drug abuse took everything from them until death. Before life, they lost kids, children, wives, bands, job and they never understood why because they're an addict.

A strong risk factor for drug abuse is a high level of stress, which is becoming more prominent in the lives of people that society considers successful.

It is not drugs that are in question, but the human and psychological issues implicit in this kind of behaviour. Too often we forget that it is not the product that creates the addiction, but the person who feels the need for it. Products may different but the basic reasons remain the same. The use of drugs is symptomatic of a profound "malaise".

So try to reflect: look at the world around you, look at the rise and the fall of people, look at the emptiness of success, look at the restlessness and the loneliness. Now listen to this song and try to answer to the questions for your life:

What is holy in your life?
What is sacred in your life?
What is good?
What is pure?
What is safe?
What is secure?



sabato 23 maggio 2015

Onore a chi ha sacrificato la vita combattendo contro il più corrotto dei sistemi

Il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta, muoiono nel feroce attentato di Capaci. Due mesi dopo il 19 luglio, Paolo Borsellino e i suoi angeli custodi a Via D'Amelio, furono barbaramente fatti saltare in aria. Con queste due atrocità, il paese sembrava essere schiacciato da un destino ineluttabile, il potere della mafia. 
Da quel momento ci fu una reazione immediata senza precedenti: manifestazioni a Palermo, le donne fanno sciopero della fame a piazza Politeama, gli 8 sostituiti procuratori di Palermo danno le dimissioni e alcuni latitanti furono scovati e condannati al carcere duro. Da quell'anno orribile, tanta strada è stata fatta ma oggi l' Italia non può e non deve dimenticare. 
L' Italia da qualche anno ha capito i suoi errori: non combatte più la mafia con generali senza esercito ( Falcone e Borsellino) e con eroi solitari, ma con una risposta diffusa, costante e crescente. Chi lotta ogni giorno contro le mafie non deve sentirsi solo, acquisisce forza e energia raggiungendo l' invincibilita', se un numero crescente di persone gli è vicino in questa guerra. 
Fabrizio Moro in una canzone del 2007 cantava: "Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine, appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato. Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie.....Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra...Ci sono stati uomini che sono morti giovani, ma consapevoli che le loro idee, sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole, Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti oppressione, contro ogni suo simile contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento". 
Oggi più che mai l' Italia deve ribadire la sua indignazione e solidarietà a chi ha sacrificato la propria vita contro "il più corrotto dei sistemi".

"Affidargli tutta la vita, vivere per Lui"

Reuters
Sono passati 35 anni dalla morte di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, il 24 marzo del 1980, ucciso sull’altare, con un solo colpo di fucile nel petto, mentre celebrava l'Eucaristia, nella  cappella del'ospedale della Divina Provvidenza. 
Romero criticò fortemente il potere politico e giuridico di El Salvador e diventò piano piano conosciutissimo e temutissimo. 
Le sue messe erano sempre affollatissime e le sue celebri omelie erano, oltre che pubblicate sul giornale, anche trasmesse dalla radio della diocesi, in modo da consentirne l'ascolto anche a chi non poteva raggiungere la chiesa. Fu ucciso per il suo impegno per i più  poveri.
Romero non si sentiva un eroe e aveva paura di morire come qualsiasi essere umano. 
Un mese prima di morire scrisse : "Ho paura per la violenza verso la mia persona. Sono stato avvertito di serie minacce proprio per questa settimana. Temo per la debolezza della carne ma chiedo al Signore che mi dia serenità e perseveranza… Gesù Cristo assistette i martiri e, se necessario, lo sentirò più vicino nell’affidargli il mio ultimo respiro. Ma più prezioso che il momento di morire è affidargli tutta la vita, vivere per lui". 
Lo ricordo oggi nel giorno della Sua beatificazione.

martedì 19 maggio 2015

Ecco un'idea radicale: dire la verità

Vivere e' fantastico...ma tutti dobbiamo imparare a farlo nel modo giusto. 
Mi piacerebbe che ognuno di noi avesse il coraggio delle sue azioni, che tutti avessimo il coraggio di parlare con il cuore, senza nascondersi dietro alibi e dietro paure. 
Evitiamo la menzogna, i sotterfugi, ma mostriamo agli altri la nostra vera faccia. 
Dobbiamo sapere dire A quando il cuore lo pensa, mai B se il cuore pensa A.
Ci sono bugiardi, così bugiardi che finiscono col credere alle loro bugie. Come ci sono persone che credono di essere sincere, ma senza rendersene conto dicono, con infondata certezza, cose di cui non hanno un’adeguata conoscenza.
Ma c’è chi mente per il gusto di mentire. Per vantarsi. Per sedurre, o stupire, o magari per rendersi interessante. Per offrire, gratuitamente, consigli non richiesti. Per fingere competenze che non ha. Per nascondere ciò che non vuol far sapere. Per nuocere a un avversario o a qualcuno che gli è antipatico. 
Qualcuno diceva:"Ecco un’idea radicale: dite la verità"

mercoledì 8 aprile 2015

#ilmiocane


"Non si cura di chiedersi se abbiate torto o ragione; non gli interessa se abbiate fortuna o no, se siete ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Siete il suo compagno e ciò gli basta. Egli sarà accanto a voi per confortarvi, proteggervi e dare, se occorre, per voi, la sua vita. Egli vi sarà fedele nella fortuna come nella miseria. 
E' il cane!" J.K. Jerome.
Da quando Miele è arrivato nella mia vita, ho capito che l'amore che riesce a darci un cane è indescrivibile. Il suo sentimento non è paragonabile a quello umano: è incondizionato. Non conosce compromessi, ricatti, vendette e invidie. Riesce a trovare nel più inutile gesto, qualcosa in cui credere e di cui rallegrarsi.
Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa vuol dire essere amato. 
Con lui senti il calore di uno sguardo amico che non chiede niente, se non una carezza e per me la gioa indescrivibile della sua compagnia.

lunedì 16 marzo 2015

Un servitore dello Stato


«Un agguato agghiacciante: pochi minuti dopo le 9 un commando composto da dodici terroristi ha massacrato i cinque uomini di scorta e ha rapito Aldo Moro. È stata un'azione di tipo militare che non permetteva margini di errore, eseguita da professionisti, tiratori scelti».
Così recitava il quotidiano La Stampa 37 anni fa, il giorno dopo di quel lontano 16 marzo 1978, quando a Roma, in via Fani,  fu rapito Aldo Moro e assassinata la sua scorta. 
Immediatamente dopo il Paese era sotto choc e a Roma migliaia di lavoratori si riunirono su invito dei sindacati, per manifestare lo sdegno contro questo efferato delitto.
A poche ore dal rapimento si votò la fiducia al Governo monocolore di Giulio Andreotti sostenuto da tutti i partiti compreso il PCI.
Arrigo Levi firmando un pezzo sulla Stampa definì le Brigate rosse, rosse solo per il sangue versato di innocenti.
Moro fu prigioniero per 55 giorni e "giustiziato" il 9 Maggio del 1978. 
In questa giornata è fondamentale ricordare per non dimenticare chi per servire lo Stato ha sacrificato la sua vita.

sabato 7 marzo 2015

La pazienza

Un giovane letterato era appena stato promosso al concorso per mandarino. Prima di ottenere il suo primo impiego ufficiale, organizzò una festa con i suoi compagni di studi per celebrare l'avvenimento. Nel corso della serata, uno dei suoi amici , già in carica da qualche tempo, gli dette il seguente consiglio: - Soprattutto, ricordati di una cosa: la massima virtù del mandarino è la pazienza. Il neo funzionario salutò rispettosamente il più anziano, ringraziandolo caldamente per la preziosa raccomandazione.
Un mese dopo, nel corso di un banchetto, il medesimo amico tornò nuovamente a raccomandargli di esercitarsi alla pratica della pazienza. Il nostro giovane lettarato lo ringraziò con un sorriso divertito. Il mese seguente i due si incrociarono nei felpati corridoi di un ministero. Acchiappato il giovane per una manica, il maggiore d'età l'attirò verso di sè e gli mormorò all'orecchio il suo eterno consiglio. Contravvenendo all'ovattata etichetta di rigore negli edifici ufficiali, l'altro ritirò bruscamente la manica di seta ed esclamò:- Mi hai preso forse per un imbecille? Sono tre volte che mi ripeti la stessa cosa! Mentre un corteo di dignitari indignati si voltava a guardarli, il mentore dichiarò: - E, come vedi, avevo ragione di farlo. Non è un consiglio tanto facile da mettere in pratica!

Un momento di collera significa bruciare in un attimo la legna da lungo tempo ammucchiata.

Tratto da "Racconti dei saggi taoisti" - Pascal Fauliot

mercoledì 4 febbraio 2015

L'insegnamento e l'esempio di mio papà

"Per essere grandi bisogna prima di tutto saper essere piccoli. L'umiltà è la base di ogni vera grandezza." (Papa Francesco)
L'umiltà è essere consapevole dei nostri limiti. La "grandezza" è solo una conseguenza.
L'umiltà è l'esatto contrario della superbia, è la radice di tutte le virtù.
Umiltà è saper andare controcorrente: abbiamo davanti modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla furbizia, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere.
Umiltà è non avere paura, di preferire uno stile di vita sobrio e solidale, relazioni affettive sincere, un impegno onesto nel lavoro e l’interesse profondo per il bene comune e per tutto quello che ci circonda..
Papa Benedetto diceva che l’umiltà, non è la via della rinuncia, ma del coraggio
La presunzione spesso ci impedisce di vedere i nostri limiti e i nostri difetti.
Dobbiamo capire bene quali sono i nostri limiti e comprendere a fondo il nostro comportamento quando ci relazioniamo con gli altri: nel lavoro i colleghi che dipendono gerarchicamente da noi, sono persone con le quali lavorare, non strumenti da utilizzare per i nostri fini. Se ci affidiamo al nostro unico punto di vista, rischiamo di lasciarci sfuggire la visione di insieme di qualsiasi problema e ogni nostra decisione verrà presa solo in modo gerarchico e non relazionale. Questo atteggiamento, ci dà l'illusione di essere perfetti: questa è l'anticamera dell'insuccesso.

Umiltà é anche il continuo bisogno di imparare. E' da stolti pensare che una volta che è stata raggiunta una posizione strategica in seno a un organizzazione aziendale siamo arrivati. Pensare che non occorra più imparare nulla significa restare irreparabilmente indietro. L'umiltà, vissuta con intelligenza, aiuta a scoprire che c'è sempre una nuova finestra da cui osservare il mondo. Questo è l’insegnamento e l’esempio di mio papà: dobbiamo essere capaci di vivere con semplicità, ma pensando con grandezza. Grazie papà e tanti auguri per il tuo compleanno

martedì 23 dicembre 2014

Pace nella terra

La ricetta per un mondo in pace la possiamo trovare nelle Sacre Scritture.
Il Corano dice: “Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina, e divisa in nazioni e tribù, così da poterti conoscere meglio”.
Nel Talmud si dice: “La Torah ha per unico scopo la promozione della pace”.
 E la Sacra Bibbia dice: “Beati coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
La pace quindi è un dono di Dio.
E’ scritto nella Bibbia: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.
Il Corano descrive la sua via come la via della pace; la riconciliazione è presentata come la strada migliore ed è scritto che Allah aborrisce tutto ciò che disturba la pace .
Quando Allah creò il cielo e la terra, fece le cose in modo che ogni elemento potesse assolvere alla sua funzione pacificamente, senza scontrarsi con gli altri elementi. “Al sole non è permesso sorpassare la luna e la notte non può venire al posto del giorno. Ogni cosa segue il suo cammino”.
Il Talmud dichiara: “Se è permesso cancellare il nome di Dio, per mettere pace tra marito e moglie quanto più lo è allo scopo di portare la pace nel mondo”. La pace coinvolge tutto l’insieme delle relazioni umane: quello tra marito e moglie, tra l’uomo ed il suo prossimo e tra le nazioni.
La Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1984 dice che per garantire l'esercizio del diritto dei popoli alla pace, è indispensabile che gli Stati tendano alla eliminazione delle minacce di guerra,  all'abbandono del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali e alla composizione pacifica delle controversie internazionali.
I popoli di tutta la Terra devono quindi convivere nella pace: è il volere di Dio, e quindi è il nostro dovere su questa Terra.

Ma l’obiettivo è che si deve fare strada l'idea di una pace positiva, considerata non come assenza di guerra (stato passivo)  bensì come continua presenza di condizioni di giustizia reciproca tra i popoli che permettano a ciascun popolo il proprio libero sviluppo in condizioni di auto-governo.

domenica 21 dicembre 2014

Due anni fa il mondo doveva finire

Il 21 dicembre 2012, era la data nella quale secondo la profezia Maya si sarebbe dovuto verificare un evento, di natura imprecisata e di proporzioni planetarie, capace di produrre una radicale trasformazione dell'umanità  in senso spirituale oppure la fine del mondo. 
L'evento tanto atteso era collegato temporalmente alla fine di uno dei cicli del calendario Maya. 
Si parla quindi di una radicale trasformazione spirituale dell'umanità; allora i Maya forse non si sono sbagliati, infatti, il mondo è finito tutte quelle volte in cui una donna è stata barbaramente uccisa, quasi sempre dall'uomo che amava; è  finito tutte le volte che un bimbo è stato maltrattato, conteso tra i suoi genitori, rapito, portato a suicidarsi. 
E' finito quando la droga entra nelle nostre vite, quando arrivano certe buste paga da miseria, o quando non ne arrivano per niente e manca il lavoro, quando la tristezza e la depressione si insinuano nelle nostre vite. E'finito quando la guerra devasta la quotidianità nella striscia di Gaza e infine quando la mano impazzita di un singolo decide di porre fine alla vita di innocenti bambini, rei di essere andati a scuola. 
Ecco perché probabilmente i Maya, nel profetizzare l'apocalisse, avevano ragione. 
Francesco Guccini  scriveva e i Nomadi cantavano "Dio é morto":  la canzone in realtà non celebra la morte di Dio, ma proclama la necessità di una nuova rinascita spirituale e di un rigurgito di moralità, rappresenta una critica al falso moralismo, all'imperante ipocrisia, al vuoto consumismo: e per capire tutto ciò basta fare attenzione alla chiusura della canzone, dove di Dio si dice che "è risorto".
In fondo, la "morte di Dio" si è manifestata "nelle auto prese a rate... nei miti dell'estate... nei campi di sterminio... coi miti della razza... con gli odi di partito"; ma l'autore pensa che la sua generazione è preparata a "un mondo nuovo, a una speranza appena nata, ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi, perché noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni e poi risorge.In ciò che noi crediamo Dio è risorto, in ciò che noi vogliamo Dio è risorto, nel mondo che faremo Dio è risorto". 

Se tutti ci crediamo e lo vogliamo anche in questo caso i Maya avranno fallito. Make  It Happen!

venerdì 19 dicembre 2014

Le prime pagine de "La mia seconda pelle"

“Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che, cadendo, passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fin qui tutto bene. Fin qui tutto bene. Fin qui, tutto bene." Il problema non è mai la caduta, ma l'atterraggio.”
Era l’ennesima volta che spingevo giù nel mio vecchio videoregistratore Panasonic, il nastro ormai consumato de “L’Odio” e continuavo ogni giorno a svegliarmi con la convinzione che, prima o poi, sarebbe arrivato il giorno in cui tutto sarebbe ritornato come prima.
Mi alzavo, infilando titubante le mie ciabatte, ma poi mi ritrovavo di nuovo seduto sul letto con la testa tra le mani e, la speranza che la mia vita potesse essere diversa, s’infrangeva bruscamente contro una parete bianca di cemento armato.
Ero troppo stanco per dormire e troppo a pezzi per stare sveglio.
Avevo la sensazione di essere come una mosca che, golosa degli avanzi di un pasto, entrava dentro una casa dalla finestra spalancata e, dopo essersi furtivamente saziata, cercava la via d’uscita, ma ogni volta si schiantava contro il vetro della finestra della cucina che, nel frattempo, era stata chiusa dai padroni di casa.
Lo scontro contro un freddo pilone di cemento armato mi riportava alla realtà e capivo che mai più nulla sarebbe stato come prima: ero un dipendente, per la gente semplicemente un “tossico”.
Ne avevo bisogno per alzarmi dal letto, per prepararmi la prima colazione, per ridere con gli amici, per farmi coraggio, per prendere i mezzi pubblici, per essere normale al lavoro, per fare l’amore con la mia ragazza e per sopravvivere ad una vita che si stava dissolvendo rapidamente tra le mie mani.
Mi sentivo come immerso in un oceano di ortiche; un sottile filo spinato, invalicabile, come quello che circonda le mura delle vecchie grigie caserme, mi separava dal resto del mondo.
Ormai ero consapevole di non essere più libero. Cadendo da quel palazzo di cinquanta piani e pensando di potermi salvare, avevo scelto di essere indipendente, ma allo stesso tempo avevo deciso di non scegliere la vita: quelle sostanze, che di stupefacente non avevano nulla, avevano vinto. Ero dipendente chimicamente.

Ricordo come se fosse ora quando Daniele, il mio compagno di banco di ragioneria, mi passò la prima volta una canna dicendomi: “Questa è roba leggera, fatti un tiro, ti fai due risate e poi andiamo a scuola.”

giovedì 18 dicembre 2014

Ipocrisia

Continuamente giornali, politici o semplici cittadini, protestano dando la colpa a questo o quello. Ma tutti quanti quelli che protestano e vogliono fermare il declino, vogliano movimentarci con qualche stella, vogliono un movimento moderato verso altre repubbliche o vogliono rottamare, dove erano qualche anno fa? Quando si chiedono favori per passare avanti ad una fila o ad una lista di attesa, quando non si paga il condominio o non si partecipano alle riunioni (tanto e'una perdita di tempo), quando ci si mette in malattia al posto di un giorno di ferie, tanto paga l'azienda e poi l'Inps, quando si scende a compromessi per ottenere qualcosa, quando non si paga il canone Rai, quando non si chiede lo scontrino, quando si è votato chi prometteva di fare gli interessi della collettività...dove eravamo? 

Basta lamentarsi e essere poi opportunisti, come i peggiori politici che vengono additati come il male dell'Italia. Noi siamo stati i mandanti di questa situazione di assenza di moralità.

martedì 16 dicembre 2014

Rubin Carter, Hurricane un grido d'innocenza


'Hurricane', la canzone di Bob Dylan in onore di Rubin CarterNel 1975 Bob Dylan dedicò una canzone alla storia del peso medio ingiustamente accusato d'omicidio che era in carcere da alcuni anni. Ecco la canzone, la traduzione e il testo originale. 

Colpi di pistola risuonano nel bar notturno
Pistol shots ring out in the barroom night
entra Patty Valentine dal ballatoio
Enter Patty Valentine from the upper hall.
vede il barista in una pozza di sangue
She sees the bartender in a pool of blood,
grida "Mio Dio! Li hanno uccisi tutti!" 
Cries out, "My God, they killed them all!"

Ecco la storia di "Hurricane"
Here comes the story of the Hurricane,
l'uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin' that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

Patty vede tre corpi giacere a terra
Three bodies lyin' there does Patty see
ed un altro uomo di nome Bello muoversi attorno in modo misterioso
And another man named Bello, movin' around mysteriously.
"Non sono stato io" dice l'uomo alzando le mani
"I didn't do it," he says, and he throws up his hands
"Stavo solo rubando l'incasso, spero che tu comprenda.
"I was only robbin' the register, I hope you understand.
Li ho visti uscire", dice concludendo,
I saw them leavin'," he says, and he stops
"Meglio che uno di noi chiami la polizia"
"One of us had better call up the cops."
E così Patty chiama la polizia
And so Patty calls the cops
che arriva sulla scena con i suoi lampeggianti rossi
And they arrive on the scene with their red lights flashin'
Nella calda notte del New Jersey
In the hot New Jersey night.

Intanto lontano in un'altra parte della città
Meanwhile, far away in another part of town
Rubin Carter ed un paio di amici stanno facendo un giro in auto
Rubin Carter and a couple of friends are drivin' around.
sfidante numero uno per la corona dei pesi medi
Number one contender for the middleweight crown
non aveva nessuna idea di che tipo di guaio stava per succedere
Had no idea what kinda shit was about to go down
quando un poliziotto lo fa accostare al lato della strada
When a cop pulled him over to the side of the road
proprio come la volta prima e la volta prima ancora
Just like the time before and the time before that.
a Paterson questo è il modo in cui vanno le cose
In Paterson that's just the way things go.
se sei negro è meglio che non ti faccia nemmeno vedere per strada
If you're black you might as well not show up on the street
o ti incastrano
'Less you wanna draw the heat.

Alfred Bello aveva un socio e aveva un conto in sospeso con la polizia
Alfred Bello had a partner and he had a rap for the cops.
Lui ed Arthur Dexter Bradley vagavano in cerca di preda
Him and Arthur Dexter Bradley were just out prowlin' around
disse "Ho visto due uomini uscire di corsa, sembravano pesi medi,
He said, "I saw two men runnin' out, they looked like middleweights
sono saltati su una macchina con targa di un altro stato"
They jumped into a white car with out-of-state plates."

E miss Patty Valentine fece solo di sì con la testa
And Miss Patty Valentine just nodded her head.
Il poliziotto disse "Aspettate ragazzi, questo qui non è morto!"
Cop said, "Wait a minute, boys, this one's not dead"
Così lo portarono al pronto soccorso
So they took him to the infirmary
e sebbene quell'uomo vedesse a fatica
And though this man could hardly see
gli dissero che avrebbe potuto identificare il colpevole
They told him that he could identify the guilty men.

Alle quattro del mattino fermano Rubin
Four in the mornin' and they haul Rubin in,
e lo portano all'ospedale, gli fanno salire le scale
Take him to the hospital and they bring him upstairs.
il ferito gli dà un'occhiata mentre sta per morire
The wounded man looks up through his one dyin' eye
e dice "Cosa lo avete portato a fare qui? Non è lui l'uomo!"
Says, "Wha'd you bring him in here for? He ain't the guy!"

Ecco la storia di "Hurricane"
Here comes the story of the Hurricane,
l'uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin' that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

Quattro mesi più tardi i ghetti sono in fiamme
Four months later, the ghettos are in flame,
Rubin è in Sud America a combattere per il suo nome
Rubin's in South America, fightin' for his name
mentre Arthur Dexter Bradley è ancora in ballo per l'affare della rapina
While Arthur Dexter Bradley's still in the robbery game
E i poliziotti gli stanno alle costole
And the cops are puttin' the screws to him,
cercando qualcuno da incolpare
lookin' for somebody to blame.

"Ricordi quell'omicidio avvenuto in un bar?"
"Remember that murder that happened in a bar?"
"Ricordi di aver detto di aver visto la macchina fuggire?"
"Remember you said you saw the getaway car?"
"Pensi di voler collaborare con la legge?"
"You think you'd like to play ball with the law?"
"Credi che potrebbe essere stato quel pugile
"Think it might-a been that fighter
Quello che tu hai visto scappare quella notte?"
"That you saw runnin' that night?"
"Non dimenticare che tu sei un bianco!"
"Don't forget that you are white."


Arthur Dexter Bradley disse "Non ne sono veramente certo"
Arthur Dexter Bradley said, "I'm really not sure."
I poliziotti dissero "Un povero ragazzo come te
Cops said, "A poor boy like you
Potrebbe avere un'occasione"
Could use a break
"Noi ti abbiamo in pugno per quell'affare del motel
We got you for the motel job
E stiamo discutendo col tuo amico Bello"
End we're talkin' to your friend Bello
"Ora tu non vorrai dover tornare in prigione, fai il bravo"
Now you don't wanta have to go back to jail, be a nice fellow.

"Farai un favore alla società,
You'll be doin' society a favor.
Quello è un figlio di puttana"
That sonofabitch is brave and gettin' braver.
"Vogliamo mettere il suo culo in prigione"
We want to put his ass in stir
"Vogliamo affibbiargli questo triplice omicidio"
We want to pin this triple murder on him
"Non è mica Gentleman Jim"
He ain't no Gentleman Jim.

Rubin avrebbe potuto far fuori un uomo con un pugno
"Rubin could take a man out with just one punch
ma non gli era mai piaciuto parlare troppo di questo
But he never did like to talk about it all that much.
"È il mio lavoro", diceva "E lo faccio per i soldi"
It's my work, he'd say, and I do it for pay
"E quando sarà finito me ne andrò veloce per la mia strada
And when it's over I'd just as soon go on my way

su in qualche paradiso della natura
Up to some paradise
dove nuotano branchi di trote e l'aria è limpida
Where the trout streams flow and the air is nice
e dove si può fare una corsa a cavallo lungo i sentieri"
And ride a horse along a trail.
Ma poi lo hanno messo in prigione
But then they took him to the jail house
dove cercano di trasformare un uomo in topo
Where they try to turn a man into a mouse.

Tutte le carte di Rubin erano segnate fin dall'inizio
All of Rubin's cards were marked in advance
il processo fu una farsa, egli non ebbe mai una sola possibilità
The trial was a pig-circus, he never had a chance.
il giudice fece passare i testimoni per Rubin per ubriaconi degli "slums"
The judge made Rubin's witnesses drunkards from the slums
Per la gente bianca che osservava lui era un vagabondo rivoluzionario
To the white folks who watched he was a revolutionary bum

e per i negri era solo un negro pazzo
And to the black folks he was just a crazy nigger.
nessun dubbio che fosse stato lui a premere il grilletto
No one doubted that he pulled the trigger.
e sebbene non fosse stato possibile produrre l'arma del delitto
And though they could not produce the gun,
il Pubblico Ministero disse che aveva compiuto lui l'omicidio
The D.A. said he was the one who did the deed
e la giuria composta esclusivamente da bianchi fu d'accordo
And the all-white jury agreed.

Rubin Carter fu processato con l'imbroglio
Rubin Carter was falsely tried.
l'accusa fu omicidio di primo grado, indovinate chi testimoniò?
The crime was murder "one," guess who testified?
Bello e Bradley ed entrambi mentirono sfacciatamente
Bello and Bradley and they both baldly lied
e tutti i giornali si gettarono a pesce sulla notizia.
And the newspapers, they all went along for the ride.

Come può la vita di un tale uomo
How can the life of such a man
essere nelle mani di gente così folle?
Be in the palm of some fool's hand?
Nel vederlo così palesemente incastrato
To see him obviously framed
mi sono vergognato di vivere in un paese
Couldn't help but make me feel ashamed to live in a land
dove la giustizia è un gioco
Where justice is a game.

Ora tutti quei criminali in giacca e cravatta
Now all the criminals in their coats and their ties
sono liberi di bere Martini e guardare l'alba
Are free to drink martinis and watch the sun rise
mentre Rubin siede come Budda in una cella di pochi metri
While Rubin sits like Buddha in a ten-foot cell
un innocente in un inferno vivente
An innocent man in a living hell.

Ecco la storia di "Hurricane"
Here comes the story of the Hurricane,
l'uomo che le autorità incolparono
The man the authorities came to blame
per qualcosa che non aveva mai fatto
For somethin' that he never done.
lo misero in prigione ma un tempo egli sarebbe potuto diventare
Put in a prison cell, but one time he could-a been
il campione del mondo
The champion of the world.

martedì 2 dicembre 2014

Amore di Ulderico Conti

C'era una volta un piccolo villaggio dove cadeva sempre la neve e le case avevano sempre il camino acceso. Nel villaggio vivevano poche persone, tutte anziane, ed un solo bambino. Gli abitanti del villaggio lo avevano trovato davanti alla chiesa la mattina dopo una tremenda bufera di neve, era in una cesta, avvolto in una coperta rossa. A fargli da guardia e a riscaldarlo con il loro fiato due renne, giovani anch'esse, probabilmente scese dalle vicine montagne, in cerca di cibo. Non si sapeva da dove venisse il bambino ne' chi lo avesse portato lì. Gli abitanti del villaggio decisero di adottarlo e a turno lo tennero con loro, nelle loro case. Lo accudirono e lo crebbero, ognuno come se fosse loro figlio. Il bambino cresceva amato e coccolato e anche le due piccole renne che lo avevano visto arrivare crescevano con lui, forti e maestose con le loro possenti corna. Piano piano tutti gli anziani abitanti cominciarono a morire e il villaggio divenne sempre più desolato, il bimbo, ormai adulto aveva smesso da un pezzo di essere coccolato e aveva iniziato ad aiutare i suoi anziani benefattori, che uno ad uno però lo stavano abbandonando.
Una notte buia e senza luna l'ultimo anziano del villaggio spense il fuoco del suo camino e se ne andò, adesso Klaus ( questo era il nome che avevano dato al bimbo figlio della fortuna) era rimasto solo con le sue renne...
Quella notte fu la più buia mai vista, la neve cadeva incessante e silenziosa e le ombre degli alberi agitati dal vento sembravano entrare minacciose nelle case abbandonate, le imposte sbattevano e Klaus con le sue renne era raggomitolato in un angolo di una stalla dietro una balla di fieno, le ginocchia in bocca e gli occhi sbarrati.
D'improvviso gli tornò in mente il ricordo sfocato della notte in cui era arrivato nel villaggio, poche immagini, una slitta, dei campanelli, una città illuminata sotto di lui una risata calda e rassicurante e poi le renne che lo guardavano amorevoli.
Ricordò che qualcuno lo aveva preso da un posto buio e freddo, lo aveva riscaldato e vestito e quando si era tranquillizzato dal pianto e dalla paura lo aveva messo in una cesta e caricato su una slitta.
Da quel momento ricordava di non aver più pianto, circondato avvolto e accolto dall'amore delle persone che aveva incontrato.
"Chissà quanti bambini stanno piangendo ora, impauriti dalla tempesta, terrorizzati e senza nessuno che li consoli, mi piacerebbe poterli avere con me, prenderli per mano e portarli nei cuori di chi ha bisogno di loro..."
Venne finalmente il mattino e uno spiraglio di luce intrufolatosi tra le assi di legno della stalla svegliò Klaus che aveva ceduto al sonno.
Quando aprì gli occhi gli sembrò che anche l'aria fosse cambiata, che insieme a lui tutto ciò che lo circondava si fosse svegliato.
Si stropicciò il viso e le sue orecchie cominciarono a vibrare a suoni che da tanto tempo non si sentivano: campanelli, tanti campanelli festosi. Si alzò, sgranchendo le gambe e le braccia intorpidite dal freddo, e si avvicinò alla porta della stalla.
Mentre faceva per uscire una giovane renna gli si fece vicino trotterellando, sbucata da chissà dove, agitando allegramente il campanello che gli pendeva dal collo.
Aprì finalmente la porta e ciò che vide lo lasciò con la bocca spalancata per un tempo interminabile...
Davanti ad ogni porta del villaggio c'era una cesta, e dentro ad ogni cesta un bimbo con una copertina rossa e vicino ad ogni bimbo due piccole renne a riscaldarlo...
La smorfia di stupore di Klaus si trasformò lentamente in un sorriso aperto, i suoi occhi cominciarono a brillare e dal profondo della sua pancia si fece strada una fragorosa, calda e rassicurante risata...
" ho capito!" Esclamò " ho capito tutto!" Disse di nuovo sistemandosi i pantaloni rossi, " è per loro che mi hanno portato qui!" Ripercorse la propria vita in un secondo e rivide i volti di tutti coloro che lo avevano amato in quegli anni, comprese allora che era stato un dono. Gli abitanti di quel villaggio, in una notte di tempesta si erano seduti davanti al camino e quasi per magia avevano espresso tutti lo stesso desiderio, un bambino, la dolcezza di un bambino, il sorriso di un bambino, la spensieratezza di un bambino, la gioia di un bambino a riscaldare le loro case da troppo tempo silenziose e buie! Di fronte a questa eccezionale concomitanza di desideri, qualcuno aveva deciso di regalare una speranza a tutti...lui!
Ora ad essere stato esaudito era il suo desiderio, quello di portare amore e gioia nelle case di chi non ne aveva più.
Continuò a sorridere, mentre si avvicinava alle sue renne che già erano pronte, legate ad una slitta dorata...e mentre saliva sulla slitta portando con se i cesti con i preziosi doni, pensò tra se' e se' : "sarò il vostro Babbo...e quando arriverete nelle case di chi vi accoglierà sarà sempre Natale..."

MORALE:

L'Amore arriva a chi lo desidera

L'Amore è un dono fragile da custodire con cura ma se lo si sa accogliere ci accompagna e sostiene per tutta la vita e sopravvive a tutto


L'Amore donato porta Amore e lo moltiplica
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mercoledì 12 novembre 2014

Avere tempo

La mia vita è da sempre un treno in corsa: nel mio viaggio affascinante, sono sempre partito senza alcuna paura, preso rapidamente velocità e viaggiato deciso e spedito alla guida della locomotiva.
Non sempre ho conosciuto la destinazione del mio viaggio e talvolta non sono nemmeno riuscito a stabilire la direzione precisa in cui stavo andando, ma il mio procedere su binari dritti, mi ha sempre trasmesso una sensazione di forza e sicurezza non comuni e per questo il mio viaggio era pieno di fascino.
Si dice che il primo sintomo del fatto che stiamo uccidendo i nostri sogni è la mancanza di tempo. Diviene quindi imperativo avere tempo per sé.
In una società frenetica dove si corre sempre dietro qualche obiettivo, non si ha mai tempo di fermarsi, guardarsi indietro e magari riuscire a scoprire se stessi e quello che si vuole veramente.

Pablo Neruda diceva in una sua splendida poesia che: “Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non rischia e chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi,quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza con l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna e della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità” 

martedì 11 novembre 2014

L'uomo che gioca con la salute del suo simile, non può essere paragonato ad un essere vivente

Piombo, antimonio, cadmio, rame, zinco e altre sostanze cancerogene presenti nel terreno in concentrazioni altissime, in campi destinati alla coltivazione di cavolfiori. Discariche abusive, falde contaminate dallo sversamento illegale di rifiuti tossici, fanghi industriali spacciati per compost inquinano i terreni dove poi vengono coltivati gli ortaggi che danno il cibo ai nostri pranzi. Ma questa è una notizia ormai vecchia.
Altra notizia di questi giorni, la carne di cavallo al posto di quella di manzo nelle lasagne surgelate. 
La carne di cavallo non fa male anzi è ricca di ferro, ma è devastante per il nostro organismo, quello che può contenere in caso provenga da animali non controllati, ad esempio cavalli da corsa “in pensione” e poi macellati: steroidi, ormoni, farmaci, che finiscono nei nostri piatti e fanno male al nostro organismo. Nelle macellerie equine, le carni sono controllate e tracciate, ma quando c'é  frode alimentare, come in questo caso, non si sa questa carne equina da dove venga. 
Non sappiamo se questa carne è stata addizionata con sostanze tossiche e non sappiamo come sono stati allevati gli animali, se erano da macello o da corsa. 
Ma che razza di essere umano può essere quello che gioca con la salute del suo simile per il vile denaro?

venerdì 7 novembre 2014

Coerenza

Coerenza è pensare che non sia giusto rubare e non rubare mai. 
Rubare significa togliere in modo fraudolento qualcosa a qualcuno. 
Non significa soltanto fare una rapina in un negozio o scippare la borsa ad una persona anziana. 
Molto spesso rubiamo e giustifichiamo il nostro comportamento accusando qualcun altro o pensando che sia giusto perchè tutti i giorni subiamo soprusi o perchè "tanto lo fanno gli altri...". 
Non pagare le tasse è rubare, riuscire ad usufruire di un servizio gratuitamente senza averne titolo è rubare, frodare l'azienda in cui si lavora con malattie inesistenti, false ricevute per rimborsi è rubare, non fare il proprio dovere è rubare. 
Coerenza significa dunque pensare che rubare non sia giusto e comportarsi di conseguenza!

Rossella Dipasquale

lunedì 3 novembre 2014

La mia prima partita all'Olimpico

Era dicembre del 1984, quando mio papà mi portò a vedere la mia prima partita allo stadio. 
Era un freddo, ma solare 23 dicembre e due squadre che amavo si fronteggiavano la Roma di Roberto Pruzzo e la Cremonese di Juary.

Partenza da casa intorno alle 12 per raggiungere la Curva Nord lato Tevere alle 14, intempo per il fischio di inizio che a quel tempo era fissato per le 14,30.
La Roma era nella sua formazione tipo: Tancredi, Oddi, Bonetti, Ancelotti, Nela, Righetti, Conti, Cerezo, Pruzzo, Giannini e Graziani. Nella Cremonese per me l’importante era la presenza di Juary. Purtroppo la Cremonese si presentava con la seconda maglia Bianco con striscie sottili rosse e con lo sponsor Latte Soresina. Purtroppo perchè la prima maglia grigiorossa era da sempre la mia preferita.

La partita fu molto divertente: la Roma passò in vantaggio con un giovanissimo Giannini al suo terzo goal in serie A e poi raddoppiò con Carlo Ancellotti che mancava al goal da due anni. Sembrava tutto finito, ma nella ripresa la Roma fu raggiunta due volte da Finardi. Alla fine Pruzzo sigillò il risultato sul 3 a 2. 

domenica 2 novembre 2014

Per i nostri cari

"Signore, dona loro, che amiamo nel tuo amore come non mai, dona loro, che ancora lontani da noi vanno verso la tua luce e ci indicano il cammino del pellegrinaggio tormentato, dona loro, che noi piangiamo e ci sono più vicini che mai, che si intrattengano e lottino con noi sulla terra. Signore, dona loro, dopo la battaglia della vita, la pace eterna e la tua luce perpetua risplenda ad essi come a noi, ora come luce della fede e poi nell'eternità come luce della vita beata." 


Karl Rahner

venerdì 31 ottobre 2014

La mia seconda pelle...un regalo per voi

Mi alzavo, infilando titubante le mie ciabatte, ma poi mi ritrovavo di nuovo seduto sul letto con la testa tra le mani e, la speranza che la mia vita potesse essere diversa, s’infrangeva bruscamente contro una parete bianca di cemento armato.
Ero troppo stanco per dormire e troppo a pezzi per stare sveglio.
Avevo la sensazione di essere come una mosca che, golosa degli avanzi di un pasto, entrava dentro una casa dalla finestra spalancata e, dopo essersi furtivamente saziata, cercava la via d’uscita, ma ogni volta si schiantava contro il vetro della finestra della cucina che, nel frattempo, era stata chiusa dai padroni di casa.
Lo scontro contro un freddo pilone di cemento armato mi riportava alla realtà e capivo che mai più nulla sarebbe stato come prima: ero un dipendente, per la gente semplicemente un “tossico”.
Ne avevo bisogno per alzarmi dal letto, per prepararmi la prima colazione, per ridere con gli amici, per farmi coraggio, per prendere i mezzi pubblici, per essere normale al lavoro, per fare l’amore con la mia ragazza e per sopravvivere ad una vita che si stava dissolvendo rapidamente tra le mie mani.
Mi sentivo come immerso in un oceano di ortiche; un sottile filo spinato, invalicabile, come quello che circonda le mura delle vecchie grigie caserme, mi separava dal resto del mondo.
Ormai ero consapevole di non essere più libero.