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mercoledì 22 ottobre 2014

Ipazia, una storia tanto antica da esser moderna

Probabilmente non molti lettori si saranno accorti della mia assenza da questo blog, ma a beneficio di quanti invece avranno notato il fatto posso assicurare che di certo non è stato dovuto all'ideatore di questo spazio, a cui mi lega una sincera ed onesta amicizia.

In realtà lo scrivere è un moto dell'animo incontrollabile per chi non ne fa un mestiere, e necessariamente deve trarre origine da emozioni, sentimenti. E a dire il vero, tolta la sfera personale, non sono riuscito a riaccendere il mio spirito: un paese allo sfascio fatto solo di parole e poche azioni, circondato da conflitti e fondamentalismi, in preda alle paure. Ma nulla di tutto ciò ha armato la mia coscienza in questo periodo.

Ci è voluto un libro a ridestarmi dal torpore. Un libro è una esperienza unica, un viaggio nelle quattro dimensioni da cui si esce sempre diversi da come si è entrati, e di certo più ricchi. Ed il libro che ho acquistato in un piccolo spazio gestito da una piccola casa editrice in Santa Maria in Trastevere a Roma durante una delle sporadiche passeggiate nel centro della città eterna mia ha rapito, emozionato, commosso.
Parlo di "Ipazia - Vita e sogni di una scienziata del IV secolo", scritto sapientemente da Adriano Petta e Antonino Colavito. Gli autori con una ricerca storiografica difficilissima hanno riportato alla luce le vicende della prima scienziata della storia, una scienziata a tutto tondo come una volta lo erano i matematici, filosofi, astronomi, medici...insomma veri e propri onniscenti, vissuta nel IV secolo ad Alessandria.
Ipazia era donna in un tempo in cui l'Impero Romano si stava sfaldando ed affidava alla chiesa cristiana il compito di collante. Nel suo tenere insieme la madre chiesa non prevedeva che la donna avesse un ruolo sociale differente da quello della moglie, madre e sottomessa all'uomo.
Ipazia era ellenica, pagana, e quindi minoranza in un mondo in cui chi non si convertiva al cristianesimo veniva sottomesso con ogni forza.
Ipazia contrapponeva la ragione alla religione senza per questo mancare nel rispetto verso i credenti, ma semplicemente avversava chi nella fede vedeva uno strumento per offuscare le menti e le coscienze.
Ipazia ha sacrificato la propria vita morendo martire per mano di un fedelissimo di un patriarca poi riconosciuto santo dalla chiesa: non ha ceduto al ricatto dei potenti ma non ha ceduto alla persuasione della violenza. E' andata incontro al proprio destino per amore della verità, della scienza.
La vita, i sogni e la morte di Ipazia raccontata con una forma sicuramente romanzata dagli autori mi lasciano una profonda emozione, quella di un bambino che per la prima volta assiste ad un sopruso, ma al tempo stesso per l'incanto verso la grandezza di un personaggio oggi più scomodo di quanto non lo è stato in passato.
Mi ricorda che la condizione della donna non è molto cambiata negli ultimi 1600 anni e le responsabilità sono di uomini e di chi ne giustifica l'operato.
Mi ricorda che la civiltà occidentale è stata oppressore, barbara prima di vedere arrivare i barbari, è stata fanatica nella ricerca della evangelizzazione a tutti i costi.

Oggi più che mai i fondamentalismi vanno combattuti, sia quelli sessuali che quelli religiosi, e non ci sono armi migliori della cultura, della conoscenza e della ragione per sconfiggere le ombre che sono tornate a coprire i soli che ogni giorno sorgono nelle nostre vite. Le armi da cui non può non nascere amore, lo stesso che Ipazia ha nutrito per le generazioni future accettando di essere seviziata ed uccisa in nome della fede e della subordinazione della donna all'uomo.

lunedì 3 febbraio 2014

Il problema non è la Polonia di el condor pasa

Che in Italia siamo abituati a guardare la malattia senza preoccuparci delle cause è fatto certo, e non può quindi meravigliarci il gran baccano che su ogni organo di informazione è alimentato dallo spavento di vedere la desertificazione industriale oramai alle porte. 
L’Electrolux ha annunciato una forte cura dimagrante alla sua struttura italiana impostandola su tagli tanto alle retribuzioni quanto agli organici degli stabilimenti produttivi dislocati al nord del nostro paese. Alternativa la chiusura degli stabilimenti e lo spostamento in Polonia, dove la pressione fiscale e le retribuzioni assicurano profitti ad un gruppo che comunque non è in crisi, produce utili. Quindi la crisi spesso richiamata quale causa della perdita di industrie in questo caso non è la giustificazione. 
Dobbiamo pensare a cosa siamo noi e cosa sono gli altri paesi. Cosa offriamo noi oggi alle multinazionali? Un paese nel caos politico, un fisco opprimente derivante da una spesa pubblica fuori controllo, un mercato del lavoro rigido, infrastrutture arretrate, una giustizia civile borbonica ed un futuro plumbeo quanto le nubi che coprono i nostri cieli in questi giorni. Il problema non è la Polonia, poiché per noi il problema è una competizione che va oltre i confini europei, e si chiamano India, Cina, Brasile e via discorrendo. Il problema siamo noi stessi. La dimostrazione? La Germania poco si preoccupa che il costo del lavoro sia più alto che in Polonia o altri stati emergenti, anzi sono una opportunità poiché producono in questi paesi mantenendo dentro i confini la ricerca e tutto lo sviluppo ad alto valore agigunto. Semplicemente perché hanno ammodernato tutto ciò che era necessario per non perdere il treno di una economia diversa da quella di quaranta anni fa, più o meno il palo a cui siamo rimasti agganciati noi. E le parole oramai sono troppe. Fatti. O cambiamo strada o il futuro dei nostri figli sarà l’agricoltura, non i servizi. Ed il mondo del lavoro? Se non applichiamo misure come quelle sperimentate altrove, dove ad esempio i dipendenti pubblici possono essere trasferiti dove necessari rischiamo di non incidere sui costi improduttivi e quindi liberare risorse per assicurare la flessibilità necessaria  al nostro sistema paese.

mercoledì 22 gennaio 2014

In morte di un maestro di el condor pasa

Ho imparato tardi ad apprezzare la musica classica. Ho sentito in età matura che dietro le composizioni musicali arrivate a noi da Beethoven, Mozart, Bach o loro simili c'è un genio di cui dovremmo ringraziare il Creatore ogni giorno, perchè in esse trovano la sintesi tutte le bellezze della natura, la melodia di un creato che si esprime in forme vicine alla matematica ed ai flussi primari dei nostri corpi.
Ed oggi che salutiamo il maestro Abbado è necessario affidare al vento un saluto ed un ringraziamento per aver donato a tanta gente interpretazioni di queste opere capaci di svegliare l'anima, anche quella più dormiente. Ci rattristiamo nel pensiero che oggi nell'era della tecnologia e del mercato i giovani siano sempre più distanti dall'arte poichè qualche falso docente gli ha spiegato che con la cultura non si mangia. Impiegheremo moltissimo ad avere un sostituto degno del maestro Abbado, forse perchè intimamente convinto che per un genio che lascia il nostro mondo non vi siano le condizioni per poter eleggere un sostituto. Forse perchè nel nostro paese è difficile sentire dietro ai pilastri della cultura nazionale il rombo di qualcosa di nuovo che sta arrivando. Per aver perso il maestro Abbado sono triste e spero che vi sia per lui un posto dove continuare a dirigere orchestre, magari di angeli. Per la nostra triste realtà lo sono ancor di più e spero che l'artista che ci ha lasciato possa intercedere presso il Dio della musica affinchè ci doni ancora fortune come quelle di cui abbiamo usufruito anche se non lo meritiamo.

Addio maestro.

mercoledì 15 gennaio 2014

Il falso mito dell'italianità di el condor pasa

Non possiamo stupirci se le principali società del nostro paese passano in mani straniere. E non è corretto richiamare il Governo a manovre protezionistiche per scongiurare il passaggio del controllo azionario di gruppi italiani a spagnoli o francesi, il mercato è aperto, ed un soggetto produttivo privato per sua natura è contendibile. 
Non è corretto inoltre lamentare assenza di investimenti stranieri e poi ergere barricate quando questo avviene. In barba oltretutto alla globalizzazione, citata quando occorre giustificare licenziamenti e dismissioni ma mai quando effettivamente occorre. Quindi? Possiamo davvero chiedere a gran voce che alcuni grandi aziende rimangano di proprietà italiane? Da contribuente mi auguro di no, sperando che sia l’ennesima lezione da apprendere per convincersi che abbiamo bisogno di una nuova classe dirigente.

venerdì 10 gennaio 2014

Il tempo è scaduto di el condor pasa

Il tempo è scaduto........la campana è risuonata funesta nella giornata di ieri. 
La disoccupazione è al 12,7% anche se nessuno parla del numero di persone che effettivamente lavora rispetto alla popolazione totale. Siamo una nazione di circa 60 milioni di persone, di cui lavorano effettivamente e quindi producono contribuzione per la collettività pari a circa 22 milioni. Questo vuol dire che il 36% della popolazione produce ricchezza per tutti. Insostenibile. La situazione è ancor più grave se pensiamo che la disoccupazione giovanile ha superato il 40%, quindi nel futuro la situazione non può migliorare.
Non abbiamo più tempo. Occorre agire velocemente e profondamente. Occorre intervenire su tutti i costi improduttivi e rifondare la pubblica amministrazione perchè è inimmaginabile che la sola crescita dell'occupazione possa riportare il paese in una situazione differente dall'attuale. 
Nessuna riforma del lavoro può avere successo se non attraiamo capitali, poichè la domanda interna è ad un punto tale che non c'è la capacità di assorbire una nuova produzione messa in moto da nuovi investimenti delle aziende agli attuali livelli di tassazione. 
Ci siamo avvitati in una spirale da cui non è possibile uscire con normali politiche macroeconomiche. 
Serve una cura straordinaria, per salvare il morente stivale. Dobbiamo intervenire alla base della nostra struttura. Altro che Tasi, cuneo fiscale o piccoli interventi che non cambiano nulla ma semplicemente sono un'aspirina per un malato di cuore dopo dieci infarti.

Bisogna avere coraggio per poter vedere un futuro prima che sia troppo tardi. Prima che le generazioni senza un domani siano quelle dei figli che ancora debbono nascere.

sabato 14 dicembre 2013

E' una questione di credibilità di el condor pasa!

A dover scrivere della deriva del nostro paese mi sento male. Da cittadino appassionato provo dolore nel vedere a quale punto siamo arrivati. Direi di non ritorno. Con le piazze che iniziano a farsi sentire e venti di fascismo con contorno di mafia che soffiano ad alimentare l'incendio.
Quindi non mi rimane che scrivere. Per marcare la distanza sia da chi ci amministra che da chi protesta mosso da burattinai che non cercano il bene della collettività bensì lo sfascio definitivo per acquisire il controllo perenne dell'italico stivale.
E non posso tacere l'ennesimo scherzo tirato da un Governo inetto ed incapace. Il finanziamento pubblico ai partiti. Ridicolo pubblicizzare una svolta visto che il decreto avrà effetto dal 2017 e quindi lascia il tempo a chi verrà dopo Letta di intervenire. Ridicolo il sistema del 2% visto che consente di accedere ai fondi ai soli partiti presenti in parlamento, in barba alla democrazia. Ancor più ridicolo che le deduzioni garantite da donazioni ai partiti siano superiori a quelle garantite a chi sovvenziona onlus. 
Insomma il potere tutela se stesso ed i cittadini sono semplicemente sudditi.

Lorsignori però hanno perso ogni credibilità.

martedì 26 novembre 2013

Un nastrino rosso sulla giacca di el condor pasa

Oggi come in tutti i giorni della mia vita porto un ideale nastro rosso sulla giacca, a simboleggiare la mia personale lotta alla violenza sulle donne. 
Non è retorico individuare un giorno specifico dell'anno per urlare a gran voce che "lo scempio finisca", ma un gesto dovuto in tempi bui come quelli che stiamo vivendo. Sarò ripetitivo ma in Italia abbiamo bisogno che la vita prevalga su tutto, e non può esserlo senza l'apporto di chi la vita la dona tutti i giorni. 
Essere donna in questo paese è terribilmente difficile: se non hai un lavoro sei un pericolo perchè potresti avere figli e quindi interrompere la catena della produttività, se sei madre hai il cuore e la testa ai figli per cui non puoi spenderti per un'azienda, se sei incinta molti ti vedono come un'ammalata che non può fare la fila nemmeno al supermercato, hai pochi diritti e tanti doveri, hai le porte per l'affermazione professionale serrate a doppia mandata e le chiavi ce le ha San Pietro. 
Alziamo il capo guardiamo oltre la nebbia che ottenebra i nostri occhi: abbiamo bisogno che la donna ricopra il proprio ruolo nella società. Solo con questa svolta possiamo pensare di uscire da questo nuovo medioevo. Nessuna crescita economica e culturale è possibile se non si interrompe la scia di sangue che ha come protagoniste sventurate le pronipoti di Eva. 
La vita sopra ogni cosa, l'amore motore della nostra società. Un fiocco rosso ideale che cinge uomini e donne. L'altra metà del cielo è azzurra perchè il colore di base è rosa. Ed un ivito a chi ha la fortuna di dividere la propria vita con una donna: come Giovanni XXIII con i bambini portiamo stasera un bacio ed una carezza alla nostra compagna, moglie, fidanzata, madre. 
Avremo combattuto per la libertà e la vita.

domenica 17 novembre 2013

Ancora dietro la lavagna! di el condor pasa

Ormai siamo alla farsa. Riusciamo ad assolverci fino a che rimaniamo entro i nostri confini ma appena passate le Alpi il bluff viene scoperto.
Il nostro governo annuncia la fine della crisi e puntualmente viene smentito. I dati sul pil non sono rosei e soltanto degli imbonitori possono vendere al paese che dal -2% del 2013 si passerà ad un +1% il prossimo anno, con una crescita netta dal 3%.Nemmeno fossimo la Germania o la Cina.Non contenti varano una legge di stabilità che prevede maggiori spese pubbliche per il 2014 ignorando che possono farla franca con il popolo bue ma non con i tecnocrati di Bruxelles.
Ennesima figuraccia e di conseguenza rimaniamo dietro la lavagna come il peggiore degli studenti.

lunedì 4 novembre 2013

Roma svanita di el condor pasa!

Metti una mattina nel centro di Roma. Sole, turisti, i nostri monumenti. Una passeggiata nella nostra città. Via Nazionale. E' squallida per come è tenuta ed il livello degli esercizi commerciali. Fortunatamente dopo pochi passi si arriva al Palazzo delle Esposizioni ed a Palazzo Koch. Gli occhi sorridono, mi sento nuovamente rapito. Un autobus malconcio in cui siamo tutti accalcati e la paura di essere borseggiati ci riproietta nel lato oscuro della città eterna, del nostro paese, ma il tragitto è veloce e scendendo a Piazza Venezia è possibile vedere molti edifici che parlano di storia e cultura oltre che di un passato scomodo di cui talvolta abbiamo timore. Ma via verso Largo Argentina sempre sulla scatola arancione per sardine passegere. Scendiamo. Ci dirigiamo verso Campo de Fiori. E' molto tempo che non veniamo. La delusione è forte. Del vecchio mercato che ci ricordiamo è rimasto nulla. Un pezzo di storia romana è svanito con l'insediamento di banchi dove vengono esposti prodotti che non sono da mercato bensì comunissimo frutto della catena industriale che è possibile trovare nei supermarket moderni. E tanti tavolini che Giordano Bruno immobile al centro della piazza sembra detestare più del papa che lo condannò. Passiamo oltre andando verso Via dei Cappellari. Il cuore va in frantumi. I maestri che animavano la strada tra mobili antichi da ripristinare, quadri, statue ed oggetti di ogni tipo emersi da cantine e case storiche, le vecchie botteghe dove respiravi antichi mestieri, storie ed aneddoti che si potevano tramandare di generazione in generazione, tutto svanito. Molti portoni in legno sono chiusi. Altri sono aperti ma mostrano locali lounge, parrucchieri o appartamenti da affittare a turisti a prezzi esorbitanti. Nessuno è rimasto a fare l’antiquari in questa via di Roma popolare, appartenuta al popolo, dove la democrazia come parola era sconosciuta ma praticata per il semplice fatto che si era davvero tutti uguali. Tutti abitanti di un cuore di Roma che alimentava la vita di una città viva. Oggi solo consumismo. Turismo usa e getta. Franco e suo cognato sono gli ultimi rimasti. Ci raccontano che molti sono stati chiamati in cielo e nessuno ha voluto seguire la strada del defunto. Altri se ne sono andati in cerca di fortune al di fuori delle mura. Mesti torniamo sui nostri passi mentre ricordo ad alta voce di quando da bambino andavo a trovare mio cugino che abitava vicino la parrocchia di San Damaso e facevo il giro dei vecchi negozianti per sentire nuove storie e carpire i loro segreti del restauro di mobili, libri, di come si aggiustavano biciclette, si faceva la pizza bianca buona per metterci dentro la porchetta d’Ariccia. Mesto smetto pensando che i ragazzi oggi non vorrebbero ascoltarmi, preferirebbero starsene su social network a parlare di come sfondare in tv o delle vite delle star idolatrate.Roma svanita si porta via anche un piccolo pezzo di speranza che la mia città  ed il mio paese tornino ad essere un pò come prima ma moderni come lo sono altri paesi, al passo coi tempi cercando di preservare le proprie radici culturali.

venerdì 1 novembre 2013

Violenza sulle donne e razzismo di el condor pasa!

Cosa hanno in comune due distorsioni della nostra società quali violenza sulle donne e razzismo? Quando accendiamo il televisore, la radio o sfogliamo un giornale ed osserviamo l'ennesimo caso di maltrattamenti verso una donna istintivamente pensiamo ad un immigrato che ha usato violenza contro una immigrata o una italiana. E' istintivo per il senso diffuso di sfiducia per il diverso e la convinzione che la nostra cultura è una cultura superiore.
Invece la realtà è ben differente. La condizione della donna in Italia è a livelli medievali per colpa di noi Italiani. I dati sono palesi: il 60% degli autori di stupro sono di nazionalità italiana. Si stima che 6.743.000 donne, tra i 16 e i 70 anni, siano vittime di abusi fisici o sessuali e circa un milione abbia subito stupri o tentati stupri. L'Oms ci dice, inoltre, il 33,9% delle donne che ha subito violenza per mano del proprio compagno e il 24% di quante l'hanno subita da un conoscente o da un estraneo non ne parla. Il 14.3% delle donne, secondo il rapporto, è stata vittima di atti di violenza da parte del partner, ma solo il 7% lo ha denunciato.  La violenza domestica, inoltre, è la seconda causa di morte per le donne in gravidanza.
Togliamoci il burqa che tutti quanti noi ci siamo messi per coprire la nostra vergogna. Il nostro futuro è rosa se e soltanto se diventa più rosa la nostra società, prima ancora che la legge imponga quote è necessario che ciascuno di noi si imponga che il rispetto non ha ne sesso ne altro tipo di connotazione.



giovedì 31 ottobre 2013

Abbiamo bisogno di legalità di el condor Pasa!

Per quale motivo non accettare che si effettuino pagamenti in contanti fino a 500€? Ma c’è qualcuno di voi che quando va dal dentista si porta in tasca tagli da 100€ per conti da 5.000€? Siamo seri. 
Chi non vuole l’abbassamento della soglia oltre cui dover saldare con strumenti di pagamento difende corporazioni che non hanno nessun interesse a cambiare lo status quo. Ovviamente questa revisione della norma sui pagamenti non è sufficiente. E’ assolutamente necessario incentivare l’emersione dell’illegalità introducendo forme di incentivo alla fatturazione delle attività quali la detraibilità di tutte le spese. 
Questo paese deve cambiare, ed occorre coraggio per non trovarsi di fronte sempre a manovre economiche finanziate da nuove gabelle.

martedì 15 ottobre 2013

Spesa pubbica, il grande bluff di "el condor pasa!"

Il taglio della spesa pubblica è diventato nel tempo il cavallo di battaglia dei governi, ma in realtà è una assoluta chimera.
Infatti dal 1997 ad oggi, come dimostra uno studio della Cgia, al netto degli interessi sul debito è aumentata del 68,7%.
Quindi non abbiamo alleggerito lo Stato, al contrario abbiamo drenato risorse facendo crescere i fondi a disposizione della complessa macchina della burocrazia senza di contro osservare un miglioramento dei servizi erogati.
Dov'è il problema? Sfatiamo una leggenda. La spesa pubblica non è lievitata per il maggior trasferimento di denaro ai servizi essenziali, visto che progressivamente giustizia, istruzione e sanità hanno subito tagli importanti. Ciò che ha assunto dimensioni mostruose, è il fenomeno delle aziende collegate ad amministrazioni pubbliche, centrali e locali. Quindi nell'era del liberismo il peso dello stato è cresciuto nell'economia, in assoluto contrasto con le teorie macroeconomiche a cui fanno riferimento governi moderati o conservatori (come i nostri degli ultimi venti anni).
E per il futuro? Assistiamo a dichiarazioni d'intenti che non trovano conferme nella realtà. Si pubblicizza la compressione della spesa pubblica e nel documento di programmazione finanziaria per il 2014 è previsto un incremento della spesa per servizi pubblici di ben 3,2 miliardi.
E' necessario quindi che il cittadino italiano cresca, si informi e vada al di là dei messaggi demagogici della classe politica, leggendo se necessario gli atti ufficiali delle istituzioni pubbliche.

Nel frattempo la troika ci osserva.

domenica 13 ottobre 2013

Naufrago nel dolore di "el condor pasa!"

Il razzismo nasce dalla paura del diverso. Io non ho paura del diverso, ma del presunto simile, ovvero un mio concittadino, che in realtà è diverso. Perchè mi sento straniero nel mio paese.
L'odio porta odio, e la morte porta morte.
Nella sera dell'ultima sciagura del mare in cui disperati hanno perso la vita nella ricerca di una nuova vita una immagine mi raggela. Io su un barcone, stipato con altri, mentre attraverso un mare buio e freddo, tenendo per mano mio figlio. All'improvviso uno scossone e siamo in acqua. Vedo mio figlio andare giù ed io dopo di lui, lo inseguo e tendo una mano, cerco di strillare come se le mie urla possano fermarlo, ma ingoio acqua, e mi addormento per sempre con il dolore più forte di tutti i dolori, non poter salvare mio figlio.
A chi anche solo lontanamente inveisce contro gli "extracomunitari" che attraversano il Mediterraneo, vorrei che il buon Dio portasse in sogno la sensazione di nascere insieme ai propri figli in terre talmente prive di speranza da rischiare una fine tragica come quella raccontata in questi giorni.

Perchè se si rischia consci di sapere cosa si rischia vuol dire che la vita non è davvero più tale. 
E noi siamo solo ospiti su questo mondo, insieme a tutti gli altri.

mercoledì 9 ottobre 2013

A lezione da Keynes di El condor pasa!

Occorrerebbe leggere quanto diceva John Manard Keynes e quindi aver letto qualche piccolo testo di economia per sapere che a parità di reddito disponibile,  l'incremento della tassazione sui beni non produce un incremento di gettito fiscale bensì una riduzione dei consumi. 
In un periodo di recessione come questo,  il fenomeno è palese: l'aumento di iva ed altre  gabelle gravanti su beni acquistati dai consumatori, produce un effetto distorto. 
La domanda interna quindi viene depressa da politiche restrittive, portando il pil ad avvitarsi su se stessi. Ed il gettito iva è a meno 3,8 miliardi di euro nei primi otto mesi di questo anno. 
Unica via d'uscita il taglio della spesa pubblica improduttiva per cercare di uscire dal tunnel. 
Ma questa è un'altra storia....

domenica 29 settembre 2013

Un ivoriano a Roma di El Condor Pasa!

E adesso provate ad ululare quando Gervinho scende in campo.
La velocità della gazzella ivoriana spaventa la serie A e proietta la Roma in vetta da sola in cima alla classifica. Con un crine improbabile ed un incedere stordente,siamo contenti di aver accolto a Roma questo fratello africano.
Un calcio anche al razzismo!

mercoledì 25 settembre 2013

Femminicido di Stato di El Condor Pasa!

I numeri delle donne vittime di violenza sono impietosi e descrivono un paese culturalmente arretrato. L’uomo afferma la propria predominanza attraverso la forza, segno chiaro di un decadimento costante. Senza voler dare un senso sociologico a queste poche righe possiamo trovare la radice nell’impostazione della nostra società, in cui la donna ha un ruolo come madre ma quasi mai come componente paritetico dei nuclei base (famiglia, azienda, comunità). Ci si potrebbe quasi accontentare del vedere la donna come madre, se non fosse che questo paese deprime qualsiasi aspirazione. 
Le madri hanno il solo diritto di accudire i figli ma non possono pensare di portare avanti nessuna delle attività che prima della gravidanza le occupava. E nulla vale se alle spalle ci sono anni di lavoro, studi, ricerca scientifica o imprenditoria. 
Solitamente hanno contratti precari che fulmineamente vengono rescissi. Una violenza che genera tutte le altre. 
Una società che porta le donne a dover scegliere se avere il proprio ruolo nella società o dare continuità alla specie è una società ancorata al medioevo, lontana dai paesi nordici a cui spesso si ispira. Sono inutili le discussioni sulle quote rosa, lo stato dovrebbe tutelare i diritti base delle donne intanto potenziando i servizi all’istruzione. 
Come può una madre che guadagna 600€ al mese portare il figlio al nido, se il padre è un normale impiegato, se poi il nido ha un costo mensile pari allo stipendio? I servizi pubblici: destinati a evasori e raccomandati. 
Da dove iniziare? Dalla civile procedura informatizzata di dimissioni introdotta dal governo Prodi e poi velocemente abolita. Oggi nella modernissima Italia spesso una donna viene assunta dietro firma di foglio di dimissioni “in bianco”. Il femminicidio inizia qui.

lunedì 23 settembre 2013

Parole, Parole, Parole di El Condor Pasa

Mina potrebbe indignarsi nel vedere associate le parole di un suo successo alle performance del nostro Primo ministro. 
Non possiamo farne a meno considerato che dopo aver comunicato la revisione al ribasso del PIL, che scenderà del -1,7% quest’anno, l’On. Letta, ha spinto il suo coraggio oltre l’ostacolo ed affermato che ci sono i segni della ripresa che arriverà il prossimo anno. 
Non sembra anche a voi di aver sentito già queste parole? Fanno compagnia alle dichiarazioni dei suoi predecessori capaci di vedere ristoranti ed aerei pieni in piena crisi economica, con la maggior parte delle famiglie italiane alle prese con la seconda settimana (limite di esaustione dello stipendio). 
Ma nel suo essere novello Brave Heart il capo del governo ha solennemente promesso alla nazione di non volersi lasciare logorare dai partiti che lo sostengono. E questa davvero ci pare una buona notizia, vale a dire che presto vedremo la fine di questo mostro politico che è la coalizione PD-PDL. 
Dimenticavo di ricordare che si  sta mantenendo la parola: la stabilità è salva, infatti continuiamo a perdere ricchezza, siamo stabilmente in declino e condannati ad una stabile mediocrità.

El Condor Pasa!

sabato 21 settembre 2013

La stabilità declinante di El condor pasa

Il titolo è una sfida, un guanto gettato davanti ai passi di chi dichiara necessaria la stabilità di Governo onde evitare il declino del paese. Ma diamo una notizia a coloro i quali erigono a baluardo per la difesa del patrio destino l’equilibrio politico: siamo già in declino, e non da due anni, da molto più se consideriamo che le crescite del PIL sotto l’1% al netto dell’inflazione sono in realtà decrescite belle e buone. 
Quindi la stabilità di cui tutti si sono appropriati, anche il fornaio o il giornalaio di quartiere, a cosa serve? Ad accrescere la distanza tra noi ed il resto dei paesi industrializzati, visto che quest’ultimi hanno preso al volo il treno della ripresa. 
La stabilità con cui oggi i politici cercano di rimanere in sella al potere per non lasciare spazio al malumore del popolo è uno strumento machiavellico a disposizione dei potenti. Anche quelli al di la delle Alpi, le cui banche sono colme dei nostri titoli di stato, quindi costretti a professare stabilità ed a imporcela per non vedere in fiamme la loro economia. 
La soluzione? Ci vuole una discontinuità forte. Dobbiamo liberarci di questa classe politica impegnata a discutere dei problemi di un singolo, come fossero gli ospiti di prima classe del Titanic alle prese con un gran ballo mentre la falla riversa  nello scafo l’acqua che lo affonderà. 
Auguriamoci che il congresso del PD rottami i vecchi e ci dia una speranza, e magari una alleanza con i M5S che distrugga definitivamente la destra attuale per portarcene una nuova ed europea necessaria al normale funzionamento del paese, e non il partito di un proprietario in perenne conflitto d’interesse contro lo Stato (e quindi contro tutti noi). Altrimenti dovremo rassegnarci ai fenomeni  con cui siamo descritti da tutto il mondo: mafia, evasione fiscale, nani e ballerine, cervelli in fuga. 
Una stabilità della mediocrità non ci serve. Piuttosto meglio distruggere tutto e ricominciare da zero.