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lunedì 18 luglio 2016

Onore a chi ha sacrificato la vita, combattendo contro il più corrotto dei sistemi

Il 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino e i suoi angeli custodi, furono barbaramente fatti saltare in aria in Via D'Amelio a Palermo
Con queste seconda atrocità nel giro di due mesi , il paese sembrava essere schiacciato da un destino ineluttabile, il potere della mafia. 
Da quell'anno orribile, tanta strada è stata fatta ma oggi l' Italia non può e non deve dimenticare. 
L' Italia da qualche anno ha capito i suoi errori: non combatte più la mafia con generali senza esercito ( Falcone e Borsellino) e con eroi solitari, ma con una risposta diffusa, costante e crescente. 
Chi lotta ogni giorno contro le mafie non deve sentirsi solo, acquisisce forza e energia raggiungendo l' invincibilita', se un numero crescente di persone gli è vicino in questa guerra. 
Fabrizio Moro in una canzone del 2007 cantava: "Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine, appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato. Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie.....Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra...Ci sono stati uomini che sono morti giovani, ma consapevoli che le loro idee, sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole, Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti oppressione, contro ogni suo simile contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento". 
Oggi più che mai l' Italia deve ribadire la sua indignazione e solidarietà a chi ha sacrificato la propria vita contro "il più corrotto dei sistemi".

mercoledì 29 giugno 2016

Istanbul e la strategia del terrore per renderci prigionieri

Quanto successo ieri ad Istanbul, continua inesorabilmente ad insegnarci che il terrorismo islamico è un problema senza soluzione. 
La sconfitta, l'arresto o l'uccisione di pochi terroristi non è mai totale, la vittoria sempre incompleta e la tensione infinita. 
Quando si arresta o si uccide un terrorista con un drone o si fanno dei blitz a casa degli Stati islamici, queste conquiste sono marginali e hanno come conseguenza perdite temporanee di inermi cittadini che mangiano in un ristorante, ascoltano musica o prendono un aereo per lavoro. 
Quando si colpiscono i terroristi la conseguenza è che i vincitori che esultano cadono rapidamente e gli sconfitti si rialzano velocemente e si riorganizzando colpendo come in Francia, Belgio e ora Turchia, in una maniera brutale. 
Papa Francesco diceva che questa è una terza guerra mondiale a pezzettini: abbiamo percepito che l'Europa è solo un teatro di questa guerra? Ricordiamo tutti i vacanzieri uccisi in spiaggia in Tunisia, in Mali o mentre visitavano un museo, e i turisti di un aereo russo fatti saltare in aria sul Sinai? 
Quel vento di discordia e di odio di fondamentalisti e terroristi, sembra impossibile da sconfiggere e la cosa terribile è che la parola sicurezza forse è divenuta una parola troppo precaria nel nostro vocabolario. 
Non esiste la bacchetta magica ma serve almeno provare a prevenire. Abbiamo una polveriera ai nostri confini con tre grandi conflitti in corso: quello tra sciiti e sunniti, quello tra fondamentalisti e nazionalisti e quello tra sionismo e islam. 
Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche e la storia ci insegna che queste durano sempre fino alla fine. 

Questo terrorismo è capace di risorgere dopo ogni sconfitta, perseguendo con sempre maggior tenacia una crociata anti-sionista e anti-occidentale.
La battaglia è contro un presunto Stato islamico che è anche organizzazione criminale transnazionale implicata in tutto ciò che quella religione ha categoricamente condannato: narcotraffico, traffico d’armi, contrabbando, usura, rapimenti, distruzione di luoghi sacri, uccisione in massa.
La ricetta c'è e potrebbe essere quella di estinguere i canali di finanziamento di questi terroristi e tagliarli fuori dai mercati e dall’intelligence, isolare l’organizzazione criminale rispetto alla popolazione, impedendo approvvigionamenti di armi, infiltrare le loro file con spie vicine, etc . Non si deve guardare solo al fronte esterno, ma la priorità è il fronte interno.
E' una guerra è vero ma che può e deve essere combattuta in modo diverso.
E ora per l'ennesima volta si piangono inermi cittadini e vacanzieri.

domenica 29 maggio 2016

31 anni fa #Heysel


29 maggio 1985 ore 19,00: un giorno come un altro per un bambino di 10 anni. 

Ero in cortile con i miei amici a giocare con il pallone, immaginando la finale di Coppa Campioni, Juventus-Liverpool che si stava per disputare a Bruxelles.
Finito il nostro sogno, con i miei amici di infanzia ci prepariamo per andare a vivere la realtà di quella partita, che purtroppo in un breve momento diventa un terribile incubo.
Stavamo assistendo non ad una serata di gioia e sport, ma ad una tragedia con immagini di disperazione, gente sperduta e dolore, in cui morirono 39 persone, e ne rimasero ferite oltre 600. 
La pagina più brutta nella storia del calcio.
Per non dimenticare.
#Heysel1985

venerdì 20 maggio 2016

Massimo D'Antona: un esempio da ricordare

Oggi 20 maggio 2016, ricorre il 17o anniversario della morte del Prof. Massimo D'Antona, ucciso dalle nuove Brigate Rosse. Fu terribile: qualche giorno prima avevo sostenuto l' esame di diritto del lavoro e lui era li sorridente in aula come sempre. Quel 20 maggio ero in facoltà e la notizia sconvolse quella tiepida mattinata di maggio e lasciò noi studenti e tutti i professori, increduli e senza parole. 
Ricordarlo è un dovere e un segno di attenzione umana e civile. Non dobbiamo mai dimenticare il suo esempio e di tutti quei servitori dello Stato che hanno perso la vita per mano dei terroristi. Queste morti violente ci devono far riflettere: non devono esistere ragioni di dissenso politico o sociale che possano giustificare forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti così efferati. Oggi quindi, oltre il ricordo del Prof. Massimo D'Antona, è necessario ricordare le storie di tutte le vittime di atti terroristici e dei loro familiari che ogni giorno devono sopportare il dolore fisico e morale di avere perso i propri cari a causa di questi insensati e ingiustificabili atti di violenza. 

domenica 17 gennaio 2016

Visito un rifugio antiaereo, per non dimenticare


Qualche settimana fa ho visitato i rifugi antiaerei di Siracusa, predisposti nel 1940. 
Entrando ci si immergeva già nella storia e nelle paure di 75 anni fa: una scala ripida con un'articolazione sotterranea con ampie gallerie e punti di raccolta più grandi, dove furono realizzati ampi sedili per rendere più agevole la lunga permanenza. 
Vedendo la prima foto si riesce a capire la tragedia che hanno vissuto alcuni bimbi dell'epoca: basti pensare che nei mesi precedenti lo sbarco degli alleati in Sicilia, in 2 mesi Siracusa subì 330 allarmi aerei! 
Nonostante i disagi in questi luoghi si sono creati amori, amicizie e nati bambini a dimostrare come la vita sia in grado di vincere anche ad una immane tragedia come la guerra. 

Il commento stupito di mia figlia vedendo le foto dell'epoca: "ma perché lanciavano le bombe gli aerei? Non sapevano che i bimbi avevano paura?"....per non dimenticare.

...



giovedì 4 giugno 2015

I have a dream: "un mondo nel quale gli estremismi non possano più minacciare i nostri popoli"

Vorrei riprendere il discorso che il Presidente americano Obama fece al Cairo il 4 giugno del 2009  in un periodo di grande tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani e prima della agitazioni della “Primavera Araba”.
Vorrei elencare i punti focali del discorso come messaggio di Pace e con la speranza di fine di tutte le guerre:
“America e Islam non si escludono a vicenda. Al contrario, America e Islam possono avere posizioni convergenti”.
“Tutti condividiamo le stesse aspirazioni: quella di vivere in pace e sicurezza, di volere un'istruzione e un lavoro decoroso, di amare le nostre famiglie, le nostre comunità e il nostro Dio”.
Le azioni degli estremisti sono incompatibili con i diritti umani, con il progresso delle nazioni, con l’Islam. Il Corano dice infatti che chiunque uccide un innocente è come se uccidesse l'intero genere umano, e chiunque salva un solo uomo, in realtà salva tutto il genere umano”.
“L'unica soluzione possibile per le aspirazioni di entrambi è quella dei due Stati, dove israeliani e palestinesi possono vivere nella pace e nella sicurezza.
Gli israeliani devono ammettere che proprio come il diritto a esistere di Israele non si può in alcun modo mettere in discussione, così è per la Palestina. È giunta l'ora che gli insediamenti di coloni siano chiusi”.
“Tutte le nazioni dovrebbero avere accesso all'energia nucleare a scopi pacifici, ma solo se rispettano i loro obblighi e le responsabilità incluse nel Trattato di Non Proliferazione”.
“Tutti i popoli aspirano alle medesime cose: la possibilità di parlare ed esprimersi liberamente, di decidere come vogliono essere governati; la fiducia nella legge e nell'equa amministrazione della giustizia; un governo trasparente che non si approfitti del popolo; la libertà di vivere come vuole”.
“Allearsi per il bene e il futuro del mondo, un mondo nel quale gli estremisti non possano più minacciare i nostri popoli; un mondo nel quale gli israeliani e i palestinesi siano al sicuro nei loro Stati e l'energia nucleare sia usata soltanto a scopi pacifici; un mondo nel quale i governi siano al servizio dei loro cittadini e i diritti di tutti i figli di Dio siano sempre rispettati.”
“È più facile iniziare una guerra che finirla. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile osservare le differenze di ciascuno di noi che le cose che abbiamo in comune,ma nostro dovere è scegliere la strada giusta, non la più facile. C'è un unico comandamento dietro ogni religione: fate agli altri quello che vorreste che gli altri facessero a noi”.
“Abbiamo la possibilità di creare il mondo che vogliamo, ma soltanto se avremo il coraggio di dare il via a un nuovo inizio, tenendo a mente ciò che è nelle Sacre Scritture: il Corano dice: «Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina, e divisa in nazioni e tribù, così da poterti conoscere meglio». Nel Talmud si dice: «La Torah ha per unico scopo la promozione della pace». E la Santa Bibbia dice: «Beati coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio». I popoli di tutta la Terra possono convivere in pace: noi sappiamo che questo è il volere di Dio, e che questo è il nostro dovere su questa Terra”.

Che pace sia….

domenica 27 luglio 2014

Pace

La ricetta per un mondo in pace la possiamo trovare nelle Sacre Scritture.
Il Corano dice: “Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina, e divisa in nazioni e tribù, così da poterti conoscere meglio”.
Nel Talmud si dice: “La Torah ha per unico scopo la promozione della pace”.
 E la Sacra Bibbia dice: “Beati coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
La pace quindi è un dono di Dio.
E’ scritto nella Bibbia: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.
Il Corano descrive la sua via come la via della pace; la riconciliazione è presentata come la strada migliore ed è scritto che Allah aborrisce tutto ciò che disturba la pace .
Quando Allah creò il cielo e la terra, fece le cose in modo che ogni elemento potesse assolvere alla sua funzione pacificamente, senza scontrarsi con gli altri elementi. “Al sole non è permesso sorpassare la luna e la notte non può venire al posto del giorno. Ogni cosa segue il suo cammino”.
Il Talmud dichiara: “Se è permesso cancellare il nome di Dio, per mettere pace tra marito e moglie quanto più lo è allo scopo di portare la pace nel mondo”. La pace coinvolge tutto l’insieme delle relazioni umane: quello tra marito e moglie, tra l’uomo ed il suo prossimo e tra le nazioni.
La Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1984 dice che per garantire l'esercizio del diritto dei popoli alla pace, è indispensabile che gli Stati tendano alla eliminazione delle minacce di guerra,  all'abbandono del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali e alla composizione pacifica delle controversie internazionali.
I popoli di tutta la Terra devono quindi convivere nella pace: è il volere di Dio, e quindi è il nostro dovere su questa Terra.

Ma l’obiettivo è che si deve fare strada l'idea di una pace positiva, considerata non come assenza di guerra (stato passivo)  bensì come continua presenza di condizioni di giustizia reciproca tra i popoli che permettano a ciascun popolo il proprio libero sviluppo in condizioni di auto-governo.

sabato 19 luglio 2014

Angeli custodi

Il 19 luglio del 1992, il giudice Paolo Borsellino e i suoi angeli custodi, furono barbaramente fatti saltare in aria in Via D'Amelio a Palermo. 
Con queste seconda atrocità nel giro di due mesi , il paese sembrava essere schiacciato da un destino ineluttabile, il potere della mafia. 
Da quell'anno orribile, tanta strada è stata fatta ma oggi l' Italia non può e non deve dimenticare. 
L' Italia da qualche anno ha capito i suoi errori: non combatte più la mafia con generali senza esercito (Falcone e Borsellino) e con eroi solitari, ma con una risposta diffusa, costante e crescente. 
Chi lotta ogni giorno contro le mafie non deve sentirsi solo, acquisisce forza e energia raggiungendo l' invincibilita', se un numero crescente di persone gli è vicino in questa guerra. 
Fabrizio Moro in una canzone del 2007 cantava: "Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine, appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato. Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie.....Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra...Ci sono stati uomini che sono morti giovani, ma consapevoli che le loro idee, sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole, Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti oppressione, contro ogni suo simile contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento". 
Oggi più che mai l' Italia deve ribadire la sua indignazione e solidarietà a chi ha sacrificato la propria vita contro "il più corrotto dei sistemi".

martedì 15 luglio 2014

"Tutto il coraggio dell’africano che da secoli muore di fame e tutta la genialità del politico la cui influenza, in Africa, va ben oltre i confini"


Prendo spunto da quanto fatto dal compianto Presidente della Tanzania, Julius Nyerere sul codice di comportamento per i dirigenti del partito unico della Tanzania: 
·                     è proibito possedere azioni o essere amministratori di società private;
·                     è vietata la proprietà di immobili, esclusi quelli di abitazione;
·                     ricevere più di uno stipendio.
Il Presidente Nyerere lanciò una grande campagna di educazione politica in cui si spingeva la popolazione a non restare passiva davanti alla tirannia dei dirigenti, a scrollarsi di dosso l’eredità coloniale e la sottomissione all’autoritarismo. La sua idea era di non piegarsi all’arbitrio, ma combatterlo e denunciarlo in tutte le occasioni e a tutti i livelli.
La dialettica del controllo deve potersi sviluppare nei due sensi: dall’alto in basso e viceversa.
Così furono forniti al popolo gli strumenti per criticare i potenti, difendersi e, se del caso, attaccare (erano costretti alle dimissioni anche Ministri ed alti dirigenti). Quando, nel 1985, Nyerere lascia la carica presidenziale, il Paese affronta la successione in condizioni di completa normalità e calma.
Nyerere, lascia una cultura politica creata insieme al suo popolo: “a ciascuno di voi individualmente, a tutti quelli che sono organizzati nei villaggi, nelle cooperative, nelle diverse professioni, a tutti i lavoratori onesti che hanno contribuito al nostro sviluppo, a tutti io dico grazie. Insieme abbiamo costruito una Nazione ”.
A quasi trenta anni dal discorso d’addio di Nyerere, la Tanzania ha subito notevoli cambiamenti, politici, economici e sociali, non tutti positivi, ma le radici dell’albero piantato da Nyerere, sono profonde e capaci di resistere agli attacchi del nuovo colonialismo delle multinazionali e delle grandi organizzazioni internazionali.
Sono sicuro che quest’albero è fecondo di frutti anche per le realtà occidentali come fu evidenziato da un giovanissimo Marco Biagi.
Nel 1973, allora ventenne, fece un viaggio in Tanzania e pubblicò alcuni articoli su “L’Avanti” descrivendo la situazione del paese africano.
Il giuslavorista, assassinato dalle Brigate Rosse, scriveva, infatti: “Nyerere era un cattolico educato in Gran Bretagna, che si è formato sui testi del socialismo europeo e che ha saputo capire che per il bene del suo popolo era indispensabile inventare una forma di socialismo adatto alla società africana.

E in questo progetto ha infuso tutto il coraggio dell’africano che da secoli muore di fame e tutta la genialità del politico la cui influenza, in Africa, va ben oltre i confini della Tanzania”.

venerdì 23 maggio 2014

Non solo Giovanni Falcone

Il 23 maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone e la sua scorta, muoiono nel feroce attentato di Capaci. Due mesi dopo il 19 luglio, Paolo Borsellino e i suoi angeli custodi a Via D'Amelio, furono barbaramente fatti saltare in aria. Con queste due atrocità, il paese sembrava essere schiacciato da un destino ineluttabile, il potere della mafia. 
Da quel momento ci fu una reazione immediata senza precedenti: manifestazioni a Palermo, le donne fanno sciopero della fame a piazza Politeama, gli 8 sostituiti procuratori di Palermo danno le dimissioni e alcuni latitanti furono scovati e condannati al carcere duro. Da quell'anno orribile, tanta strada è stata fatta ma oggi l' Italia non può e non deve dimenticare. 
L' Italia da qualche anno ha capito i suoi errori: non combatte più la mafia con generali senza esercito ( Falcone e Borsellino) e con eroi solitari, ma con una risposta diffusa, costante e crescente. Chi lotta ogni giorno contro le mafie non deve sentirsi solo, acquisisce forza e energia raggiungendo l' invincibilita', se un numero crescente di persone gli è vicino in questa guerra. 
Fabrizio Moro in una canzone del 2007 cantava: "Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine, appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato. Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie.....Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra...Ci sono stati uomini che sono morti giovani, ma consapevoli che le loro idee, sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole, Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione, contro ogni uomo che eserciti oppressione, contro ogni suo simile contro chi è più debole, contro chi sotterra la coscienza nel cemento". 
Oggi più che mai l' Italia deve ribadire la sua indignazione e solidarietà a chi ha sacrificato la propria vita contro "il più corrotto dei sistemi".

martedì 20 maggio 2014

Il Prof. D'Antona

Oggi 20 maggio 2014, ricorre il quindicesimo anniversario della morte del Professor Massimo D'Antona, ucciso dalle nuove Brigate Rosse. 
Fu terribile: qualche giorno prima avevo sostenuto l' esame di diritto del lavoro e lui era li sorridente in aula come sempre. 
Quel 20 maggio ero in facoltà e la notizia sconvolse quella tiepida mattinata di maggio e lasciò noi studenti e tutti i professori, increduli e senza parole.
Ricordarlo è un dovere e un segno di attenzione umana e civile. Non dobbiamo mai dimenticare il suo esempio e di tutti quei servitori dello Stato che hanno perso la vita per mano dei terroristi. Queste morti violente ci devono far riflettere: non devono esistere ragioni di dissenso politico o sociale che possano giustificare forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti così efferati. Oggi quindi, oltre il ricordo del Prof. Massimo D'Antona, è necessario ricordare le storie di tutte le vittime di atti terroristici e dei loro familiari che ogni giorno devono sopportare il dolore fisico e morale di avere perso i propri cari a causa di questi insensati e ingiustificabili atti di violenza.
 

lunedì 19 maggio 2014

Melissa: sono passati due anni

Non era mai accaduto!
In 38 anni di vita non ricordo di un episodio così anomalo ma carico di viltà, un gesto  così barbaro come quello  di colpire con un ordigno una scuola all’arrivo di ragazzi innocenti, con lo scopo non di intimidire ma di uccidere.
La mafia, il terrorismo di destra e di sinistra, il racket , nessuno aveva mai osato colpire degli angeli innocenti.
Ricordo da quando sono nato ordigni sui treni, nelle stazioni, di fronte delle Chiese, professori e poliziotti uccisi sotto casa, ordigni sotto punti sensibili, ma mai gli studenti.
Qualcuno ha violato la serenità di tutti noi genitori che lasciamo i nostri figli di fronte alla scuola ogni mattina, ha strappato alla vita un angelo e ha turbato per sempre dei ragazzi che non dimenticheranno mai quanto sono stato costretti a vivere: per colpire chi?
Ecco quello che resta è il viso innocente di Melissa che ci viene portato via, strappato alla vita senza un perché, dei genitori che non potranno mai riabbracciare la loro figlia e dei ragazzi feriti nel corpo e nell’anima.

venerdì 9 maggio 2014

9 maggio di 37 anni fa

«Un agguato agghiacciante: pochi minuti dopo le 9 un commando composto da dodici terroristi ha massacrato i cinque uomini di scorta e ha rapito Aldo Moro. È stata un'azione di tipo militare che non permetteva margini di errore, eseguita da professionisti, tiratori scelti».
Così recitava il quotidiano La Stampa 37 anni fa, il giorno dopo di quel lontano 16 marzo 1978, quando a Roma, in via Fani,  fu rapito Aldo Moro e assassinata la sua scorta. 
Immediatamente dopo il Paese era sotto choc e a Roma migliaia di lavoratori si riunirono su invito dei sindacati, per manifestare lo sdegno contro questo efferato delitto.
A poche ore dal rapimento si votò la fiducia al Governo monocolore di Giulio Andreotti sostenuto da tutti i partiti compreso il PCI.
Arrigo Levi firmando un pezzo sulla Stampa definì le Brigate rosse, rosse solo per il sangue versato di innocenti.
Moro fu prigioniero per 55 giorni e "giustiziato" il 9 Maggio del 1978. 
In questa giornata è fondamentale ricordare per non dimenticare chi per servire lo Stato ha sacrificato la sua vita.

lunedì 24 marzo 2014

In ricordo di un martire

Sono passati 34 anni dalla morte di Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, il 24 marzo del 1980, ucciso sull’altare, con un solo colpo di fucile nel petto, mentre celebrava l'Eucaristia, nella  cappella del'ospedale della Divina Provvidenza. 
Romero criticò fortemente il potere politico e giuridico di El Salvador e diventò piano piano conosciutissimo e temutissimo. 
Le sue messe erano sempre affollatissime e le sue celebri omelie erano, oltre che pubblicate sul giornale, anche trasmesse dalla radio della diocesi, in modo da consentirne l'ascolto anche a chi non poteva raggiungere la chiesa. Fu ucciso per il suo impegno per i più  poveri.
Romero non si sentiva un eroe e aveva paura di morire come qualsiasi essere umano. 
Un mese prima di morire scrisse : "Ho paura per la violenza verso la mia persona. Sono stato avvertito di serie minacce proprio per questa settimana. Temo per la debolezza della carne ma chiedo al Signore che mi dia serenità e perseveranza… Gesù Cristo assistette i martiri e, se necessario, lo sentirò più vicino nell’affidargli il mio ultimo respiro. Ma più prezioso che il momento di morire è affidargli tutta la vita, vivere per lui". 

mercoledì 19 marzo 2014

Marco Biagi per non dimenticare

Oggi 19 marzo 2014, ricorre il dodicesimo anniversario della morte del Prof. Marco Biagi, ucciso dalle nuove Brigate Rosse, perchè “colpevole”di aver firmato il Libro Bianco e quella Legge di riforma del mercato del lavoro che poi prese il suo nome.  
Ricordarlo è un dovere e un segno di attenzione umana e civile.
Non dobbiamo mai dimenticare il suo esempio e di tutti quei servitori dello Stato che hanno perso la vita per mano dei terroristi.
Queste morti violente ci devono far riflettere: non devono esistere ragioni di dissenso politico o sociale che possano giustificare forme di ricorso alla forza destinate a sfociare in atti così efferati. Oggi quindi, oltre il ricordo del Prof. Biagi, è necessario ricordare le storie di tutte le vittime di atti terroristici e dei loro familiari che ogni giorno devono sopportare il dolore fisico e morale di avere perso i propri cari a causa di questi insensati e ingiustificabili atti di violenza.

domenica 16 marzo 2014

Ricordiamo chi per servire lo Stato ha sacrificato la sua vita

«Un agguato agghiacciante: pochi minuti dopo le 9 un commando composto da dodici terroristi ha massacrato i cinque uomini di scorta e ha rapito Aldo Moro. È stata un'azione di tipo militare che non permetteva margini di errore, eseguita da professionisti, tiratori scelti».
Così recitava il quotidiano La Stampa 36 anni fa, il giorno dopo di quel lontano 16 marzo 1978, quando a Roma, in via Fani,  fu rapito Aldo Moro e assassinata la sua scorta. 
Immediatamente dopo il Paese era sotto choc e a Roma migliaia di lavoratori si riunirono su invito dei sindacati, per manifestare lo sdegno contro questo efferato delitto.
A poche ore dal rapimento si votò la fiducia al Governo monocolore di Giulio Andreotti sostenuto da tutti i partiti compreso il PCI.
Arrigo Levi firmando un pezzo sulla Stampa definì le Brigate rosse, rosse solo per il sangue versato di innocenti.
Moro fu prigioniero per 55 giorni e "giustiziato" il 9 Maggio del 1978. 
In questa giornata è fondamentale ricordare per non dimenticare chi per servire lo Stato ha sacrificato la sua vita.

venerdì 14 marzo 2014

La storia dimenticata

Girando per Roma è sempre più comune trovare scritte che salutano la morte di terroristi e criminali. 
La morte di qualsiasi essere umano è dolorosa, è una tragedia, la morte è morte e merita profondo rispetto. 
Con la morte delle persone non si scherza. Essa è sacra quanto la vita di ogni individuo. 
Sono stato studente della facoltà di Scienze Politiche, dal 1995 al 1999 e ricordo come se fosse ora, il 20 maggio del 1999, quando fu assassinato il Prof. Massimo D'Antona (docente di Diritto del Lavoro nella facoltà) sotto la sua abitazione, appena uscito di casa. 
Nella facoltà c’è una targa sulle scale che portano ai dipartimenti di Diritto e Economia che ricorda il Prof. Vittorio Bachelet, anche lui, come Massimo D’Antona, assassinato. 
Infine tutti ricordiamo la morte del Presidente Aldo Moro, che fu docente di Istituzioni di Diritto e Procedura Penale nella mia facoltà.

Il rispetto della "morte naturale" è doveroso, ma lo deve essere anche di più il rispetto della "morte violenta", di uomini rei di aver segnalato quanto accade nei Paesi più avanzati in tema di diritto del lavoro, rei di andare controcorrente, rei di dedicarsi a costruire un ponte tra il consenso di oggi e quello di domani, rei di essere stati studiosi al servizio dello Stato.

venerdì 7 marzo 2014

"Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere"

"Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.
Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riuscisse a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.
Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo".

Tocqueville da "La democrazia in America"

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/politica/frase-79246?f=a:2550>

martedì 4 marzo 2014

“Commentatorium Petitionis”

Avete mai letto il “Commentatorium Petitionis” ? Lontani ricordi di liceo, ma ancora vivi nella mia testa.
Durante la campagna elettorale per il consolato nel 63 avanti Cristo, Quinto Tullio Cicerone scrisse questo manualetto, indirizzato in forma epistolare al fratello (Marco Tullio), su cosa bisogna fare e dire per conquistare la fiducia dell'elettorato.
Il manuale elettorale si concentra su come promettere, su come creare speranze e simpatia nell'elettore, utilizzando qualsiasi strumento. 
Per raggiungere quest’obiettivo tutto è lecito, a partire dalla simulazione, per cui il candidato non dovrà limitarsi a pronunciare solo le parole gradite ai suoi interlocutori, ma dovrà anche accompagnare alle parole, atteggiamenti che più saranno in grado di costruire consenso attorno alla propria persona: “bisogna crearsi amici di ogni tipo: per l’apparenza, uomini illustri per cariche e per nome, per avere l’appoggio della legge, magistrati, per ottenere il voto delle centurie, uomini che godono di un favore considerevole. Cerca, con tutti i mezzi possibili, che questi uomini ti siano affezionati con tutto il loro animo e con la massima sincerità. 
Il candidato dovrà lusingare l'elettorato, promettere vantaggi ai potenziali elettori, mostrarsi potente e ammirato, fare promesse precise ma non dispendiose, farsi amici uomini potenti, visitare ogni singolo municipio adattandosi all'elettorato locale, senza mai prendere una decisa posizione politica.
Il manuale si dedica anche ad elencare gli strumenti di denigrazione da usare nei confronti degli avversari politici. Antonio e Catilina devono essere attaccati nel modo più violento possibile, focalizzandosi sui loro debiti, le amicizie dubbie, lo sperpero del denaro, il lusso, la lussuria e tutti i vizi di cui si può macchiare un essere umano.  Nei loro confronti vengono ipotizzati delitti e nefandezze che, certamente, possono colpire l’immagine degli elettori.
Il quadro politico tracciato dal manuale, è ancora più attuale vedendo l’importanza che viene data alle “ricompense”: “Gli uomini sono indotti, anche da benefici di pochissimo valore, a ritenere che ci sia motivo sufficiente per sostenere un candidato”.
Cosa c'è di diverso dalle nostre campagne elettorali?

Si può quindi serenamente affermare che negli ultimi duemila anni, nulla è cambiato sulla modalità di fare campagna elettorale.

mercoledì 19 febbraio 2014

#romatiamo, la storia dell'As Roma


Ho avuto il privilegio di visitare in anteprima la mostra "Roma Ti Amo" al Factory Pelanda nel cuore di Testaccio: oltre 1300 mq di passione e amore per la "maglia che ci unisce". Un'atmosfera unica, le grandi  scenografie e la storia della Roma, sono gli ingredienti abilmente mixati per far vivere al tifoso giallorosso momenti magici.

La mostra inizia con un ingresso trionfale con le maglie indossate dai giocatori che hanno fatto la storia della Roma: la maglia con il numero 10 di Totti, il 16 De Rossi, il 9 di Voeller, il 10 di Giannini, il 10 di Di Bartolomei, solo per citarne alcuni.

Nelle sale successive sono esposti tutti i trofei dell' As Roma, le maglie storiche, i cimeli più importanti e molto altro materiale eccezionale, tra cui alcuni biglietti di ingresso di storiche partite. 

Altra sala emozionante e' la ricostruzione di uno storico spogliatoio con tutti i personaggi della Hall of Fame, con le loro maglie e i loro oggetti che li accompagnavano nella preparazione alla partita. 

Punto nevralgico della mostra, e' il biliardino di 20 metri sospeso in aria, dove i visitatori si troveranno a vivere un'ideale sfida tra 2 grandi squadre, con personaggi alti oltre 2 metri: da una parte un team indosserà le maglie della rosa attuale, dall'altra quelle della celebre Hall of Fame, composta dai grandissimi atleti della storia della squadra, tra cui Aldair , Amadei, Bernardini, Cafu', Conti, Di Bartolomei, Falcao, Losi, Pruzzo, Rocca, Tancredi, Ferraris IV, Montella, Nela e  Giannini.

Alla fine del calcio balilla si entrera' in un corridoio illuminato e sara' possibile immergersi e rivivere la storia della Roma attraverso le prime pagine del Corriere dello Sport.

Una mostra unica da vivere, per cosi poter rivivere i nostri 87 anni di storia #romatiamo