Visualizzazione post con etichetta Sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sport. Mostra tutti i post

lunedì 12 settembre 2016

#Menneaday per onorare un grande campione

Amavo sognare, nelle mini Olimpiadi che ogni estate facevo con i miei compagni d’infanzia nel cortile del mio palazzo, di essere Mennea e mi davo forza durante la gara (come solo un bambino può fare) nel gridare il suo nome mentre correvo, come se fossi il telecronista della mia prestazione. Se vincevo, alzavo il ditino verso il cielo come quando lui vinceva, come tanti bambini come me negli anni 80 lo alzavano per imitarlo, sognando di correre come lui.
Il grande campione è stato medaglia d’oro olimpica nel 1980 e detentore per 17 lunghi anni (dal 1979 al 1996) dello storico record di 19’’72 stabilito sui 200 metri alle Universiadi del 1979 (proprio oggi 35 anni fa) . 
Ha vinto tanto da atleta: un oro e due bronzi olimpici, tre ori, due argenti ed un bronzo agli europei, un argento ed un bronzo ai mondiali e ha partecipato cinque volte consecutive alle Olimpiadi, da Monaco 1972 a Seoul 1988. 
Il suo pregio è di non aver mai vissuto di ricordi e glorie sportive: Mennea non è stato solo stato un campione sportivo, ma avuto modo di laurearsi in scienze politiche, giurisprudenza, scienze dell’educazione motoria e lettere e di esercitare la professione di avvocato.
La cosa che mi ha sorpreso che un uomo che abbinava al palmares, la cultura non abbia mai occupato una posizione di prestigio nello sport nazionale, forse per alcune sue posizioni innovative e per la sua contrarietà alle Olimpiadi a Roma. Un secco No per salvaguardare il paese da un rischio di carattere economico e sociale. Scriveva infatti sul suo sito: “due settimane di gare lasciano ad una città, pochi vantaggi, molti quartieri trasformati, stadi enormi e ingestibili dalle amministrazioni comunali, costi di manutenzione proibitivi, altre opere edili sovradimensionate e ben pochi utili”.
Mennea ha saputo onorare la maglia azzurra, raggiungendo attraverso i suoi successi, vette di popolarità in tutto il mondo.#Menneday

mercoledì 17 agosto 2016

Il vero spirito olimpico: l'insegnamento di Hambling e D'Agostino

"Fair play" vuol dire "gioco leale". 
Il principio alla base è che chi gioca lealmente, è sempre vincitore. 
Questo vuol dire rispetto delle regole e dell'avversario, essere in grado di accettare i propri limiti, correlare sempre i risultati sportivi all'impegno, senza aiuti artificiali, capacità di affrontare la frustrazione della sconfitta. 
"Essere sportivi", nell'agonismo come nella vita, ha proprio questa accezione. Saper perdere, è un insegnamento esistenziale importante, pressocchè scomparso da ogni ambito educativo sin dalla prima infanzia. 
Gli atleti sono modelli per i giovani che si avvicinano allo sport ed hanno dunque una grande  responsabilità. 
Esempio di fair play e di modello per i giovani, è stato il gesto ammirevole di ieri di due atlete nelle batterie dei 5000 metri alle Olimpiadi di Rio. Un’istantanea, anzi più istantanee, che fotograno il vero spirito olimpico. Siamo nelle batterie, quando a un certo punto la statunitense Abbey D’Agostino finisce contro la neozelandese Nikki Hambling, che cade malamente a terra dolorante. La D’Agostino, però, si ferma lasciando andare le avversarie per soccorrere l’avversaria che ringrazia, e ricambia quando pochi secondi dopo è la stessa atleta degli USA a rimanere a terra ancora più dolorante.
Taglieranno per ultime il traguardo assieme. Questo è giocare pulito e giocare lealmente.

domenica 29 maggio 2016

31 anni fa #Heysel


29 maggio 1985 ore 19,00: un giorno come un altro per un bambino di 10 anni. 

Ero in cortile con i miei amici a giocare con il pallone, immaginando la finale di Coppa Campioni, Juventus-Liverpool che si stava per disputare a Bruxelles.
Finito il nostro sogno, con i miei amici di infanzia ci prepariamo per andare a vivere la realtà di quella partita, che purtroppo in un breve momento diventa un terribile incubo.
Stavamo assistendo non ad una serata di gioia e sport, ma ad una tragedia con immagini di disperazione, gente sperduta e dolore, in cui morirono 39 persone, e ne rimasero ferite oltre 600. 
La pagina più brutta nella storia del calcio.
Per non dimenticare.
#Heysel1985

domenica 27 marzo 2016

Un gesto di fair play: complimenti a Chris Eubank Sr

" The next time you throw a flurry like that, if the referee doesn’t stop it then I don’t know what to tell you. I will tell you this, if he doesn’t stop it and we keep on beating him like this he’s getting hurt. Why hasn’t the referee stopped the fight? I don’t get why. So maybe you shouldn’t leave it to the referee. You’re not going to take him out to the face so take him out to the body."

Nick Blackwell, pugile di 25 anni, è in coma farmacologico a causa di un’emorragia cerebrale dovuta ai colpi subiti dall’avversario nell’incontro valido per il titolo britannico dei pesi medi. Blackwell ha combattuto ieri sera sul ring di Londra contro Chris Eubank Jr. L’incontro è stato fermato dopo che il medico di bordo ring ha detto al giudice di gara che il pugile non era più in grado di vedere dall’occhio sinistro. 

Le frasi virgolettate riportate sopra, sono del padre di Chris Eubank all'inizio dell'ottava ripresa. Frasi cariche di fair play, dove il padre  invita il figlio a non colpire l'avversario al volto, ma al corpo per evitare che l'avversario possa farsi male in maniera irreparabile. Purtroppo non hanno potuto evitare il peggio, ma onore per aver portato il cuore e i valori sul ring. Anche questa è la boxe.
Non si poteva fermare prima?

domenica 3 gennaio 2016

L'ultima corsa di Jonah Lomu di Andrea Martire

Alla fine è stato fermato. L’ultimo placcaggio Jonah Lomu l’ha subito dalla sindrome nefrosica, una malattia degenerativa dei reni. L’uomo che ha inventato il rugby moderno non era un predestinato. Scoprì di avere talento solo al college, e per caso. 
Scappava da un padre violento ed alcolista e dalldifficoltà della strada di Auckland. Avrebbe potuto diventare un ribelle come Steve McQueen ma scelse invece di riappropriarsi della vita e diventò Jonah Lomu, il più giovane esordiente nella storia degli All Blacks (a 19 anni), il più prolifico marcatore della storia dei mondiali (15 mete in due edizioni, raggiunto quest’anno da Brian Habana che di mondiali ne ha disputati 3)
Non è riuscito a vincere i mondiali, nel 1995 (l’anno del Sud Africa, come insegna Invictus) perse in finale e nel 1999 (l’anno in cui la Nuova Zelanda fece 101 punti contro di noi) uscì in semifinale. Ma ha segnato per sempre la storia della palla ovale. Bello da vedere, agile nonostante i 120 chili e fluido nella corsa a dispetto dei 196 cm di altezza (come Bolt; tra i due le prestazioni sui 100 metri piani si differenziano di solo mezzo secondo, e il giamaicano pesa ben 25 kg di meno…), Lomu si è ritagliato un ruolofondamentale nel copione del rugby odierno. 
Combattente vero, alla Leonida, invincibile come Alessandro Magno, decisivo come Achille, Lomu il tebano segna una cesura precisa; nessuno prima di lui aveva interpretato il ruolo di ala con la stessa precisione, nessuno che non fosse brevilineo aveva osato eseguire tutti quei cambi di direzione. Dopo Lomu il rugby è cambiato, si è evoluto. I pesi massimi di oggi, eleganti e felpati,  devono qualcosa a lui che, con il 48 di piede, volava sull’erba, carezzandola con rispetto, come faceva l’oceano con la terra nella sua isola.   
Memorabili incursioni, fantastiche scorribande sula fascia, padrone assoluto del corpo a corpo, inarrestabile e potente, agile e tecnico, Jonah, il nostro Jonah, ha fatto avvicinare tanti giovani alla palla ovale e alimentato sogni. E’ riuscito, probabilmente senza saperlo, ad entrare nella mitologia, nuovo Ares postmoderno. Un personaggio alla Sergio Leonedi per sé invincibile ma sempre a disposizione degli altri. Perché era soprattutto uomo di sport, e che sport!, e nel rugby l’individualismo è bandito. 
La morte di Lomu viene qualche mese dopo quella di Collins (altro pilastro dell’Invencibile armada tutta-nera) e qualche giorno prima del ritiro del capitano più medagliato di sempre, Richie McCawSconfitto dalla dialisi, ritiratosi una prima volta nel 1999 a 24 anni, Jonah il grande si è spento a soli 40 anni, accanto ai suoi figli. Lui non lo sa, ma per noi ha fatto molto.

domenica 22 novembre 2015

Una favola: c'era una volta un gruppo di ragazzi, che gioca a calcio, con una passione....

Il calcio, è uno degli strumenti sociali atti a divertire, contrastare o unire le persone, ma anche ad aiutare il prossimo. La squadra dei Liberi Nantes racchiude in se tutte queste caratteristiche.

Questo team, mi entusiasma ogni giorno di più, non solo per il progetto che invito tutti a sostenere www.liberinantes.org, ma seguendolo domenica dopo domenica, mi colpisce la disciplina, la correttezza, il rispetto degli arbitri e dell’avversario che contraddistingue i Liberi Nantes: non una parola fuori posto, non una protesta, ma soprattutto grande fair play con l'avversario e tra i componenti della squadra. Queste sono le basi di partenza per fare crescere e integrare al meglio i ragazzi, nella nostra città e nel nostro Paese. 

E'possibile esprimere un buon calcio, senza essere scorretti con gli avversari o con gli arbitri? Si, e i giocatori hanno compreso completamente l'importanza della correttezza e della sportività. In questo caso il calcio sta rappresentando un ottimo viatico d'inclusione sociale. Sono valori importanti in assoluto, ma ancor di più in una categoria come quella in cui milita questa squadra, dove si formano ragazzi giovani, sia come calciatori che come uomini. 


Una favola: c'era una volta un gruppo di ragazzi, che gioca a calcio, con una passione e una grazia che sembravano annullare gli effetti di ogni orrore, paura o solitudine che quei giovani potevano aver provato nel loro passato (purtroppo) non tanto remoto. 

Il merito è di chi è stato capace di formare una grande squadra, scoprendo ed esaltando ciò che questi giovani avevano davvero in comune, anche se questi ragazzi arrivavano dagli angoli più difficili del mondo, Etiopia, Burundi, Nigeria, Togo, Congo, Liberia, Sudan, Somalia. 

I ragazzi sono tutti stranieri, ma questa squadra ha un qualcosa in più: è un team capace di unire tutti.

"I can change the world with my own two hands"

lunedì 12 ottobre 2015

Oltre il gioco #iocisono

Una domenica di sole tipica dell'ottobre romano, ha fatto da cornice ad un amichevole tra la Roma Legends guidata da Giannini, Candela, Chierico e altri giocatori della storia della Roma e la Liberi Nantes, la rappresentativa, composta da rifugiati politici e richiedenti asilo che milita nel campionato dilettanti di Roma.
Lo scopo era quello di favorire i lavori di ristrutturazione dell'impianto XXV Aprile, a Pietralata. Il campo risorgerà anche grazie al contributo dell'As Roma. 
Per la cronaca la partita è terminata 3 a 3 dopo un primo tempo travolgente della squadra di casa. 
Una grande festa di sport, solidarietà e fratellanza ricordando al mondo che "no one is illegal" e che si può cambiare il mondo "with my own hands".

lunedì 23 febbraio 2015

Totti fa 240


Totti con il goal di Verona, raggiunge i 240 goal in serie A a sole 24 reti da Piola.
Esordì a Brescia a 16 anni, in un assolato pomeriggio del 28 marzo 1993, chiamato dal mister Vujadin Boskov a sostituire Ruggiero Rizzitelli (Rizzigol), negli ultimi due minuti del match tra Brescia e Roma, con la Roma saldamente in vantaggio con Caniggia e Mihajlovic.
Boskov disse: "dai facciamo entrare il ragazzino" e le telecamere e i giornalisti purtroppo (con il senno di poi) ignorarono il cambio e persero l'appuntamento con la storia.
Mi ricordo, a settembre del 1993 in una mia visita al centro Bernardini di Trigoria, l'arrivo di Totti per gli allenamenti con la macchina della mamma, mentre i campioni della prima squadra arrivavano con le loro fuoriserie. 
E' un traguardo unico, che dimostra la straordinarietà di Totti, in un mondo in cui è difficile raggiungere questo traguardo sia per l'aspetto fisico (nonostante i suoi infortuni), sia per la facilità di cambiare maglia a suon di milioni di euro.
Non esistono giocatori come lui, ed è senza dubbio il più grande giocatore italiano di sempre.
"E non finisce qui...il meglio deve ancora venire". 



Congratulazioni capitano e in bocca al lupo per i prossimi traguardi.

mercoledì 19 novembre 2014

Juary

I miei coetanei ricordano Juary, il giocatore brasiliano che prima di segnare il goal decisivo per il Porto in una storica finale di Coppa Campioni, in Italia giocò nell'Avellino, Ascoli, Inter e Cremonese. Lo ricorderanno non solo per le sue reti ma anche per il suo modo originale di esultare: dopo ogni goal una corsa liberatoria verso la bandierina del calcio d’angolo e poi una danza festante. Juary fu il primo creativo della felicità dopo un goal. 
Tutto nacque nel derby Santos-San Paolo, quando Juary realizzò tre reti per il 3-1 finale, "e alla prima per la felicità corsi alla bandierina più vicina e ci girai attorno per tre volte. La gente impazzì, e così feci al secondo gol, e al terzo, sempre a una bandierina diversa. Mi mancò la quarta, ecco: mi fermai a tre. Nemmeno in Brasile erano abituati a quelle feste"
Nel 1980 arrivò in Italia e con quel tipo di esultanza stregò Avellino e per me fu amore immediato e la sua danza festante diventò inevitabilmente il suo marchio di fabbrica e la gioia di noi bambini.

mercoledì 17 settembre 2014

Buona Champions

Questa sera alle ore 20,45, esordio stagionale in Champions League per la As Roma, allo stadio Olimpico contro il Cska Mosca, dopo anni di digiuno.
Una Roma quest’anno, a mio parere molto rinforzata (un Ninja ad anno intero, Astori, Iturbe, Keita, solo per citare alcuni rinforzi), ma molto disturbata dalla telenovela del difensore marocchino Benatia (si è perso troppo tempo dietro i capricci di un giocatore che non amava la maglia) e da qualche infortunio.
Purtroppo la piazza di Roma è una piazza difficile che vive di eccessi, sia in positivo che in negativo: eccessi che fanno male alla squadra e ai giocatori che devono andare in campo. 
Anche il Mister nella conferenza stampa pre-inizio campionato, ha ribadito che conosce bene la piazza di Roma dove i tifosi "possono essere euforici o depressivi", ma due sono i suoi due punti fermi: "la forza del gruppo" e "l'entusiamo"Tutto questo per regalare felicità ai tifosi. Si è più volte parlato in questi ultimi mesi di piazzamenti importanti, ma per vincere è d’obbligo ricordarsi che l’essenza del calcioè questa: un prato verde, due porte, un pallone e tanti ragazzi a correrci dietroUna magia
Se si vive con questo spirito e senza pressioni i risultati verranno. 
Buona Champions.

venerdì 12 settembre 2014

35 anni fa: 19,72

Amavo sognare, nelle mini Olimpiadi che ogni estate facevo con i miei compagni d’infanzia nel cortile del mio palazzo, di essere Mennea e mi davo forza durante la gara (come solo un bambino può fare) nel gridare il suo nome mentre correvo, come se fossi il telecronista della mia prestazione. Se vincevo, alzavo il ditino verso il cielo come quando lui vinceva, come tanti bambini come me negli anni 80 lo alzavano per imitarlo, sognando di correre come lui.
Il grande campione è stato medaglia d’oro olimpica nel 1980 e detentore per 17 lunghi anni (dal 1979 al 1996) dello storico record di 19’’72 stabilito sui 200 metri alle Universiadi del 1979 (proprio oggi 35 anni fa) .
Ha vinto tanto da atleta: un oro e due bronzi olimpici, tre ori, due argenti ed un bronzo agli europei, un argento ed un bronzo ai mondiali e ha partecipato cinque volte consecutive alle Olimpiadi, da Monaco 1972 a Seoul 1988.
Il suo pregio è di non aver mai vissuto di ricordi e glorie sportive: Mennea non è stato solo stato un campione sportivo, ma avuto modo di laurearsi in scienze politiche, giurisprudenza, scienze dell’educazione motoria e lettere e di esercitare la professione di avvocato.
La cosa che mi ha sorpreso che un uomo che abbinava al palmares, la cultura non abbia mai occupato una posizione di prestigio nello sport nazionale, forse per alcune sue posizioni innovative e per la sua contrarietà alle Olimpiadi a Roma. Un secco No per salvaguardare il paese da un rischio di carattere economico e sociale. Scriveva infatti sul suo sito: “due settimane di gare lasciano ad una città, pochi vantaggi, molti quartieri trasformati, stadi enormi e ingestibili dalle amministrazioni comunali, costi di manutenzione proibitivi, altre opere edili sovradimensionate e ben pochi utili”.
Mennea ha saputo onorare la maglia azzurra, raggiungendo attraverso i suoi successi, vette di popolarità in tutto il mondo.


giovedì 4 settembre 2014

20 anni fa il primo goal di Totti in Serie A

Il 4 settembre del 1994 Francesco Totti contro il Foggia, all'Olimpico segnò il primo dei 235 goal in serie A. 

Esordì a Brescia a 16 anni, in un assolato pomeriggio del 28 marzo 1993, chiamato dal compianto mister Vujadin Boskov a sostituire Ruggiero Rizzitelli (Rizzigol), negli ultimi due minuti del match tra Brescia e Roma, con la Roma saldamente in vantaggio con Caniggia e Mihajlovic.
Boskov disse: "dai facciamo entrare il ragazzino" e le telecamere e i giornalisti purtroppo (con il senno di poi) ignorarono il cambio e persero l'appuntamento con la storia.

Mi ricordo, a settembre del 1993 in una mia visita al centro Bernardini di Trigoria, l'arrivo di Totti per gli allenamenti con la macchina della mamma, mentre i campioni della prima squadra arrivavano con le loro fuoriserie. E' un traguardo unico, che dimostra la straordinarietà di Totti, in un mondo in cui è difficile raggiungere questo traguardo sia per l'aspetto fisico (nonostante i suoi infortuni), sia per la facilità di cambiare maglia a suon di milioni di euro.

Non esistono giocatori come lui, ed è senza dubbio il più grande giocatore italiano di sempre.

"E non finisce qui...il meglio deve ancora venire".

Congratulazioni capitano e in bocca al lupo per i prossimi traguardi.
 

sabato 30 agosto 2014

Buon campionato As Roma

Questa sera alle ore 20,45, esordio stagionale per la As Roma, allo stadio Olimpico contro la Fiorentina guidata da Mister Montella. Una Fiorentina con cui la Roma ad Aprile scorso, conquistò l'accesso diretto in Champions League, ma che quest'anno ha investito poco o niente sul mercato (di rilievo gli innesti del difensore Basanta e del centrocampista Marin).
Lo scorso anno la prima di campionato partì nel migliore dei modi: la Roma di Rudi Garcia vinse in trasferta contro il neo promosso  Livorno,  grazie alle reti di Daniele De Rossi e Alessandro Florenzi. Entrambe le reti maturarono nella ripresa, rompendo cosi la maledizione della prima di campionato dove la Roma non vinceva dal 2007. 
Una Roma quest’anno, a mio parere molto rinforzata (un Ninja ad anno intero, Astori, Iturbe, Keita, solo per citare alcuni rinforzi), ma molto disturbata dalla telenovela del difensore marocchino Benatia (si è perso troppo tempo dietro i capricci di un giocatore che non amava la maglia e le foto di ieri sul profilo twitter del suo procuratore, ne sono una testimonianza) e da qualche infortunio.
Purtroppo la piazza di Roma è una piazza difficile che vive di eccessi, sia in positivo che in negativo: eccessi che fanno male alla squadra e ai giocatori che devono andare in campo. 
Anche il Mister ieri nella conferenza stampa pre-gara, ha ribadito che conosce bene la piazza di Roma dove i tifosi "possono essere euforici o depressivi", ma due sono i suoi due punti fermi: "la forza del gruppo" e "l'entusiamo"Tutto questo per regalare felicità ai tifosi. Si è più volte parlato in questi ultimi mesi di piazzamenti importanti, ma per vincere è d’obbligo ricordarsi che l’essenza del calcioè questa: un prato verde, due porte, un pallone e tanti ragazzi a correrci dietroUna magia
Se si vive con questo spirito e senza pressioni i risultati verranno. 
Buon campionato.


lunedì 21 luglio 2014

Il lavoratore e le agenzie per il lavoro

La scelta di avvalersi dei servizi di un’agenzia per il lavoro da parte di un lavoratore, è prevalentemente legata alla possibilità di aumentare le probabilità di trovare un lavoro a tempo indeterminato.
Il lavoro in somministrazione è in grado di favorire l’accesso a un lavoro permanente, attraverso due possibili vie, un’interna e un’esterna.
Il percorso interno, permette al lavoratore temporaneo di ottenere un impiego stabile presso l’utilizzatore dove è inviato in missione dall’agenzia. In numerose occasioni, infatti, il lavoratore temporaneo, dopo un periodo più o meno lungo, viene assunto a tempo indeterminato dall’impresa utilizzatrice.
Altra possibilità è quella per cui il lavoratore può essere assunto direttamente dall’agenzia per il lavoro a tempo indeterminato a scopo di somministrazione a tempo determinato (es: figure specialistiche rare sul mercato) o in seguito ad un contratto commerciale di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, nei casi previsti dalla legge (art.20 comma 3 dalla lettera a alla lettera i bis del D.Lgs n.276 del 2003).
Il percorso esterno permette al lavoratore di accedere con maggiore velocità, a opportunità di lavoro presso aziende diverse da quelle presso cui ha operato come lavoratore temporaneo. Grazie a tali esperienze e alla formazione che è riuscito a fare, il lavoratore è, infatti, in grado di incrementare la propria occupabilità, attraverso l’acquisizione di nuove esperienze.

mercoledì 25 giugno 2014

Era solo un giovane che voleva assistere ad una partita

Ciro Esposito è morto. Lo apprendo ora in aeroporto. Una notizia devastante. 
Mi sento vicino a tutta la famiglia. Non doveva succedere per una partita. 

Un episodio così anomalo ma carico di viltà, un gesto così barbaro come quello di colpire con una pistola prima di una partita.

Purtroppo Ciro è solo l’ultimo caso: possiamo purtroppo contare diversi ragazzi deceduti, rei di tifare per i propri colori in trasferta.

Spesso la vendetta sembra essere la strada più facile, veloce e soddisfacente, ma mai (e sottolineo mai), la più giusta. 
L’onestà sta nella ragione e non nell’istinto e che alcune reazioni sono comprensibili ma comunque sbagliate.

L’odio e la violenza sono spesso le scelte più facili, ma non la più giuste, perché costantemente fomentate da una rabbia che è difficile, ma necessario domare.

Un confronto nato dal seme dell’odio, non potrà che terminare in odio, il rischio concreto è poi seguire il precetto dell' “occhio per occhio,dente per dente”, con cui si verrà probabilmente ripagati  dal ciclo della storia. Tempo al tempo.
Allora occorre tenere i nervi saldi, vigilare e isolare i predicatori del disprezzo.

Se vogliamo un mondo migliore e una società più giusta, abbiamo solo bisogno di rompere il circolo dell’odio e della violenza.

Ora ecco quello che resta è il viso di Ciro Esposito che è morto senza un perché, dei genitori che non rivedranno più il loro figlio e dei ragazzi che erano accanto a lui feriti nel corpo e nell’anima. Non possiamo e non dobbiamo aggiungere altre sofferenze.

Ora riposa in pace.

giovedì 29 maggio 2014

Heysel: 29 anni fa

29 maggio 1985 ore 19,00: un giorno come un altro per un bambino di 10 anni. 
Ero in cortile con i miei amici a giocare con il pallone, immaginando la finale di Coppa Campioni, Juventus Liverpool che si stava per disputare a Bruxelles.
Finito il nostro sogno, con i miei amici di infanzia ci prepariamo per andare a vivere la realtà di quella partita, che purtroppo in un breve momento diventa un terribile incubo.
Stavamo assistendo non ad una serata di gioia e sport, ma ad una tragedia con immagini di disperazione, gente sperduta e dolore, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600.La pagina più brutta nella storia del calcio.
Per non dimenticare.

giovedì 22 maggio 2014

Una partita memorabile

In questo video voglio far rivivere (con la passione e l'emozione che provai in quel lontano maggio del 1988), una storica finale di ritorno di coppa Uefa  tra Bayer Leverkusen e Espanol. 
A questa finale si qualificarono queste due squadre senza tradizione in campo internazionale: il Bayern arrivò in finale sconfiggendo il Barcellona e i più quotati connazionali del Werder Brema, mentre gli spagnoli furono l’ incubo delle due squadre milanesi. Dicevo che la finale fu storica per tre motivi: il primo, perchè fu l'ultima finale con il doppio confronto, il secondo per la capacità della compagine tedesca di recuperare tre gol agli spagnoli nei 45 minuti del secondo tempo e battere ai rigori l' Espanol, aggiudicandosi la Coppa Uefa (dando una grande delusione ai10mila tifosi spagnoli venuti in Germania con il 3 a 0 in tasca dell'andata). Il terzo motivo perchè a mia memoria fu la prima volta che una finalista di Coppa Uefa rimontò tre gol. 
Il primo tempo fu equilibrato e termino con il risultato di 0 a 0. Alla fine dei novanta minuti il Bayer Leverkusen recuperò lo svantaggio della partita di Barcellona grazie a un grande secondo tempo. Al 57' il brasiliano Tita aveva approfittato di un pasticcio difensivo degli spagnoli riuscendo ad anticipare N' Kono e a segnare il primo gol. Al 63' Tauber, appena entrato proprio al posto di Tita, crossava dalla destra per il tuffo di testa di Goetz. Di testa anche il terzo gol del trentacinquenne coreano Cha Bum, all' 81' , su punizione dalla destra e con N' Kono fermo sulla linea di porta. Come logica conclusione arrivarono i rigori. Sono proprio i padroni di casa a sbagliare il loro primo penalty, con gli spagnoli nuovamente avanti, ma di lì a poco si susseguirono ben tre errori degli uomini dell'Espanol, con la loro beffa che fu completa. 
Buona visione

mercoledì 21 maggio 2014

Giorgio Rossi: un esempio



Quanto è bello amare il proprio lavoro, lavorare con il cuore e con passione, vivere sempre ed in ogni condizione emozioni positive, collaborare assieme ai tuoi colleghi e ai tuoi superiori per gioire insieme per il raggiungimento di grandi e piccoli obiettivi. Riuscire ad immergersi completamente nella propria attività, da dimenticarsi di tutto ciò che ci circonda e dell’età che avanza.
Questi piccoli pensieri per un tributo particolare a Giorgio Rossi, storico massaggiatore della Roma dal 1957, che andò in pensione due anni fa dopo 55 anni di lavoro con la squadra della Roma a 81 anni. 
Ho pensato a Lui dopo una mia visita a Trigoria qualche settimana fa. 
Non lo conosco direttamente tranne per piccoli incroci a Trigoria ma posso provare ad immaginare le sue parole durante questi anni con la Roma: “Io amo il mio lavoro. Amo la soddisfazione che mi procura. Amo la scossa di adrenalina che si prova nel contribuire ad una vittoria”.
La storia di quest’uomo ci insegna che siamo noi gli artefici della nostra vita e noi che scegliamo lo stato nel quale vogliamo essere.
Per ottenere il massimo dal nostro lavoro dobbiamo focalizzarci al meglio sulle nostre attività senza farci distrarre da eventi esterni, solo cosi possiamo raggiungiere la massima soddisfazione in quello che facciamo.
Grazie Giorgio

domenica 18 maggio 2014

As Roma 2013-2014: una favola da raccontare

Nella stagione 2012-2013, la Roma conclude un annata disastrosa, sesta in classifica, fuori dalle coppe europee e con la tremenda sconfitta, contro la Lazio nella finale di Coppa Italia. Anni di grandi investimenti, non confortati da risultati sportivi avrebbero lasciato l'amaro in bocca a tutti.
Dopo una estate rovente e un mercato in sordina, arriva un nuovo coach per molti quasi sconosciuto e sembrava di rivivere l'anno di Luis Enrique.
Un’annata iniziata con il punto interrogativo, ma conclusa in una maniera impensabile e impeccabile. 
Seconda in classifica dietro una squadra imbattibile e accesso diretto in Champions.
Quanto successo quest'anno è proprio una favola da raccontare: una squadra sulla carta inesistente e che invece ha vinto e ha entusiasmato tutta la città e fatto innamorare migliaia di persone. 
Nonostante il secondo posto e i "zero tituli" è stata un’annata unica che meritava di essere immortalata e ricordata. Complimenti