Visualizzazione post con etichetta Religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Religione. Mostra tutti i post

venerdì 15 luglio 2016

Isoliamo i predicatori del disprezzo. Nel 1995, "L'Odio" aveva capito tutto

Vedendo quanto successo ieri, il mio neurone impazzito non poteva che ritornare a pensare al film di M. Kassovitz, “L’odio”.
Per chi non lo avesse mai visto, è un film capolavoro del 1995, ambientato in Francia.
Tutto parte dalla notizia che Abdel, un giovane di 16 anni, versa in fin di vita, dopo essere stato picchiato da un poliziotto durante un interrogatorio. La notizia risuona nella periferia e arriva a tre giovani accecati dall'odio per il sistema, tre amici inseparabili, Saïd, Huber e Vinz, che  vivranno la giornata più importante della loro vita. 
Un film folgorante che entra nel cuore, con dialoghi forti, dal ritmo teso, che non lascia un attimo di respiro, girato in uno spettacolare bianco e nero.

Il titolo è l’odio e il protagonista non è altro che l’odio. Un odio cieco che chiama odio: una vita vissuta al limite e immersa nella violenza. Una vita che la voce narrante accosta ad un uomo che si butta da un palazzo di 50 piani. Ad ogni piano diceva: “fin qui tutto bene, fin qui tutto bene”. Ma il problema non è la caduta ma l’atterraggio. Cadendo non ti fai ancora del male. Bisogna prendere in considerazione allora l'atterraggio, è come si atterra che determina tutto.

Quello a cui stiamo assistendo in questi mesi tra Parigi, Bruxelles, Instabul e ieri Nizza sembra una nuova versione del capolavoro di Kassovitz, ma purtroppo non è un film.

Vent'anni fa L'Odio raccontava la vita delle banlieue francesi e dei casseurs, i teppisti delle periferie urbane francesi cresciuti tra rapine, spaccio e un'insanabile avversione per il resto del mondo. Oggi figli e successori di quei casseurs sono il vivaio in cui le cellule europee dello Stato Islamico attingono per reclutare militanti e finanziarsi attraverso scippi, rapine e spaccio di narcotici. La prima evidenza di una sovrapposizione tra piccola criminalità e terrorismo emerge sin dalle prime indagini sulla stragi di Parigi”, recitava il Giornale in un articolo di Dicembre. E quindi quel film aveva capito tutto ben 21 anni fa.

Allora occorre tenere i nervi saldi, vigilare e isolare i predicatori del disprezzo. Se vogliamo un mondo migliore e una società più giusta, abbiamo solo bisogno di rompere il circolo dell’odio e della violenza.
Dobbiamo reagire ma la reazione non deve essere l’odio. Farci diventare dei barbari come e peggio di loro, questo è il loro obiettivo. Questo sarà il loro successo.
E per reagire abbiamo bisogno che l’Islam mostri la sua vera faccia, quella colta e sensibile, quella profonda e moderata, non quella della jihad. Serve un Islam che condanni in piazza queste barbarie e agisca per isolare questi criminali. 
La prima risposta è del Centro Islamico di Roma per mano del Suo Segretario Generale Redouane che oggi ha condannato in maniera ferma e decisa il massacro di Nizza: "E'un atto ignobile e abietto che nessuna religione o morale può giustificare".

mercoledì 29 giugno 2016

Istanbul e la strategia del terrore per renderci prigionieri

Quanto successo ieri ad Istanbul, continua inesorabilmente ad insegnarci che il terrorismo islamico è un problema senza soluzione. 
La sconfitta, l'arresto o l'uccisione di pochi terroristi non è mai totale, la vittoria sempre incompleta e la tensione infinita. 
Quando si arresta o si uccide un terrorista con un drone o si fanno dei blitz a casa degli Stati islamici, queste conquiste sono marginali e hanno come conseguenza perdite temporanee di inermi cittadini che mangiano in un ristorante, ascoltano musica o prendono un aereo per lavoro. 
Quando si colpiscono i terroristi la conseguenza è che i vincitori che esultano cadono rapidamente e gli sconfitti si rialzano velocemente e si riorganizzando colpendo come in Francia, Belgio e ora Turchia, in una maniera brutale. 
Papa Francesco diceva che questa è una terza guerra mondiale a pezzettini: abbiamo percepito che l'Europa è solo un teatro di questa guerra? Ricordiamo tutti i vacanzieri uccisi in spiaggia in Tunisia, in Mali o mentre visitavano un museo, e i turisti di un aereo russo fatti saltare in aria sul Sinai? 
Quel vento di discordia e di odio di fondamentalisti e terroristi, sembra impossibile da sconfiggere e la cosa terribile è che la parola sicurezza forse è divenuta una parola troppo precaria nel nostro vocabolario. 
Non esiste la bacchetta magica ma serve almeno provare a prevenire. Abbiamo una polveriera ai nostri confini con tre grandi conflitti in corso: quello tra sciiti e sunniti, quello tra fondamentalisti e nazionalisti e quello tra sionismo e islam. 
Ancora una volta stiamo entrando in un’epoca di guerre ideologiche e la storia ci insegna che queste durano sempre fino alla fine. 

Questo terrorismo è capace di risorgere dopo ogni sconfitta, perseguendo con sempre maggior tenacia una crociata anti-sionista e anti-occidentale.
La battaglia è contro un presunto Stato islamico che è anche organizzazione criminale transnazionale implicata in tutto ciò che quella religione ha categoricamente condannato: narcotraffico, traffico d’armi, contrabbando, usura, rapimenti, distruzione di luoghi sacri, uccisione in massa.
La ricetta c'è e potrebbe essere quella di estinguere i canali di finanziamento di questi terroristi e tagliarli fuori dai mercati e dall’intelligence, isolare l’organizzazione criminale rispetto alla popolazione, impedendo approvvigionamenti di armi, infiltrare le loro file con spie vicine, etc . Non si deve guardare solo al fronte esterno, ma la priorità è il fronte interno.
E' una guerra è vero ma che può e deve essere combattuta in modo diverso.
E ora per l'ennesima volta si piangono inermi cittadini e vacanzieri.

mercoledì 21 gennaio 2015

Essere cristiani in alcuni Paesi puo'costare la vita


Essere Cristiani in certe parti del mondo e'sempre più difficile e pericoloso, specialmente nei Paesi dell'Africa centro-settentrionale e sopratutto in Nigeria, dove continuamente vengono uccisi nel nord est del Paese. 
Qui il gruppo Boko Haram e'il responsabile delle stragi più cruente a danno dei Cristiani, visti come espressione del mondo occidentale e nemici della tradizione islamica.

Il nome stesso "Boko Haram" significa "i costumi occidentali sono peccato".

E assurdo come si possa tornare indietro di 2000 anni, come quando nei primi secoli, i Cristiani erano oggetto di persecuzioni e massacri...

venerdì 18 luglio 2014

La libertà religiosa

"La libertà religiosa non prende partito né per la fede, né per la miscredenza; ma in quella lotta senza tregua, che fra di loro si combatte da che l'uomo esiste e si combatterà forse finché l'uomo esista, essa si pone assolutamente in disparte. Non dico al di sopra. Poiché il suo intento non è così altro: non è, come per la fede, la salvezza ultramondana; non è, come per il libero pensiero, la verità scientifica. Il suo intento è subordinato invece a questi, ed è assai più modesto e del tutto pratico. E sta in creare e mantenere nella società una condizione di cose tale, che ogni individuo possa perseguire e conseguire a sua posta quei due fini supremi, senza che gli altri uomini, o separati o raggruppati in associazioni o anche impersonati in quella suprema collettività che è lo Stato, gli possano mettere in ciò il più piccolo impedimento o arrecare per ciò il più tenue danno.
Emerge da tutto questo, che la libertà religiosa non è, come il libero pensiero, un concetto o un principio filosofico, non è neppure, come la libertà ecclesiastica, un concetto o un principio teologico; ma è un concetto o un principio essenzialmente giuridico."

(F. Ruffini, La libertà religiosa. Storia dell'idea, 1901, p. 5)

sabato 29 marzo 2014

Quando si ha la sensibilità delle aspettative dei fedeli

In un'intervista su un settimanale, qualche giorno prima del Conclave, Don Mazzi direttore della comunità Exodus, individuo' quelle che a suo avviso dovevano essere le caratteristiche che avrebbe dovuto avere il nuovo Papa. 


Per il sacerdote, il nuovo Papa avrebbe dovuto avere la capacità di portare il messaggio di Gesù a tutti e soprattutto alle persone che si sentono respinte dalla Chiesa, di dare una risposta alle richieste di novità e di cambiamento che arrivavano da tante parti. 
Per dare delle risposte convincenti alla voglia di novità, secondo Don Mazzi ci sarebbe voluto un Papa che era stato per anni vicino alla vita delle persone semplici, un Papa capace, non solo di insegnare la Verità ma anche e sopratutto di trasmettere amore, tenerezza e di essere un "papà" capace di soccorrere i figli che si erano persi o che rischiavano di perdersi. Per lui il nuovo Papa doveva venire dall'America Latina, dove ci sono cardinali capaci di avere queste caratteristiche, battendosi ogni giorno per anni, contro la povertà e le ingiustizie. Don Mazzi individuo tra i due papabili che avevano queste caratteristiche  il Cardinale Bergoglio....

Questo vuol dire avere la sensibilita' delle aspettative dei fedeli.

giovedì 13 marzo 2014

Un anno fa un Papa venuto dalla fine del mondo

Un anno fa conoscevamo per la prima volta Papa Francesco.
La semplicità delle parole e (soprattutto) dei gesti del nuovo Papa, ci hanno colpito. Il suo sorriso mi ha ricordato senza dubbio quello mite di Papa Giovanni Paolo I, ma soprattutto il sorriso di un padre affettuoso. La sua comunicazione non verbale mi ha trasmesso l'immagine di un uomo buono, infatti, il linguaggio del corpo è una forma molto importante di comunicazione e spesso è capace di rilevare molto dell'indole di un uomo: il gesto delle mani che proteggono e custodiscono, quando appena eletto invocava la protezione della Madonna sul Papa emerito Benedetto XVI, è stato per me un qualcosa di unico, come se avessi davanti un Papa Papà, capace di amare, proteggere e perdonare senza condizioni. 
In un mondo in cui sembra vincere l'aggressività, il 13 marzo dello scorso anno ho avuto l'idea di avere davanti un uomo mite. 
In un mondo in cui sembra regnare l'arroganza, un anno fa ho avuto l'idea di un uomo umile e semplice. 
In un mondo in cui l'assenza di moralità sembra soffocare la coscienza, il suo spirito di preghiera è stato illuminante. Grazie Papa Francesco

martedì 11 febbraio 2014

Un anno fa: il gesto di Papa Benedetto XVI

Un anno fa Benedetto XVI diede le dimissioni. Ricordo come se fosse ora un sms che mi dava la notizia.Una situazione inaspettata, inedita nei tempi moderni, un gesto di grande responsabilità, di grande lucidità,di estremo coraggio e assolutamente ammirevole che antepone la coscienza al potere e al protagonismo. 
Papa Benedetto XVI, eletto nel conclave il 19 aprile del 2005, ha fatto 30 viaggi apostolici in Italia e 24 nel mondo (l'ultimo nel 2012 in Libano), ha presediuto 5 concistori e eletto 90 cardinali e durante il suo pontificato ha pubblicato tre encicliche. 
Nel 2005 nella messa di inizio ministero dichiarò "io debole servitore di Dio chiamato ad un compito inaudito". Pochi minuti dopo la comunicazione del Papa fatta intorno alle 11.30, il Cardinale Ravasi da twitter scriveva: "Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genetrix".  Sub tuum praesidium (in italiano: sotto la tua protezione confidiamo Santa Madre di Dio) è il più antico tropàrion devozionale cristiano alla Madonna, risalente al III secolo e ancora oggi usato in tutti i principali riti liturgici cristiani. È un'invocazione collettiva che lascia intravedere la consuetudine, da parte della comunità cristiana, di rivolgersi direttamente alla Madonna invocando il suo aiuto nelle ore difficili. 
Benedetto XVI in un certo senso anticipò questa decisione a Peter Seewald, in un recente libro-intervista nel 2010.“Quindi è immaginabile una situazione nella quale lei ritenga opportuno che il Papa si dimetta?” chiedeva Seewald e il Papa: “Sì. Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”(“Luce del mondo”, Editrice Vaticana, pagina 53). 
Anche Giuliano Ferrara anticipò nel marzo 2012 dalle colonne de Il Foglio le dimissioni del Papa: http://www.ilfoglio.it/soloqui/12622
Da ultimo anche Nanni Moretti in Habemus Papam, mostrò il volto del Papa uomo che decise di dimettersi dopo l'elezione. 
Questa la dichiarazione resa con voce ferma ma molto affaticata dell'uomo mite Joseph Ratzinger di 86 anni che lo ha reso ancora più vicino al suo gregge: "Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino.Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato.

Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.
Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio".

venerdì 7 febbraio 2014

"Una gioventù sazia ma debole" Papa Francesco

Il testo del messaggio del Papa per la GMG 2014. 

Cari giovani,
è impresso nella mia memoria lo straordinario incontro che abbiamo vissuto a Rio de Janeiro, nella XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù: una grande festa della fede e della fraternità! La brava gente brasiliana ci ha accolto con le braccia spalancate, come la statua del Cristo Redentore che dall'alto del Corcovado domina il magnifico scenario della spiaggia di Copacabana. Sulle rive del mare Gesù ha rinnovato la sua chiamata affinché ognuno di noi diventi suo discepolo missionario, lo scopra come il tesoro più prezioso della propria vita e condivida questa ricchezza con gli altri, vicini e lontani, fino alle estreme periferie geografiche ed esistenziali del nostro tempo.
La prossima tappa del pellegrinaggio intercontinentale dei giovani sarà a Cracovia, nel 2016. Per scandire il nostro cammino, nei prossimi tre anni vorrei riflettere insieme a voi sulle Beatitudini evangeliche, che leggiamo nel Vangelo di san Matteo (5,1-12).Quest'anno inizieremo meditando sulla prima: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3);per il 2015 propongo «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8);e infine, nel 2016, il tema sarà «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).
1. La forza rivoluzionaria delle Beatitudini
Ci fa sempre molto bene leggere e meditare le Beatitudini! Gesù le ha proclamate nella sua prima grande predicazione, sulla riva del lago di Galilea. C'era tanta folla e Lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata "discorso della montagna". Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come maestro divino, come nuovo Mosè. E che cosa comunica? Gesù comunica la via della vita, quella via che Lui stesso percorre, anzi, che Lui stesso è, e la propone come via della vera felicità. In tutta la sua vita, dalla nascita nella grotta di Betlemme fino alla morte in croce e alla risurrezione, Gesù ha incarnato le Beatitudini. Tutte le promesse del Regno di Dio si sono compiute in Lui.
Nel proclamare le Beatitudini Gesù ci invita a seguirlo, a percorrere con Lui la via dell'amore, la sola che conduce alla vita eterna. Non è una strada facile, ma il Signore ci assicura la sua grazia e non ci lascia mai soli. Povertà, afflizioni, umiliazioni, lotta per la giustizia, fatiche della conversione quotidiana, combattimenti per vivere la chiamata alla santità, persecuzioni e tante altre sfide sono presenti nella nostra vita. Ma se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimenteremo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare.
Le Beatitudini di Gesù sono portatrici di una novità rivoluzionaria, di un modello di felicità opposto a quello che di solito viene comunicato dai media, dal pensiero dominante. Per la mentalità mondana, è uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi, che sia morto su una croce! Nella logica di questo mondo, coloro che Gesù proclama beati sono considerati "perdenti", deboli. Sono esaltati invece il successo ad ogni costo, il benessere, l'arroganza del potere, l'affermazione di sé a scapito degli altri.
Gesù ci interpella, cari giovani, perché rispondiamo alla sua proposta di vita, perché decidiamo quale strada vogliamo percorrere per arrivare alla vera gioia. Si tratta di una grande sfida di fede. Gesù non ha avuto paura di chiedere ai suoi discepoli se volevano davvero seguirlo o piuttosto andarsene per altre vie (cfrGv6,67). E Simone detto Pietro ebbe il coraggio di rispondere: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv6,68). Se saprete anche voi dire "sì" a Gesù, la vostra giovane vita si riempirà di significato, e così sarà feconda.
2. Il coraggio della felicità
Ma che cosa significa "beati" (in greco makarioi)? Beati vuol dire felici. Ditemi: voi aspirate davvero alla felicità? In un tempo in cui si è attratti da tante parvenze di felicità, si rischia di accontentarsi di poco, di avere un'idea "in piccolo" della vita. Aspirate invece a cose grandi! Allargate i vostri cuori! Come diceva il beato Piergiorgio Frassati, «vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la verità, non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere» (Lettera a I. Bonini, 27 febbraio 1925). Nel giorno della Beatificazione di Piergiorgio Frassati, il 20 maggio 1990, Giovanni Paolo II lo chiamò «uomo delle Beatitudini» (Omelia nella S. Messa: AAS 82 [1990], 1518).
Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c'è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte "a basso prezzo" che trovate intorno a voi. Quando cerchiamo il successo, il piacere, l'avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù "sazia", ma debole.
San Giovanni scrivendo ai giovani diceva: «Siete forti e la parola di Dio rimane in voi e avete vinto il Maligno» (1 Gv2,14). I giovani che scelgono Cristo sono forti, si nutrono della sua Parola e non si "abbuffano" di altre cose! Abbiate il coraggio di andare contro corrente. Abbiate il coraggio della vera felicità! Dite no alla cultura del provvisorio, della superficialità e dello scarto, che non vi ritiene in grado di assumere responsabilità e affrontare le grandi sfide della vita!
3. Beati i poveri in spirito...
La prima Beatitudine, tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, dichiara felici i poveri in spirito, perché a loro appartiene il Regno dei cieli. In un tempo in cui tante persone soffrono a causa della crisi economica, accostare povertà e felicità può sembrare fuori luogo. In che senso possiamo concepire la povertà come una benedizione?
Prima di tutto cerchiamo di capire che cosa significa«poveri in spirito».Quando il Figlio di Dio si è fatto uomo, ha scelto una via di povertà, di spogliazione. Come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (2,5-7). Gesù è Dio che si spoglia della sua gloria. Qui vediamo la scelta di povertà di Dio: da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (cfr2 Cor 8,9). E' il mistero che contempliamo nel presepio, vedendo il Figlio di Dio in una mangiatoia; e poi sulla croce, dove la spogliazione giunge al culmine.
L'aggettivo greco ptochós(povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire "mendicante". Va legato al concetto ebraico di anawim, i "poveri di Iahweh", che evoca umiltà, consapevolezza dei propri limiti, della propria condizione esistenziale di povertà. Gli anawim si fidano del Signore, sanno di dipendere da Lui.
Gesù, come ha ben saputo vedere santa Teresa di Gesù Bambino, nella sua Incarnazione si presenta come un mendicante, un bisognoso in cerca d'amore. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla dell'uomo come di un «mendicante di Dio» (n. 2559) e ci dice che la preghiera è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete (n. 2560).
San Francesco d'Assisi ha compreso molto bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel Crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Nella sua preghiera il Poverello passava ore a domandare al Signore: «Chi sei tu? Chi sono io?». Si spogliò di una vita agiata e spensierata per sposare "Madonna Povertà", per imitare Gesù e seguire il Vangelo alla lettera. Francesco ha vissuto l'imitazione di Cristo povero e l'amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.
Voi dunque mi potreste domandare: come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? Vi rispondo in tre punti.
Prima di tutto cercate di essere liberi nei confronti delle cose. Il Signore ci chiama a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà, a non cedere alla cultura del consumo. Si tratta di cercare l'essenzialità, di imparare a spogliarci di tante cose superflue e inutili che ci soffocano. Distacchiamoci dalla brama di avere, dal denaro idolatrato e poi sprecato. Mettiamo Gesù al primo posto. Lui ci può liberare dalle idolatrie che ci rendono schiavi. Fidatevi di Dio, cari giovani! Egli ci conosce, ci ama e non si dimentica mai di noi. Come provvede ai gigli del campo (cfrMt 6,28), non lascerà che ci manchi nulla! Anche per superare la crisi economica bisogna essere pronti a cambiare stile di vita, a evitare i tanti sprechi. Così come è necessario il coraggio della felicità, ci vuole anche il coraggio della sobrietà.
In secondo luogo, per vivere questa Beatitudine abbiamo tutti bisogno di conversione per quanto riguarda i poveri. Dobbiamo prenderci cura di loro, essere sensibili alle loro necessità spirituali e materiali. A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà - la disoccupazione, l'emigrazione, tante dipendenze di vario tipo -, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell'indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. Non riempiamoci la bocca di belle parole sui poveri! Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un'occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente.
Ma - e questo è il terzo punto - i poveri non sono soltanto persone alle quali possiamo dare qualcosa. Anche loro hanno tanto da offrirci, da insegnarci. Abbiamo tanto da imparare dalla saggezza dei poveri! Pensate che un santo del secolo XVIII, Benedetto Giuseppe Labre, il quale dormiva per strada a Roma e viveva delle offerte della gente, era diventato consigliere spirituale di tante persone, tra cui anche nobili e prelati. In un certo senso i poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità. I poveri possono insegnarci tanto anche sull'umiltà e la fiducia in Dio. Nella parabola del fariseo e del pubblicano (Lc18,9-14), Gesù presenta quest'ultimo come modello perché è umile e si riconosce peccatore. Anche la vedova che getta due piccole monete nel tesoro del tempio è esempio della generosità di chi, anche avendo poco o nulla, dona tutto(Lc 21,1-4).
4. ... perché di essi è il Regno dei cieli
Tema centrale nel Vangelo di Gesù è il Regno di Dio. Gesù è il Regno di Dio in persona, è l'Emmanuele, Dio-con-noi. Ed è nel cuore dell'uomo che il Regno, la signoria di Dio si stabilisce e cresce. Il Regno è allo stesso tempo dono e promessa. Ci è già stato dato in Gesù, ma deve ancora compiersi in pienezza. Perciò ogni giorno preghiamo il Padre: «Venga il tuo regno».
C'è un legame profondo tra povertà ed evangelizzazione, tra il tema della scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - «Andate e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) - e quello di quest'anno: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Il Signore vuole una Chiesa povera che evangelizzi i poveri. Quando inviò i Dodici in missione, Gesù disse loro: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,9-10).La povertà evangelica è condizione fondamentale affinché il Regno di Dio si diffonda. Le gioie più belle e spontanee che ho visto nel corso della mia vita sono quelle di persone povere che hanno poco a cui aggrapparsi. L'evangelizzazione, nel nostro tempo, sarà possibile soltanto per contagio di gioia.
Come abbiamo visto, la Beatitudine dei poveri in spirito orienta il nostro rapporto con Dio, con i beni materiali e con i poveri. Davanti all'esempio e alle parole di Gesù, avvertiamo quanto abbiamo bisogno di conversione, di far sì che sulla logica dell'avere di più prevalga quella dell'essere di più! I santi sono coloro che più ci possono aiutare a capire il significato profondo delle Beatitudini. La canonizzazione di Giovanni Paolo II nella seconda domenica di Pasqua, in questo senso, è un evento che riempie il nostro cuore di gioia. Lui sarà il grande patrono delle GMG, di cui è stato l'iniziatore e il trascinatore. E nella comunione dei santi continuerà ad essere per tutti voi un padre e un amico.
Nel prossimo mese di aprile ricorre anche il trentesimo anniversario della consegna ai giovani della Croce del Giubileo della Redenzione. Proprio a partire da quell'atto simbolico di Giovanni Paolo II iniziò il grande pellegrinaggio giovanile che da allora continua ad attraversare i cinque continenti. Molti ricordano le parole con cui il Papa, la domenica di Pasqua del 1984, accompagnò il suo gesto: «Carissimi giovani, al termine dell'Anno Santo affido a voi il segno stesso di quest'Anno Giubilare: la Croce di Cristo! Portatela nel mondo, come segno dell'amore del Signore Gesù per l'umanità, ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c'è salvezza e redenzione».
Cari giovani, il Magnificat, il cantico di Maria, povera in spirito, è anche il canto di chi vive le Beatitudini. La gioia del Vangelo sgorga da un cuore povero, che sa esultare e meravigliarsi per le opere di Dio, come il cuore della Vergine, che tutte le generazioni chiamano"beata" (cfr Lc 1,48). Lei, la madre dei poveri e la stella della nuova evangelizzazione, ci aiuti a vivere il Vangelo, a incarnare le Beatitudini nella nostra vita, ad avere il coraggio della felicità.
Dal Vaticano, 21 gennaio 2014, memoria di Sant'Agnese, vergine e martire
FRANCESCO

lunedì 30 dicembre 2013

Essere liberi

"La libertà non consiste nell'avere un buon padrone, ma nel non averne affatto". Libertà chiede l'adolescente che vive con i genitori e non vuole rispondere della propria condotta. 
Libertà desidera il detenuto, dichiarato colpevole o in attesa di processo. 
Libertà reclama chi non può comunicare la propria opinione. Libertà chiede chi si sente imprigionato in una vita che non gli appartiene. 
In tutti questi casi si anela ad essere liberi: si anela una libertà auspicabile o deprecabile, meritata o immeritata, leggittima o illeggittima. La parola è la stessa ma il significato è differente. 
Per capire la vera liberta' voglio riprendere il passo del Vangelo di Matteo: "Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammóna. Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". 
Il nostro cuore non può sopravvivere ai compromessi. Anche se la nostra vita ne e' piena, non possiamo servire a due padroni. Le parole di Gesù sono chiarissime: amare mammona, significa odiare Dio. 
Mammona è il potere, il prestigio, la gloria con quale compriamo gli affetti, leghiamo le persone. 
L'attaccamento a mammona è la radice di tutti i mali, ci porta ad essere schiavi e a perdere la nostra libertà. 

La libertà è  il primo dono che Dio dà  all' uomo, senza alcuna mediazione. Ma avendola ricevuta in dono non deve essere un'occasione per servire mammona.

sabato 28 dicembre 2013

Il regalo di Papa Francesco

La semplicità delle parole e (soprattutto) dei gesti di Papa Francesco, mi hanno colpito profondamente.
Il suo sorriso mi ricorda senza dubbio quello mite di Papa Giovanni Paolo I, ma soprattutto il sorriso di un padre affettuoso.
La sua comunicazione non verbale mi trasmette l'immagine di un uomo buono, infatti, il linguaggio del corpo è una forma molto importante di comunicazione e spesso è capace di rilevare molto dell'indole di un uomo: il gesto delle mani che proteggono e custodiscono quando il giorno dell'elezione, invocava la protezione della Madonna sul Papa emerito Benedetto XVI, è stato per me un qualcosa di unico, come se avessi davanti un Papa Papà, capace di amare, proteggere e perdonare senza condizioni.
In un mondo in cui sembra vincere l’aggressività, ho l’idea di avere davanti un uomo mite.
In un mondo in cui sembra regnare l’arroganza, ho l’idea di un uomo umile e semplice.
In un mondo in cui l’assenza di moralità sembra soffocare la coscienza, il suo spirito di preghiera è stato illuminante.
Non conoscevo il suo motto episcopale (sopra raffigurato) ovvero la frase latina del Vangelo di Matteo "Miserando atque eligendo", che descrive l'atteggiamento di Gesù verso il pubblicano (considerato un pubblico peccatore) che "guardò con misericordia e lo scelse".  Nel mondo che stiamo vivendo c’è tanto bisogno di questa misericordia.
Vorrei che questo Papa aiutasse me e ogni uomo a credere che la nostra vita è come una casa costruita su una roccia. La vita è difficile e non fa particolari sconti. Anche se, per un'enormità di variabili ogni singolo uomo ha diverse opportunità, prima o dopo arriva per tutti la pioggia della malattia, lo straripamento dei progetti che uno si immagina, si impegna a realizzare; capita che succede l'imprevisto che "sconvolge" tutto, i venti contrari della sfiducia, della solitudine, del dolore. Allora serve per tutti gli uomini un fondamento su cui si può far poggiare ed edificare la propria esistenza e il Vangelo di Matteo lo dice con chiarezza: "Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande.": 

Per costruire la casa sulla roccia abbiamo bisogno di un Papa che renda punto di riferimento per ogni uomo questa Parola e che ci insegni ogni giorno a Viverla. 

mercoledì 25 dicembre 2013

Avere una mangiatoia come culla, può essere a volte un lusso

Un episodio incredibile che ha chiuso il 2012, è quello del bimbo gettato nel water di un fast food dell'Eur, dove io ho passato la mia infanzia. 
Un neonato indifeso, nato il 28 dicembre, (data in cui la Chiesa venera i bambini innocenti che a Betlemme furono uccisi dal terribile re Erode, perché insieme ad essi morisse Gesù) è stato gettato come uno spregevole rifiuto nel water di un fast food, da una madre senza cuore. Un neonato di nemmeno un giorno che ha dimostrato un attaccamento alla vita unico, resistendo con le poche forze che può avere, a questo terribile trauma. 
Un bagno promiscuo e sporco e acqua gelata sono stati la sua culla per alcuni interminabili minuti, una culla che l’ha accolto per la sua prima uscita da quando è in vita.

Ho definito la mamma una donna senza cuore, lo confermo, ma aggiungo che questa donna che non ha compreso il valore della nuova vita che aveva partorito e che aveva portato con se per 9 mesi, forse perché non ha mai conosciuto neppure il valore della sua. Esistono leggi per partorire in ospedale senza registrare la propria identità, e non rischiare la morte per dissanguamento, partorendo in luoghi non adatti e non uccidere un neonato, e abbandonarlo in sicurezza, così che venga subito dato in adozione a dei genitori che gli possano donare amore. All'ospedale gli é stato dato il nome: sì chiamerà Emanuele (Dio con noi). Il mio pensiero è stato per te, ma anche per tua mamma che per fare un gesto del genere vuol dire che vive con la morte nel cuore.

martedì 24 dicembre 2013

Pace nel mondo. Lo dicono le Scritture

La ricetta per un mondo in pace la possiamo trovare nelle Sacre Scritture.
Il Corano dice: “Oh umanità! Sei stata creata maschio e femmina, e divisa in nazioni e tribù, così da poterti conoscere meglio”.
Nel Talmud si dice: “La Torah ha per unico scopo la promozione della pace”.
 E la Sacra Bibbia dice: “Beati coloro che portano la pace, perché saranno chiamati figli di Dio”.
La pace quindi è un dono di Dio.
E’ scritto nella Bibbia: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.
Il Corano descrive la sua via come la via della pace; la riconciliazione è presentata come la strada migliore ed è scritto che Allah aborrisce tutto ciò che disturba la pace .
Quando Allah creò il cielo e la terra, fece le cose in modo che ogni elemento potesse assolvere alla sua funzione pacificamente, senza scontrarsi con gli altri elementi. “Al sole non è permesso sorpassare la luna e la notte non può venire al posto del giorno. Ogni cosa segue il suo cammino”.
Il Talmud dichiara: “Se è permesso cancellare il nome di Dio, per mettere pace tra marito e moglie quanto più lo è allo scopo di portare la pace nel mondo”. La pace coinvolge tutto l’insieme delle relazioni umane: quello tra marito e moglie, tra l’uomo ed il suo prossimo e tra le nazioni.
La Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1984 dice che per garantire l'esercizio del diritto dei popoli alla pace, è indispensabile che gli Stati tendano alla eliminazione delle minacce di guerra,  all'abbandono del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali e alla composizione pacifica delle controversie internazionali.
I popoli di tutta la Terra devono quindi convivere nella pace: è il volere di Dio, e quindi è il nostro dovere su questa Terra.
Ma l’obiettivo è che si deve fare strada l'idea di una pace positiva, considerata non come assenza di guerra (stato passivo)  bensì come continua presenza di condizioni di giustizia reciproca tra i popoli che permettano a ciascun popolo il proprio libero sviluppo in condizioni di auto-governo.


martedì 10 dicembre 2013

La corruzione


Esattamente un mese fa, Papa Francesco ha condannato duramente "l'abitudine della tangente che è un'abitudine mondana e fortemente peccatrice. È un'abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest'uomo, l'amministratore disonesto del Vangelo, lo portava, ma come? Dava da mangiare ai suoi figli pane sporco! E i suoi figli, forse educati in collegi costosi, forse cresciuti in ambienti colti, avevano ricevuto dal loro papà come pasto sporcizia, perché il loro papà, portando pane sporco a casa, aveva perso la dignità! E questo – ha sottolineato il Papa – è un peccato grave! Perché si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga".
Ragionando su queste parole, e' necessario capire che il danno piu' grave che la corruzione arreca all'economia, e' costituito dalla interferenza che questi comportamenti illeciti hanno sul buon funzionamento di un'economia concorrenziale. Non penso solo all'assenza di una sana competizione, ma alla profonda differenza tra il valore di un'opera o di un servizio realizzato secondo regole di favoritismo e non secondo regole di efficienza.
Serve un rigurgito di moralita' e la necessaria presenza in economia di norme etiche.


mercoledì 20 novembre 2013

La politica secondo Papa Francesco

“Non si può governare senza amore verso il popolo e senza umiltà! E ogni uomo, ogni donna che deve prendere possesso di un servizio di Governo, deve farsi queste due domande: ‘Io amo il mio popolo, per servirlo meglio? Sono umile e sento tutti gli altri, le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada?’. Se non si fa queste domande il suo Governo non sarà buono. Il governante, uomo o donna, che ama il suo popolo è un uomo o una donna umile”.
“Nessuno di noi può dire: ‘Ma io non c’entro in questo, loro governano…’. No, no, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio partecipando nella politica come io posso’. La politica – dice la Dottrina Sociale della Chiesa – è una delle forme più alte della carità, perché è servire il bene comune. Io non posso lavarmi le mani, tutti dobbiamo dare qualcosa!”.
“Un buon cattolico si immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare”.

venerdì 8 novembre 2013

Papa Francesco: per toccare il Dio vivo non serve “fare un corso di aggiornamento” ma entrare nelle piaghe di Gesù

Mercoledi durante l'udienza generale, il mondo intero ha assistito ad un grande gesto di estrema umanità e di toccante pietà di Papa Francesco, che non ha esitato ad abbracciare un fedele affetto da una grave malattia della pelle, arrivando addirittura ad accarezzarne e baciarne le piaghe.
Non è un atto di istinto ma è un atto che aveva richiesto a gran voce il 3 luglio scorso in una Sua omelia: "Gesù ci dice che il cammino per incontrarlo è quello di trovare le sue piaghe: E le piaghe di Gesù tu le trovi facendo le opere di misericordia, dando al corpo - al corpo - e anche all’anima, ma al corpo – sottolineo – del tuo fratello piagato, perché ha fame, perché ha sete, perché è nudo, perché è umiliato, perché è schiavo, perché è in carcere, perché è in ospedale. Quelle sono le piaghe di Gesù oggi. E Gesù ci chiede di fare un atto di fede, a Lui, ma tramite queste piaghe. ‘Ah, benissimo! Facciamo una fondazione per aiutare tutti quelli e facciamo tante cose buone per aiutarli’. Quello è importante, ma se noi rimaniamo su questo piano, saremo soltanto filantropici. Dobbiamo toccare le piaghe di Gesù, dobbiamo carezzare le piaghe di Gesù, dobbiamo curare le piaghe di Gesù con tenerezza, dobbiamo baciare le piaghe di Gesù, e questo letteralmente. Pensiamo, cosa è successo a San Francesco, quando ha abbracciato il lebbroso? Lo stesso che a Tommaso: la sua vita è cambiata!”.
Per toccare il Dio vivo non serve “fare un corso di aggiornamento” ma entrare nelle piaghe di Gesù e per questo “è sufficiente uscire per la strada”. Chiediamo a San Tommaso  la grazia di avere il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù con la nostra tenerezza e sicuramente avremo la grazia di adorare il Dio vivo”.

Con questo gesto il nostro Papa è passato dalle parole ai fatti.

domenica 28 luglio 2013

Un commosso saluto al Cardinale Tonini

Oggi è venuto a mancare il Cardinale Ersilio Tonini che nella sua lunga vita ha sempre dato amore e affiancato coloro che sono caduti nel tunnel della droga. Non tutti sanno che da arcivescovo di Ravenna lasciò l’appartamento vescovile ad una piccola comunità di tossicodipendenti e si ritirò a vivere fino all’ultimo dei suoi giorni nell’istituto Santa Teresa per malati gravi.

Riprendo la sua prefazione del libro di Don Oreste Benzi, Contro l'ovvio dei popoli Provocazioni su droga, comunità terapeutiche, vere e false guarigioni:

"L'atteggiamento giusto per guardare al fenomeno della tossicodipendenza è una grande umanità. Siamo di fronte a un fenomeno che attinge alla radice dell'uomo e che ci fa conoscere quanto l'uomo sia un essere misterioso, carico di segreti.....Bisogna allora rendersi conto che la tossicodipendenza è un fenomeno che coinvolge la radicalità dell'uomo. Coinvolge l'uomo non appena nei suoi aspetti e comportamenti superficiali, ma in profondità, alla radice del suo stesso essere. 
A portare un giovane nel tunnel della droga è una confluenza di cause. Pur rimanendo l'enigma, l'esperienza ha messo in luce alcuni elementi che sempre sono all'origine della tossicodipendenza. Il primo elemento, non ci sono dubbi, è la famiglia. A volte può essere anche una situazione indefinibile, inafferrabile: o la tensione soggiacente e inespressa fra padre e madre o un padre corrivo o una madre troppo ingombrante e protettiva.
L'esperienza dice inoltre come nella storia dei ragazzi tossicodipendenti ci sia sempre la sensazione di valere niente....I giovani arrivano alle comunità terapeutiche convinti di valere niente e decisi a lasciarsi morire. Non appena un ragazzo scopre che c'è qualcosa di buono anche dentro di lui, inizia il suo cammino verso la vita.
Se le cause profonde della tossicodipendenza rimangono in gran parte misteriose, possiamo dire qualcosa di certo sulla prevenzione. 
Per prevenire bisogna prendere sul serio il problema educativo. Troppi sono convinti che un ragazzo cresca solo dandogli da mangiare o delle cose. Niente di più sbagliato. Solo una formazione equilibrata salva dallo squilibrio, dalla rottura della personalità. E in questa formazione anche la mente richiede la sua parte e cioè forti convincimenti.
Oggi abbiamo una cultura secondo la quale niente c'è di certo e pertanto io sono libero e padrone di me, le mie scelte trasgressive sono espressione della mia libertà e della mia piena umanità. Sui fondamenti di questa cultura si costruisce poco. Diverso è quando la persona avverte che c'è una verità. Tu sei stato preceduto nell'essere, l'essere è un dono: è da questo convincimento che parte la salvezza, la creazione di una tensione morale. E nel bambino di sei anni che bi sogna creare la tensione morale che poi si svilupperà insieme alla crescita fisica e psicologica del soggetto. Cosa vuole dire tensione morale? Tendere a fare qualcosa di buono della propria vita. L'educazione deve essere in grado di comunicare al ragazzo i valori autentici: ciò che lo fa prezioso, ciò che lo fa migliore, ciò che lo arricchisce. Già il pensiero greco, prima di Cristo, aveva scoperto che la grandezza dell'uomo sta nella sua coscienza interiore. I vizi diventano padroni della sua vita, mentre le virtù sono dominio, capacità. La vera libertà – questo è il punto – è poter disporre di sé. La madre educatrice è quella che aiuta il figlio a conquistare se stesso e non si limita a dargli delle cose. Ma il problema educativo non può non coinvolgere anche la Chiesa. Il fenomeno della tossicodipendenza è un forte richiamo, è un segno dei tempi. Anche la Chiesa deve chiedersi a cosa serve la religiosità se non riesce a salvare un ragazzo dal suo fallimento personale. Quale religiosità può salvare? Certo non la religiosità formale o il pietismo.
La sfida della tossicodipendenza ci richiama all'essenziale del messaggio cristiano. Fate capire ad un ragazzo che egli è il bene di Dio, che Dio è interessato a lui come a nessun altra cosa al mondo, e vedrete cosa verrà fuori da quel ragazzo. La comunità cristiana tradisce i giovani se non offre loro la sapienza che ha ricevuto dal Signore".

sabato 13 luglio 2013

Da Papa Benedetto a Papa Francesco, una linea comune contro il riciclaggio

Nel dicembre del 2010, Papa Benedetto XVI, aveva iniziato a portare avanti un nuovo cammino di trasparenza con un Motu Proprio per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario,  pubblicando una  legge "concernente la prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo", in linea con le indicazioni della comunità internazionale che si era dotata ormai da tempo di principi e strumenti giuridici che permettevano di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Nonostante questo, nel 2012 il Dipartimento di Stato americano aggiunse per la prima volta lo Stato del Vaticano a una lista di altri 67 Paesi potenzialmente suscettibili al riciclaggio del denaro. Il governo Usa ha inserito la Santa sede nella categoria dedicata ai Paesi con "giurisdizioni preoccupanti", insieme tra gli altri ad Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen.
Papa Francesco ha capito che oltre la legge serviva qualcosa in più, inasprendo le pene per questo tipo di reato, perchè purtroppo la Chiesa è fatta anche di uomini e che esistono problemi di management e di atteggiamenti ormai troppo radicati e quindi servivano persone diverse. 
La forza tranquilla del Papa, il suo stile di comunicazione e il suo modo di procedere deciso, ha alla base la volontà di preservare la natura stessa della Chiesa e l'agire che ad essa conviene.Si tratta di portare a termine quanto iniziato dal Papa Benedetto XVI, per "consentire ai principi del Vangelo di permeare anche le attività di natura economica e finanziaria".

Serve rialzarsi perchè si può cadere ma non essere capace di rialzarsi è disonorevole.

martedì 30 aprile 2013

La prevenzione nel contrasto del terrorismo islamico

Oggi è stata sgominata una cellula islamica a Bari dai Ros, con 6 arresti in Italia e all'estero. Secondo gli inquirenti, i componenti di questa cellula, facevano proselitismo e incitavano a compiere azioni suicide e avevano avuto stretti contatti con personaggi di spicco del terrorismo internazionale.
Il profilo preventivo assume un ruolo decisivo in questo tipo di indagini, infatti in questi tipi di reati lo sforzo delle forze dell'ordine non può essere indirizzato ad individuare un reato, ma ad evitarne in tutti i modi la realizzazione.
Complimenti alle forze dell'ordine, per essere arrivati in tempo, perché parafrasando l'ex capo della Polizia Antonio Manganelli, deceduto lo scorso mese, il successo per contrastare efficaciemente il terrorismo di matrice islamica, è "l' attività preventiva per cogliere l' humus ideologico religioso che sottende questo tipo di reati".


sabato 13 aprile 2013

La comunicazione del Papa

Il Papa si sta rilevando un grande comunicatore: ama utilizzare frasi molto brevi ma efficaci, pronunciate con la dolcezza naturale del suo accento spagnolo, e rese piacevoli da uno stile comunicativo molto semplice, asciutto, sobrio ed efficace.
Nei suoi rapporti con i fedeli ignora protocolli, cerimoniali e tradizioni. Parla in italiano augurando sempre il “Buongiorno” per salutare al loro arrivo i fedeli e, utilizzando il “Buon pranzo” prima di congedarsi. 
Non prega  in latino, ma utilizza le preghiere più comuni, Padre Nostro e Ave Maria, recitate in italiano. Grande anche il suo utilizzo della comunicazione non verbale con discorsi accompagnati con una spiccata gestualità, tracciando ampi cerchi con la mano.
Un Papa che cerca di raggiungere le persone lontane dalla Piazza attraverso i mezzi digitali e la rete web, con il segnale di un ritorno alla semplicità apostolica che c’era agli inizi del cristianesimo. 
Da questi inizi possiamo forse intuire la visione che ispirerà Papa Francesco nel prendere decisioni sulla "comunicazione", intesa come ponte per raggiungere il cuore delle persone
La sua è una comunicazione efficace perchè per lui comunicare non è solo elaborare messaggi e distribuirli sui canali conosciuti, ma è (anche e soprattutto) la sua capacità di produrre comportamenti coerenti e capaci di testimoniare la vera missione della Chiesa.

martedì 2 aprile 2013

8 anni fa

8 anni fa moriva, Papa Giovanni Paolo II. 
Lo voglio ricordare con la sua omelia di inizio pontificato e con questa immagine unica:
"Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.
Non abbiate paura! Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo lui lo sa!".