Esattamente un mese fa, Papa Francesco ha condannato duramente "l'abitudine della tangente che è un'abitudine mondana e fortemente peccatrice. È un'abitudine che non viene da Dio: Dio ci ha comandato di portare il pane a casa col nostro lavoro onesto! E quest'uomo, l'amministratore disonesto del Vangelo, lo portava, ma come? Dava da mangiare ai suoi figli pane sporco! E i suoi figli, forse educati in collegi costosi, forse cresciuti in ambienti colti, avevano ricevuto dal loro papà come pasto sporcizia, perché il loro papà, portando pane sporco a casa, aveva perso la dignità! E questo – ha sottolineato il Papa – è un peccato grave! Perché si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga".
Ragionando su queste parole, e' necessario capire che il danno piu' grave che la corruzione arreca all'economia, e' costituito dalla interferenza che questi comportamenti illeciti hanno sul buon funzionamento di un'economia concorrenziale. Non penso solo all'assenza di una sana competizione, ma alla profonda differenza tra il valore di un'opera o di un servizio realizzato secondo regole di favoritismo e non secondo regole di efficienza.
Serve un rigurgito di moralita' e la necessaria presenza in economia di norme etiche.
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