In molti Stati, come il nostro, la droga è vista come un problema marginale da affrontare secondariamente,
come se l’abuso di sostanze stupefacenti e psicotrope, fosse un vizio e non una grave forma di dipendenza.
Educare, prevenire, curare. Non incarcerare.
Per le tossicodipendenze non servono né il carcere né i ricoveri coatti. Alla tolleranza zero, bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla depenalizzazione delle condotte legate al consumo.
Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti.
Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti, da anni sono impegnati a
costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le
strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi.
Per vincere questa battaglia serve determinazione politica per portare avanti reali azioni di prevenzione, di recupero e di riduzione dei danni correlati all’abuso di droga e cooperazione internazionale per le azioni di lotta al traffico e al riciclaggio.
Associata a queste azioni, deve essere prevista una normativa di depenalizzazione del possesso di
stupefacenti, nell’ottica della non criminalizzazione del consumo.
E’ necessario trovare una risposta alla necessità di un approccio globale, pluridisciplinare e integrato in materia di lotta alla droga, attraverso una legge quadro che risponda a tre requisiti: riduzione della domanda,
riduzione dell’offerta, azione contro il traffico illecito.
Tutto questo deve essere sostenuto con passione, convinzione e amore dall’intera comunità, solo lavorando
insieme si possono creare società più sane e sicure dove far vivere e crescere i nostri figli.
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