In una relazione della Comunità Europea del 1986, si
diceva che la prevenzione deve partire dalle scuole elementari e medie, dando agli
studenti nozioni sulle sostanze stupefacenti e i rischi connessi al loro
utilizzo. A tal proposito riporto un
passo del libro di Don Oreste Benzi, “Contro
l’Ovvio dei Popoli”[1], che può darci una perfetta visione dell’importanza dell’educazione per
la prevenzione all’utilizzo di sostanze stupefacenti:
“già a cinque anni si può
dire se un bambino sarà a rischio di droga. Già nell'età che va dai 3 ai 5 anni
si creano le premesse che rendono più difficile al soggetto l'accettazione di
sé. L'evoluzione della persona, intesa come essere relazionale, viene
pesantemente condizionata nella prima infanzia. Il bambino che a due anni
attraversa la fase più acuta del negativismo vuole, senza esserne consapevole,
che i grandi si accorgano della sua esistenza. Il bambino che a tre anni fa
l'istrione e si mette sempre in evidenza non è certamente vanitoso, ha solo
bisogno di attenzione nel senso etimologico della parola (tendere a, essere
proteso verso), cioè ha bisogno che ci sia qualcuno proteso verso di lui. Il
bambino che a quattro anni pone domande difficili chiede di essere aiutato ad
entrare in relazione positiva con una realtà che va oltre la sua persona.
Un
altro momento delicatissimo, a cui nessuno generalmente presta molta
attenzione, è quello dei 9-10 anni. In questa fase il bambino si sottrae alla
tutela dei genitori, specialmente della madre, attraverso il gruppo dei
coetanei. Verso i 9-10 anni il gruppo ha più importanza della famiglia.
Compiute queste osservazioni, possiamo affermare con
la certezza di essere nella verità che il tossicodipendente è un giovane che in
tutto l'arco dell'età evolutiva non ha vissuto relazioni soddisfacenti e non è
stato educato a vivere bene le relazioni umane. Tutte le agenzie educative con
le quali il tossicodipendente è venuto in contatto dovrebbero esaminarsi per
appurare le proprie responsabilità: la famiglia, la scuola, la Chiesa, le
aggregazioni di adolescenti e giovani, l'intera società.
La responsabilità dell'uso di sostanze stupefacenti è
sempre del soggetto tossicomane, ma le agenzie educative avrebbero potuto
rendere più facile il suo cammino verso la maturità se lo avessero educato
bene”.
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