Le stangate fiscali non servono a far ripartire l'economia, ma strozzano le imprese e i consumatori.
Le imprese che riescono a sopravvivere sono quelle che se possono, concentrano la produzione e le vendite in filiali estere e pagano le tasse in altri paesi, quelle che invece possono solo operare tra le mura nazionali, sono dissanguate e destinate a soccombere. Questa purtroppo e' l'amara realta' dei paesi del Sud Europa (Spagna,Portogallo etc).
Se puntiamo su tagli alle tasse, si puo'ipotizzare uno sviluppo dell'economia: infatti le stangate fiscali contribuiscono alla caduta del Pil e all'aumento della disoccupazione.
Quindi per poter crescere si deve portare avanti (come sta facendo in maniera brillante il Governo), una forte lotta all'evasione e alla corruzione (non brillantemente, invece), ma quello che serve in misura maggiore e' un piano serio di riduzione delle tasse e forti stimoli economici per rilanciare l'economia.
Il rischio concreto e' che l'Italia non si risollevi più.
In Usa i Presidenti Bush prima e Obama poi, sono su questa linea e la disoccupazione e' scesa al 7.8% il minimo da gennaio 2009 e il pil sta crescendo del 2.5%.
Condivido quanto dice il Ministro Riccardi: "gli italiani non possono scaricare le colpe su questo Governo, in anni passati hanno scelto chi far governare e che ci ha portato in questa situazione". Vero, ma ora l'importante pero' e'non guardare indietro e rilanciare la locomotiva italiana, aiutando la domanda interna e non deprimendola.
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