Ritengo che ogni
riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere
accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la
flessibilità si traduce in precarietà. Ecco alcune riflessioni che avevo
annotato a gennaio del 2012:
E’ necessario,
portare avanti quella liberalizzazione del lavoro temporaneo che l'Unione
Europea auspica nella direttiva 104 del 2008 e che passa senza alcun dubbio per
il superamento del sistema delle causali di utilizzo.
La logica che sembra
trasparire dalla direttiva è quella per la quale attraverso il lavoro
temporaneo sono moltiplicate le possibilità di conseguimento di un lavoro
stabile.
Da un lato, la
liberalizzazione di tale forma di impiego agevola l’uscita dallo stato di
disoccupazione; dall’altro, lo svolgimento della prestazione lavorativa presso
l’utilizzatore facilita la possibilità di stipulare un rapporto di lavoro
stabile alle dipendenze di quest’ultimo, o a tempo indeterminato direttamente
con il somministratore, cosi come previsto dal nostro ordinamento.
Si aggiunga che
mentre la direttiva 99/70 chiarisce che “i
contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei
rapporti di lavoro”, la direttiva 2008/104 non prevede l’eccezionalità del
lavoro tramite agenzia rispetto al lavoro alle dipendenze dirette
dell’utilizzatore, ma, al contrario, lo promuove attraverso un processo di
progressiva liberalizzazione, indirizzato alla rimozione di “limitazioni” e
“restrizioni” alla realizzazione delle fattispecie interpositorie .
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