lunedì 1 ottobre 2012

Flessibilità, ma sicura. Riflessioni di gennaio 2012.


Ritengo che ogni riforma che comporti un aumento dell'insicurezza dei lavoratori debba essere accompagnata da un aumento delle misure di protezione sociale.
Senza queste la flessibilità si traduce in precarietà. Ecco alcune riflessioni che avevo annotato a gennaio del 2012:
E’ necessario, portare avanti quella liberalizzazione del lavoro temporaneo che l'Unione Europea auspica nella direttiva 104 del 2008 e che passa senza alcun dubbio per il superamento del sistema delle causali di utilizzo.
La logica che sembra trasparire dalla direttiva è quella per la quale attraverso il lavoro temporaneo sono moltiplicate le possibilità di conseguimento di un lavoro stabile. 
Da un lato, la liberalizzazione di tale forma di impiego agevola l’uscita dallo stato di disoccupazione; dall’altro, lo svolgimento della prestazione lavorativa presso l’utilizzatore facilita la possibilità di stipulare un rapporto di lavoro stabile alle dipendenze di quest’ultimo, o a tempo indeterminato direttamente con il somministratore, cosi come previsto dal nostro ordinamento.
Si aggiunga che mentre la direttiva 99/70 chiarisce che “i contratti di lavoro a tempo indeterminato rappresentano la forma comune dei rapporti di lavoro”, la direttiva 2008/104 non prevede l’eccezionalità del lavoro tramite agenzia rispetto al lavoro alle dipendenze dirette dell’utilizzatore, ma, al contrario, lo promuove attraverso un processo di progressiva liberalizzazione, indirizzato alla rimozione di “limitazioni” e “restrizioni” alla realizzazione delle fattispecie interpositorie .

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