venerdì 28 settembre 2012

Sottomarini e siluri per attaccare


Per i trafficanti di droga ogni via di comunicazione e' buona per generare miliardi di dollari di profitti. Dopo gli aerei e le navi, i cartelli sudamericani si affidano sempre di piu' ai sottomarini per far approdare sulle coste africane i loro carichi di cocaina destinata al mercato europeo.
I rapporti pubblicati in questi ultimi anni dall’Unodc hanno rivelato che l'Africa occidentale e' diventata una rotta di transito imprescindibile per il traffico di cocaina tra il continente sudamericano e l'Europa. Colpa della posizione geografica strategica di questa regione del continente africano dove la corruzione e la debolezza delle strutture di controllo e di polizia sono una manna per i narcotrafficanti.
I trafficanti di droga dispongono di mezzi sempre piu' sofisticati, tra cui i sottomarini.
Non si tratta di sottomarini nucleari o militari ma di semi-sommergibili che possono essere acquistati sul mercato internazionale a un prezzo che varia dai due ai tre milioni di euro.
Secondo la guardia costiera americana, di solito questi sottomarini usati per il narcotraffico vengono costruiti nelle foreste delle Colombia e sono progettati in modo da poter affondare rapidamente per sfuggire ai controlli della autorità.
Sono di solito lunghi meno di 30 metri, hanno un equipaggio di quattro o cinque persone e possono trasportare fino a 10 tonnellate di cocaina.
Questo tipo di imbarcazioni è spesso impiegato per il contrabbando nel Pacifico.
L'ultima risorsa sono i siluri che con l'aiuto del Gps sono in grado di rintracciare in mare i carichi di droga, anche a distanza di tempo. Alcuni dei missili rinvenuti sono vecchi, altri piu' recenti, e la maggior parte sono artigianali.
Per fabbricarli i narcos non esitano a ricorrere all'aiuto d’ingegneri appena laureati, che disegnano elaborate combinazioni di tubi metallici, poi assemblati e saldati. Principalmente i missili imbottiti di droga e denaro vengono assicurati alla chiglia delle imbarcazioni, pronti per essere sganciati nel caso di controlli, ma capita anche che vengano lanciati da elicotteri o aerei, e recuperati in un secondo momento, con l'ausilio di localizzatori satellitari.

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