mercoledì 26 settembre 2012

La droga secondo la Chiesa


Secondo il Vaticano i giovani che usano droga ben presto si rendono conto sulla loro pelle dei danni che ne derivano e ne pagano le conseguenze.
L’uso della droga è una scelta contro la vita e rende l’uomo privo di una volontà propria e la cosiddetta riduzione del danno porta alla liberalizzazione dell’uso di droga” . 
L’Osservatore Romano, cita uno studio del British Journal of Psychiatry che mostra che prima si inizia a drogarsi e peggiori sono le conseguenze neurocognitive future. Per non parlare poi dei legami della cannabis con l'insorgenza della schizofrenia, una psicosi gravissima, messa in relazione alla tanto decantata droga leggera.
Nel 1997, 90 esperti[1] , provenienti da 45 paesi dove il problema è maggiormente avvertito, si sono riuniti in Vaticano per descrivere la situazione, partendo dai vari aspetti del fenomeno e dalle diverse esperienze di prevenzione e di recupero realizzate fino ad ora nelle Chiese locali.
Al termine del Congresso, emersero alcuni pensieri e orientamenti sui quali é stato espresso un ampio consenso:
1. Le esperienze condotte fino ad ora da alcuni paesi sulla liberalizzazione e legalizzazione della droga sono state disastrose. E' necessario iniziare a porsi il vero problema, che non è la sostanza che si assume ma l'uomo che la usa.
2. Il fenomeno della droga è sintomo di un grande malessere profondo che influenza la cultura e l'etica, supera i limiti di una questione sanitaria o di una problema settoriale.
3. La droga è allo stesso tempo frutto e causa di un grande smarrimento etico e di una crescente disintegrazione sociale.
4. Il fenomeno della droga non interessa solo i paesi ricchi. Molti paesi in via di sviluppo, per motivi diversi (miseria, disoccupazione, urbanizzazione, cambiamento di costumi) ne fanno uso e il fenomeno è in crescita sempre maggiore in quanto coinvolge la produzione, il consumo, il traffico e il riciclaggio.
5. L'apporto della Chiesa è complementare alla risposta dei vari protagonisti che lavorano in questo settore (politici, operatori sociali e sanitari, padri di famiglia, educatori, giuristi e dirigenti...) ed è un itinerario di liberazione che porta alla scoperta o alla riscoperta della propria dignità di uomini e di figli di Dio.


[1] Delegati delle Conferenze episcopali, studiosi del fenomeno, responsabili delle comunità di ricupero, responsabili di istituzioni internazionali interessate.

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