“La vita è come un uomo che cade da
un palazzo di cinquanta piani. Ad ogni piano continua a ripetersi: fin qui
tutto bene, fin qui tutto bene.... Il problema non è la caduta.....ma
l'atterraggio!”
Con
questa frase, il regista Mathieu Kassovitz annuncia fin dalle prime immagini
del suo capolavoro “Le Haine” (L’Odio) vincitore
del premio per la miglior regia al 48º Festival di Cannes,. la sua intenzione di realizzare un documento originale
sulla caduta irreversibile della Francia, della società occidentale e forse del
mondo intero, distrutto e devastato dall'odio.
Per me l’odio è strettamente
connesso alla mancanza di felicità intesa come emozione interiore, non come
emozione esteriore.
La felicità non dipende da
cio’ che abbiamo, ma da cio’ che siamo.
Il sorriso, sovente accompagnato da
uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più
rappresentativa, inconfondibile e riconosciuta della felicità e della gioia. Chi è felice sorride spesso.
“Il vero modo di essere felici è
quello di procurare la felicità agli altri” diceva Robert Baden Powell.
Per questo
parlare di felicità mi fa pensare ad Amelie la protagonista del film “Il
fantastico mondo di Amelie” che viveva in un mondo tutto suo di sogni e
fantasie.
“Tramava”
per rendere felici i suoi vicini, le colleghe, il padre vedovo, con piccoli gesti restituiva la felicità a chi l’aveva
smarrita.
La felicità è dentro ognuno di
noi ma va alimentata. Il cibo sono le piccole cose.
Se la vita ci appare triste, cambiamo prospettiva e guardiamo il mondo dal
verso giusto e impariamo realmente ad osservare tutto ciò che di bello ci gira
intorno.
Nel Vangelo
di Giovanni, Gesù diceva ai suoi discepoli:
"Non
preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il
vostro corpo, di quello che indosserete; guardate gli uccelli del cielo: non
séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro
celeste li nutre. Non valete forse più di loro?".
Sono parole molto chiare che dovrebbero
farci riflettere su come la maggioranza di noi pensa alla propria vita, alle
preoccupazioni che abbiamo sul nostro presente e sul nostro futuro. Non ci
lasciamo prendere dall'angoscia dell'oggi e del domani.
Il Vangelo ci invita a guardare gli
uccelli del cielo e a stupirci di come essi sono aiutati dal Signore. Ebbene,
se è così per gli uccelli del cielo, che senza dubbio contano molto meno delle
persone, quanto più sarà per noi? Eppure noi viviamo preoccupandoci proprio di
ciò che nella nostra vita non mancherebbe comunque, anche se noi non ce ne
curassimo.
Cerchiamo di essere felici basta poco e
ricordiamoci che come diceva lo scrittore canadese Mordecai Richler, ci
vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere.
Proviamoci almeno per una volta….
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