sabato 5 aprile 2014

Felicità

“La vita è come un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Ad ogni piano continua a ripetersi: fin qui tutto bene, fin qui tutto bene.... Il problema non è la caduta.....ma l'atterraggio!”
Con questa frase, il regista Mathieu Kassovitz annuncia fin dalle prime immagini del suo capolavoro “Le Haine” (L’Odio) vincitore del premio per la miglior regia al 48º Festival di Cannes,. la sua intenzione di realizzare un documento originale sulla caduta irreversibile della Francia, della società occidentale e forse del mondo intero, distrutto e devastato dall'odio.
Per me l’odio è strettamente connesso alla mancanza di felicità intesa come emozione interiore, non come emozione esteriore.
La felicità non dipende da cio’ che abbiamo, ma da cio’ che siamo.
Il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più rappresentativa, inconfondibile e riconosciuta della felicità e della gioia. Chi è felice sorride spesso.
“Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri” diceva Robert Baden Powell.
Per questo parlare di felicità mi fa pensare ad Amelie la protagonista del film “Il fantastico mondo di Amelie” che viveva in un mondo tutto suo di sogni e fantasie.
“Tramava” per rendere felici i suoi vicini, le colleghe, il padre vedovo, con piccoli gesti restituiva la felicità a chi l’aveva smarrita.
La felicità è dentro ognuno di noi ma va alimentata. Il cibo sono le piccole cose. Se la vita ci appare triste, cambiamo prospettiva e guardiamo il mondo dal verso giusto e impariamo realmente ad osservare tutto ciò che di bello ci gira intorno.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù diceva ai suoi discepoli:
"Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?".
Sono parole molto chiare che dovrebbero farci riflettere su come la maggioranza di noi pensa alla propria vita, alle preoccupazioni che abbiamo sul nostro presente e sul nostro futuro. Non ci lasciamo prendere dall'angoscia dell'oggi e del domani.
Il Vangelo ci invita a guardare gli uccelli del cielo e a stupirci di come essi sono aiutati dal Signore. Ebbene, se è così per gli uccelli del cielo, che senza dubbio contano molto meno delle persone, quanto più sarà per noi? Eppure noi viviamo preoccupandoci proprio di ciò che nella nostra vita non mancherebbe comunque, anche se noi non ce ne curassimo.
Cerchiamo di essere felici basta poco e ricordiamoci che come diceva lo scrittore canadese Mordecai Richler, ci vogliono settantadue muscoli per fare il broncio ma solo dodici per sorridere.

Proviamoci almeno per una volta….

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