La tossicodipendenza, negli ultimi anni è passata da un
fenomeno ristretto, ad un fenomeno numericamente non irrilevante: un flagello
devastante, che tocca sopratutto i giovani, spezzando vite, distruggendo molte
promesse e tante speranze.
Ecco perché quando si parla di legalizzazione delle droghe
“leggere” bisogna evitare semplificazioni e superficialità.
Il mondo del consumo di
droga, rispetto a qualche anno fa è radicalmente cambiato e si sta spostando
verso altri modelli di consumo e verso nuove utenze.
Cambia la percezione della
droga che dissociandola dall’immagine dell’eroinomane emarginato, è vista come
una sostanza del tutto compatibile con una normalissima vita. Si sa che
presenta dei rischi, anche se prevale purtroppo un’idea d’innocuità di queste
sostanze e un’atmosfera di normalità che si sta diffondendo. Sono
sostanze che facilitano la socialità e non sono sostanze da inoculare e quindi
non lasciano segni visibili.
Gli effetti variano da una sostanza
all'altra, senza che si possa distinguere chiaramente, sul piano farmacologico,
una classe di “droghe leggere” e una classe di “droghe pesanti”. Sono la
quantità consumata, le modalità di assunzione, la predisposizione
dell’assuntore e le eventuali associazioni di sostanze che costituiscono i fattori
decisivi in materia.
Si
deve partire da un presupposto: sulla base delle nuove evidenza scientifiche,
le sostanze stupefacenti, prescindendo dai diversi effetti psicoattivi di
ciascuna, sono tutte egualmente dannose e pericolose per la salute delle persone.
A mio
parere deve interessare poco se le sostanze danno dipendenza fisica o
psicologica, ma bisogna partire dal presupposto che danneggiano, in maniera più
o meno accentuata, l’organismo.
Si deve considerare che ciò che fa
di uomo, un tossicodipendente non è la sostanza, ma lo stesso uomo che ne
avvertirà poi il bisogno. Le sostanze saranno forse diverse, ma le ragioni di
base rimangono le medesime. Il ricorso alla droga è sintomo di un “malessere”
profondo. E' necessario iniziare a porsi il vero problema che non è la sostanza
stupefacente che si assume, ma l'uomo che la usa ed è spinto ad utilizzarla. William
Burroughs, diceva che “si scivola nel vizio degli stupefacenti
perché non si hanno forti moventi in alcun'altra direzione. La droga trionfa per
difetto”.
La legalizzazione della droga comporta
il rischio di un effetto opposto a quelli ricercato. Legalizzando, si dichiara
che ciò che è legale è normale, e quindi morale: non è quindi solo la sostanza
ad essere legalizzata, ma sono le ragioni che conducono a consumarla che si
trovano legittimate.
Ricordiamo che il comportamento
che conduce alla tossicodipendenza non ha alcuna possibilità di essere
corretto, se i prodotti che lo rafforzano vengono messi in vendita liberamente.
Nessun commento:
Posta un commento