domenica 9 febbraio 2014

"Si scivola nella droga, perché non si hanno forti moventi in alcun'altra direzione. La droga trionfa per difetto”

La tossicodipendenza, negli ultimi anni è passata da un fenomeno ristretto, ad un fenomeno numericamente non irrilevante: un flagello devastante, che tocca sopratutto i giovani, spezzando vite, distruggendo molte promesse e tante speranze.
Ecco perché quando si parla di legalizzazione delle droghe “leggere” bisogna evitare semplificazioni e superficialità.

Il mondo del consumo di droga, rispetto a qualche anno fa è radicalmente cambiato e si sta spostando verso altri modelli di consumo e verso nuove utenze.
Cambia la percezione della droga che dissociandola dall’immagine dell’eroinomane emarginato, è vista come una sostanza del tutto compatibile con una normalissima vita. Si sa che presenta dei rischi, anche se prevale purtroppo un’idea d’innocuità di queste sostanze e un’atmosfera di normalità che si sta diffondendo. Sono sostanze che facilitano la socialità e non sono sostanze da inoculare e quindi non lasciano segni visibili.
Gli effetti variano da una sostanza all'altra, senza che si possa distinguere chiaramente, sul piano farmacologico, una classe di “droghe leggere” e una classe di “droghe pesanti”. Sono la quantità consumata, le modalità di assunzione, la predisposizione dell’assuntore e le eventuali associazioni di sostanze che costituiscono i fattori decisivi in materia.

Si deve partire da un presupposto: sulla base delle nuove evidenza scientifiche, le sostanze stupefacenti, prescindendo dai diversi effetti psicoattivi di ciascuna, sono tutte egualmente dannose e pericolose per la salute delle persone.
A mio parere deve interessare poco se le sostanze danno dipendenza fisica o psicologica, ma bisogna partire dal presupposto che danneggiano, in maniera più o meno accentuata, l’organismo.

Si deve considerare che ciò che fa di uomo, un tossicodipendente non è la sostanza, ma lo stesso uomo che ne avvertirà poi il bisogno. Le sostanze saranno forse diverse, ma le ragioni di base rimangono le medesime. Il ricorso alla droga è sintomo di un “malessere” profondo. E' necessario iniziare a porsi il vero problema che non è la sostanza stupefacente che si assume, ma l'uomo che la usa ed è spinto ad utilizzarla. William Burroughs, diceva che “si scivola nel vizio degli stupefacenti perché non si hanno forti moventi in alcun'altra direzione. La droga trionfa per difetto”.

La legalizzazione della droga comporta il rischio di un effetto opposto a quelli ricercato. Legalizzando, si dichiara che ciò che è legale è normale, e quindi morale: non è quindi solo la sostanza ad essere legalizzata, ma sono le ragioni che conducono a consumarla che si trovano legittimate.

Ricordiamo che il comportamento che conduce alla tossicodipendenza non ha alcuna possibilità di essere corretto, se i prodotti che lo rafforzano vengono messi in vendita liberamente.


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