Domenica sera la notizia della morte per overdose
del premio oscar Philip Seymour Hoffman, è arrivata per tutti come un fulmine a
ciel sereno.
Un
altro uomo di successo vittima dell’eroina, la droga della solitudine, della
marginalità e della disperazione.
La
domanda che tutti si fanno è sempre la stessa: cosa spinge un personaggio di
successo ad autodistruggersi con la droga.
Uno studio dell'università di
Ginevra, ha lanciato a maggio del 2013, un vero e proprio grido d'allarme sulla
dipendenza da droga di molti manager della piazza finanziaria elvetica. Gli assuntori,
hanno tra i 25 ed i 45 anni e ricoprono posti di responsabilità in banche,
società finanziarie e gruppi assicurativi. Un universo di gente apparentemente
normale che, tuttavia, ad un certo punto, è costretta a chiedere aiuto.
E' necessario iniziare a porsi
il vero problema che non è la sostanza stupefacente che si assume, ma l'uomo
che la usa ed è spinto ad utilizzarla. William Burroughs, diceva che “si
scivola nel vizio degli stupefacenti perché
non si hanno forti moventi in alcun'altra
direzione. La droga trionfa per difetto”.
Il fenomeno della droga è
sintomo di un malessere profondo che influenza la cultura e l'etica, supera i
limiti di una questione sanitaria o di un problema settoriale.
La droga è allo stesso tempo
frutto e causa di un grande smarrimento etico e di una crescente
disintegrazione sociale. Ad esempio l’emergere dell’individualismo che si basa
su idee di competitività e carrierismo, spinge sempre di più le persone, alla
ricerca di prodotti che possano aiutare a mantenere i ritmi frenetici che la
carriera impone, ma anche a “staccare la spina” e rilassarsi. Ma il rifugio
nella droga è un grave “errore di
valutazione”: Philip K. Dick diceva: “l'abuso della droga
non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una
macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma un errore di valutazione.
Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po' di persone,
allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile
di vita il motto è: "Sii felice oggi perché domani morirai"; ma
s'incomincia a morire ben presto e la felicità
è solo un ricordo”.
La droga è un nemico troppo
potente per il raggiungimento e la conservazione del benessere individuale. Il
tossicodipendente, per quanto cronicizzato, non può essere abbandonato alla sua
condizione di disagio e di malattia e deve essere sempre considerato
recuperabile alla vita. Ma chi fa uso di droga, non è in grado di gestirsi, e può
recare danni a se stesso e agli altri vicini. L'eroina, in particolare, porta con sé il
fantasma della disperazione, autodistruzione e morte, che prende corpo in un
circolo progressivamente vizioso fatto di reati, carcere, overdose e Aids.
Seymour
Hoffman ha saputo darci tante emozioni al cinema ma è stato lasciato solo e
quando si è soli si va
fatalmente incontro ad un progressivo decadimento psichico e fisico per cui
mentre da un lato la produzione intellettuale, l'attenzione e la memoria non
sono più all'altezza di prima, la volontà diventa fiacca, i sentimenti etici si
attutiscono, la capacità di lavoro diminuisce e si entra in una spirale devastante
che porta alla morte.
Purtroppo hai ragione: è un nemico troppo potente, ma deve essere considerato recuperabile sempre.
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