mercoledì 5 febbraio 2014

Quando la droga colpisce un premio oscar

Domenica sera la notizia della morte per overdose del premio oscar Philip Seymour Hoffman, è arrivata per tutti come un fulmine a ciel sereno.
Un altro uomo di successo vittima dell’eroina, la droga della solitudine, della marginalità e della disperazione. 
La domanda che tutti si fanno è sempre la stessa: cosa spinge un personaggio di successo ad autodistruggersi con la droga. 
Uno studio dell'università di Ginevra, ha lanciato a maggio del 2013, un vero e proprio grido d'allarme sulla dipendenza da droga di molti manager della piazza finanziaria elvetica. Gli assuntori, hanno tra i 25 ed i 45 anni e ricoprono posti di responsabilità in banche, società finanziarie e gruppi assicurativi. Un universo di gente apparentemente normale che, tuttavia, ad un certo punto, è costretta a chiedere aiuto.
E' necessario iniziare a porsi il vero problema che non è la sostanza stupefacente che si assume, ma l'uomo che la usa ed è spinto ad utilizzarla. William Burroughs, diceva che “si scivola nel vizio degli stupefacenti perché non si hanno forti moventi in alcun'altra direzione. La droga trionfa per difetto”.
Il fenomeno della droga è sintomo di un malessere profondo che influenza la cultura e l'etica, supera i limiti di una questione sanitaria o di un problema settoriale.
La droga è allo stesso tempo frutto e causa di un grande smarrimento etico e di una crescente disintegrazione sociale. Ad esempio l’emergere dell’individualismo che si basa su idee di competitività e carrierismo, spinge sempre di più le persone, alla ricerca di prodotti che possano aiutare a mantenere i ritmi frenetici che la carriera impone, ma anche a “staccare la spina” e rilassarsi. Ma il rifugio nella droga è un  grave “errore di valutazione”: Philip K. Dick diceva: “l'abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma un errore di valutazione. Quando un certo errore comincia a essere commesso da un bel po' di persone, allora diviene un errore sociale, uno stile di vita. E in questo particolare stile di vita il motto è: "Sii felice oggi perché domani morirai"; ma s'incomincia a morire ben presto e la felicità è solo un ricordo”.
La droga è un nemico troppo potente per il raggiungimento e la conservazione del benessere individuale. Il tossicodipendente, per quanto cronicizzato, non può essere abbandonato alla sua condizione di disagio e di malattia e deve essere sempre considerato recuperabile alla vita. Ma chi fa uso di droga, non è in grado di gestirsi, e può recare danni a se stesso e agli altri vicini. L'eroina, in particolare, porta con sé il fantasma della disperazione, autodistruzione e morte, che prende corpo in un circolo progressivamente vizioso fatto di reati, carcere, overdose e Aids.

Seymour Hoffman ha saputo darci tante emozioni al cinema ma è stato lasciato solo e quando si è soli si va fatalmente incontro ad un progressivo decadimento psichico e fisico per cui mentre da un lato la produzione intellettuale, l'attenzione e la memoria non sono più all'altezza di prima, la volontà diventa fiacca, i sentimenti etici si attutiscono, la capacità di lavoro diminuisce e si entra in una spirale devastante che porta alla morte.

1 commento:

  1. Purtroppo hai ragione: è un nemico troppo potente, ma deve essere considerato recuperabile sempre.

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