La ricchezza non e'una colpa, ma lo diventa, se e'accumulata, con assenza di moralita' e con profonda disonesta'. Di tal avviso e' anche il Papa, che richiama sul tema il vescovo Cesario, che in uno dei suoi sermoni, dice che: "la ricchezza non puo' fare del male ad un uomo buono, perche' la dona con misericordia, cosi' come non puo'aiutare un uomo cattivo finche' la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione". Un aforisma indiano diceva "se hai due pezzi di pane, danne uno ai poveri. Vendi l'altro e compera dei giacinti per nutrire l'anima"; ma nel momento in cui viene dato al povero, deve essere fatto senza arroganza, senza fastidio, altrimenti buca la mano del povero e cade per terra.
L'anima va nutrita, come si nutre un fiore, con amore, altrimenti si appasisce e si spegne. A meno che preferiamo un fiore artificiale che in superficie e' splendido, se non consideriamo la flasita'che esso contiene. Una persona a me cara diceva sempre: accumula ma senza avidita', perche' "i soldi dell'avaro, se li magna lo champagnone".
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