Ieri leggevo il rapporto Coldiretti-Censis, "Crisi: vivere insieme, vivere meglio".
Dal rapporto emerge che la situazione di crisi che stiamo vivendo, con i suoi evidenti impatti sull' economia reale, ha attivato la rete di protezione e welfare familiare, con un terzo degli italiani che vive a casa con i propri genitori e quasi la meta' abita a massimo 30 minuti a piedi da casa.
A mio parere il rapporto ci ha mostrato una fotografia reale dell'Italia, ma questa situazione non e' in alcun modo collegabile alla crisi, ma e'una caratteristica della nostra identita' nazionale, in quanto ritenuta fondamentale da molti nell'ottica di considerare la famiglia di origine in alcune situazioni un vero e proprio "provider di servizi e supporto": si inizia nella fase degli studi post diploma, nel supporto alla ricerca di un lavoro, alle prime fasi di costruzione di una nuova famiglia, al supporto nel momento in cui viene alla luce un figlio fino ad arrivare alla completa autonomia del nuovo membro della famiglia.
E' importante non trasformare cio' che e'caratteristico degli italiani in una reazione alla crisi che ci perseguita.
Osservazione giusta, ma credo che la crisi abbia incentivato quello che indubbiamente è un comportamento tipico degli italiani. Che nel caso dei giovani, me lo lasci dire, non è certamente un fatto positivo. Staccarsi dal nucleo familiare è un fattore importante per garantire indipendenza, sia economica che di pensiero, e forse uno dei motivi per i quali la nostra nazione è spesso così conservatrice e poco propositiva anche in campo economico.
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