lunedì 26 settembre 2011

Proibizione o riduzione del danno?

L’obiettivo di questo post è quello di riflettere sulle prospettive di contrasto del fenomeno del diffondersi del consumo delle sostanze stupefacenti. Partirò dal concetto di mercato della droga per arrivare alle azioni di contrasto al traffico e all’uso.
La produzione mondiale di sostanze stupefacenti fa emergere un quadro generale preoccupante; significativa in tal senso la situazione in Sud America, Afghanistan e nei Paesi della West Coast Africana, che per la loro precarietà politico-sociale, costituiscono terreno fertile per il consolidamento delle attività illecite della criminalità transnazionale.
Il mercato della droga obbedisce alle stesse regole della domanda e dell’offerta, dove il consumo rappresenta la domanda e lo spaccio ai vari livelli, l’offerta delle sostanze stupefacenti. Il mercato della droga obbedisce però a regole proprie, laddove è l’offerta sul mercato ad indurre la domanda.
Le azioni di contrasto possono essere mirate alla repressione dei traffici e alla riduzione della domanda.
La repressione deriva dall’applicazione delle sanzioni, cercando di creare effetto “deterrenza”.
Nel piano d’azione 2009/2012 dell’Unione Europa le azioni da implementare sono:
• promuovere il coordinamento tra i vari organismi (operativi e d’intelligence) impegnati nella repressione dei traffici illeciti;
• promuovere la cooperazione internazionale tra Stati membri;
• promuovere la maggiore comprensione del problema droga attraverso un’informazione a 360° sul fenomeno.
Secondo il resoconto del piano d’azione riferito agli anni 2005/2008, è emerso che:
• il consumo di droghe nell’Unione europea è di livello elevato e diversificato tra i vari Stati  membri, si nota un incremento dell’uso di cocaina, mentre rimangono stabili l’uso di cannabis, eroina e droghe sintetiche;
• la maggior parte degli Stati membri sta adottando politiche comuni in tema di droga con l’intento di porre in evidenza il danno che l’uso di sostanze provoca agli individui ed alla società;
• in termini di cooperazione internazionale si è ottenuto un maggior coordinamento tra l’Unione europea e gli organismi di paesi terzi.
La riduzione del danno è una strategia d’intervento nata per arginare il propagarsi di malattie infettive tra i consumatori di sostanze illecite per via endovenosa. La riduzione del danno si basa, fondamentalmente, su due pratiche: in primo luogo, la distribuzione di materiale sterile gratuito (siringhe, tamponi) ai tossicodipendenti, incentivando la restituzione, da parte di questi. In secondo luogo, sulla promozione della prevenzione mediante il passaggio di informazioni attraverso i diretti interessati.
Le filosofie, le idee e le posizioni politiche che argomentano e sostengono la riduzione del danno nelle sue varie forme sono molto variegate. I tre "tipi ideali" sono:
  • i "liberalizzatori" fondano il principio sulla libertà individuale, che vede ognuno libero di agire come meglio crede, a patto di non recare danno agli altri;
  • altri, con un'impostazione medico-sanitaria, partono dal presupposto che l'uso di sostanze sia una pratica non condivisibile ma comunque esistente e motivata da ragioni precise, e che occorre affrontare come una questione sanitaria per poterlo gestire in maniera efficace;
  • infine, la posizione "pragmatica", così riassumibile: le sostanze ci sono, molte persone le consumano, che sia un bene o sia un male costa meno allo Stato e alla società accettarlo e limitare il più possibile rischi e danni, che non perpetrare una lotta impari e costosissima contro la "droga": questa impostazione è forse quella che, ha portato alle sperimentazioni più avanzate (il caso dell'Olanda e della Svizzera), arrivando a attivare la somministrazione controllata di eroina.

A questo punto della riflessione è meglio una politica repressiva o una politica di riduzione del danno?
A mio parere la riduzione del danno è a vantaggio delle persone che usano droga, delle loro famiglie e di tutta la comunità. Criminalizzare il consumo è un’operazione pericolosa in quanto contraddice l’esperienze internazionali sulla proibizione come fattore di allontanamento dalla consapevole modifica dei comportamenti, di produzione di emarginazione sociale, di spinta alla microcriminalità, di attrazione dei consumatori nel circuito carcerario.
La salute non ha colore politico, ogni intervento in grado di tutelare una persona, eliminare il rischio che contragga malattie, deve essere valutato per i risultati che consegue, sapendo che la salute della singola persona è garanzia per la salute dell’intera collettività.
Bisogna anche dire che accettare una semplice politica di riduzione danno vorrebbe dire darla vinta al mercato delle droghe (come sistema illegale di compravendita di sostanze). Tale traffico è considerato una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali……..

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