Il modello da implementare nel nostro paese dovrebbe tener conto della specifica situazione economica italiana, come il divario esistente tra il Nord e il Sud, nonché le elevate quote di lavoro nero e di precarietà, soprattutto di giovani e donne. Un modello di flessicurezza italiano dovrebbe caratterizzarsi per una maggiore flessibilità accompagnata altresì da protezioni forti per i lavoratori e i disoccupati, e dovrebbe anche poter contare anche su azioni di stimolo all’ingresso e al reinserimento nel mercato del lavoro.
Un ruolo di primo ordine è affidata alla formazione, identificata come uno strumento di crescita del capitale umano e sociale dei singoli; essa, dovrebbe differenziarsi in programmi diretti a contribuire ad un incontro tra domanda e offerta di lavoro per i giovani, ma anche, e soprattutto, per i lavoratoti secondo un approccio definito sopra di life long learnig, in cui l’attività lavorativa è accompagnata dal continuo aggiornamento delle professionalità per garantire l’accesso alle opportunità di impiego e consentire agli occupati di affrontare con serenità le transizioni professionali.
Con il CCNL per le agenzie per il lavoro, nato da un dialogo serrato tra le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria, il concetto di stabilizzazione del lavoratore, di tutela e sicurezza sul lavoro, di welfare (con misure di previdenza integrativa e sostegno alla maternità, di acceso al credito e di assistenza sanitaria integrativa), di formazione e di consolidamento e sviluppo delle relazioni sindacali potrebbero cambiare le prospettive e dare una risposta italiana ai principi di flexicurity introdotti dalla Commissione Europea, e (che quindi finalmente) la parola flessibilità non venga più usata come sinonimo di precarietà.
Infatti queste formule innovative introdotte dall’intesa, mirano proprio a coniugare al meglio garanzie e flessibilità, sicurezza e competitività, offrendo alle aziende, e agli stessi lavoratori nuove importanti opportunità. L’obiettivo diventa essenzialmente quello di qualificare ulteriormente il lavoro in somministrazione, rafforzando ancora di più le protezioni nei confronti dei lavoratori in somministrazione, prevedendo misure incentivanti la costruzione di percorsi lavorativi che rafforzano il rapporto tra agenzie e lavoratori superando quel concetto di temporalità definita dalle singole missioni di lavoro. In questo quadro proprio l’innovazione nel sistema della formazione, le diverse misure previdenziali, la sicurezza del lavoro, sono la giusta risposta alle esigenze organizzative delle imprese ed assicurare il giusto grado di tutela e garanzia ai lavoratori. In questo scenario, come ho già ampiamente detto, le Agenzie per il lavoro dovrebbero lasciare il semplice ruolo di semplici utilizzatori di lavoro temporaneo, ma divenire una tappa obbligata per un investimento professionale e di carriera per i lavoratori coinvolti.
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