venerdì 2 novembre 2012

L’Italia dei record…negativi di Andrea Carbutti

Ai più sarà sfuggita una notizia passata sulle agenzie di stampa lo scorso 24 ottobre, non a me, ultimamente particolarmente attento a catturare i segnali del fallimento delle politiche economiche restrittive applicate in Europa. L'Eurostat ha certificato un nuovo record per il Bel Paese: il rapporto "debito pubblico / PIL" ha raggiunto il 126,1%, portandoci al secondo posto della triste classifica dei paesi europei maggiormente indebitati, dietro alla sola Grecia (150,3%) ma davanti al "povero" Portogallo (117,5%).
Da un punto di vista puramente analitico il rapporto è una frazione, una divisione, per cui il rapporto può aumentare per effetto di un incremento del numeratore, ovvero il debito pubblico, oppure di un decremento del denominatore. Chiaramente se aumenta il numeratore e diminuisce il denominatore allora l'incremento del rapporto è ancor più veloce: è proprio questo il caso dell'Italia. Il Pil è in diminuzione per effetto della condizione di "coma" in cui è piombata la domanda interna,ma contemporaneamente il debito pubblico aumenta per effetto del rifinanziamento del debito preesistente a tassi maggiori rispetto al passato.
Da un punto di vista macroeconomico generalmente l'incremento del rapporto debito pubblico / PIL si ha quando in fasi di crisi lo Stato investe per sostenere la domanda interna e quindi preparare il terreno alla ripresa, con contemporanei tagli a spesa pubblica improduttiva. Praticamente un caso delle politiche keynesiane di cui tanto si parla ultimamente, e dal mio punto di vista fortunatamente. Nella condizione italiana invece il peggioramento della situazione è particolarmente preoccupante in quanto non si intravvedono inversioni di tendenza dal punto di vista della gestione delle risorse pubbliche e men che meno si scorgono in lontananza i segni di nuove politiche che portino all'ammodernamento della infrastruttura di base dello stato, i pilastri che consentono all'economia di ripartire attirando nel vortice del mondo industriale i capitali interni ed esteri.
Auguriamoci di non trovarci a breve a commentare nuovi record. Fortunatamente la Grecia è abbastanza lontana per esser raggiunta a breve.

Andrea Carbutti

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