domenica 28 ottobre 2012

Riflessioni sulla globalizzazione

Nel mio post, "il giovane choosy", ho avuto modo di riflettere sulle conseguenze della globalizzazione. La riflessione nasceva dal fatto che in momenti di crisi c'e' sempre la tendenza a trovare un colpevole, un capro espiatorio verso cui puntare il dito. Per molti movimenti giovanili in giro per il mondo, la globalizzazione e'il nemico, la peste, il Male. E'indubbio, e questo e'il mio pensiero, che il mondialismo (versione multiculturale della globalizzazione) abbia aperto grandi orizzonti: l' aumento di scambi commerciali, scientifici, tecnici e informativi in tutto il mondo, mobilità di persone, servizi, beni e capitali. Per molti invece, viene vista come la fonte del male perche'si estrinseca, in minaccia per la convivenza democratica dovuta alla crescita delle disuguaglianze, nella separazione dell'economia dal controllo politico, nel ruolo sempre più importante assunto dalle multinazionali, nei movimenti migratori che essa genera che avrebbero contribuito, non ad arricchire, ma a disgregare le culture tradizionali. Questa situazione d'indebolimento degli Stati, spinge alcuni gruppi a cercare in movimenti favorevoli all'ultra nazionalismo e alla xenofobia, la protezione che lo Stato non è più in grado di offrire. La globalizzazione da questi viene vista come distruzione delle identita'nazionali e delle patrie, ma anche della civilta'cristiana occidentale. A questa distruzione contribuiscono, la forte spinta verso l'europeismo e le politiche delle istituzioni europee e i processi di americanizzazione degli stili di vita e dei consumi. Forse, alla base di tutto, si esprime solo una radicale avversione verso la modernita' e l'innovazione e una forte celebrazione della tradizione. In ogni caso in ogni manifestazione del pensiero, il rispetto deve essere sempre la principale virtu'politica.

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